Mercoledì, 2 Dicembre 2020

"Tre regioni in bilico tra zona rossa, arancione e gialla"

La bozza del monitoraggio Iss-ministero della Salute: Friuli Venezia Giulia, Molise e Veneto hanno "una probabilità elevata di progredire a rischio alto nel prossimo mese". In calo l'indice Rt. Cosa potrebbe cambiare

Roberto Speranza, ANSA

In Italia ci sono tre regioni a rischio moderato "con una probabilità elevata di progredire a rischio alto nel prossimo mese". Lo rileva la bozza del monitoraggio Iss-ministero della Salute. Data la trasmissibilità e la probabilità elevata di un imminente passaggio alla classificazione di rischio alto, si legge ancora nella bozza, "si raccomanda alle autorità sanitarie delle 3 Regioni/PA con una probabilità elevata di progredire a rischio alto nel prossimo mese di valutare la possibile adozione di ulteriori misure di mitigazione".

Le tre regioni a rischio secondo il report dell'Iss

Quali sono le regioni a rischio? Secondo l'AdnKronos si tratterebbe di Friuli Venezia Giulia, Molise e Veneto, la cui situazione epidemiologica viene in queste ore valutata attentamente dai tecnici del ministero. Attualmente il Fvg è in area arancione, nella classificazione del rischio Covid secondo i 21 parametri di monitoraggio, mentre Molise e Veneto sono in area gialla. Ieri era stato ipotizzato dalla stampa un passaggio in zona arancione della Puglia e della Basilicata, ma in mattinata a smentire tutto è arrivata l'ordinanza del Ministro Speranza, in vigore da oggi, che ha rinnovato le misure anti-Covid adottate per la Calabria, la Lombardia, il Piemonte, la Puglia, la Sicilia, la Valle d'Aosta, specificando che Puglia e Sicilia resteranno arancioni.

La nuova ordinanza - sottolinea una nota del ministero - è valida fino al 3 dicembre, "ferma restando la possibilità di nuova classificazione prevista dal decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 3 novembre". Ma con i risultati del monitoraggio altre Regioni potrebbero cambiare colore, anche se un'eventuale passaggio da zona gialla ad arancione o rossa non sembra imminente. 

In 18 regioni superata la soglia critica dei ricoveri

Certo è che la situazione negli ospedali è tutt'altro che rassicurante. "Sono 18 le Regioni che al 17 novembre avevano superato almeno una soglia critica in area medica o terapia intensiva" si legge nella bozza dell'Iss. "Nel caso si mantenga l'attuale trasmissibilità, quasi tutte le Regioni e province autonome hanno una probabilità maggiore del 50% di superare almeno una di queste soglie entro il prossimo mese". 

L'indice Rt nelle regioni italiane

Se i ricoveri preoccupano l'indice di contagio Rt è invece in calo: i dati settimanali aggiornati al 18 novembre lo fissano questa settimana a 1,18, quindi ancora sopra 1, segno che l'epidemia continua a crescere, ma comunque in decisa dimunuzione. Basti pensare che la scorsa settimana  era pari a 1,43, due settimane fa a 1,72. 

"Repubblica" riporta il valore dell'incice Rt nelle diverse regioni italiane: 

  • Abruzzo 1,32
  • Basilicata 1,46
  • Calabria 1,06
  • Campania 1,11
  • Emilia-Romagna 1,14
  • Lazio 0,82
  • Liguria 0,89
  • Lombardia 1,15
  • Molise 0,94
  • Piemonte 1,09
  • Provincia Bolzano 1,16
  • Provincia Trento 1,03
  • Puglia 1,24
  • Sardegna 0,79
  • Sicilia, 1,14
  • Toscana 1,31
  • Umbria 1,06
  • Val d'Aosta 1,14.

La riduzione dell'indice Rt, si legge nel report, suggerisce "un iniziale effetto delle misure di mitigazione introdotte a livello nazionale e regionale dal 14 ottobre 2020". Tuttavia, poiché la trasmissibilità in gran parte del territorio è ancora con un Rt sopra 1 e comporta un aumento dei nuovi casi, "questo andamento non deve portare ad un rilassamento delle misure o ad un abbassamento dell'attenzione nei comportamenti".

Tanto più che secondo l'Iss quasi tutte le regioni "sono ancora classificate a rischio alto di una epidemia non controllata e non gestibile sul territorio o a rischio moderato con alta probabilità di progredire a rischio alto nelle prossime settimane". In particolare, 17 regioni "sono classificate a rischio alto di una trasmissione di SarsCov2".

Il problema dei dati inviati in ritardo

L'Iss e il ministero della Salute segnalano che "sono state riportate molteplici allerte relative alla resilienza dei servizi sanitari territoriali in quasi tutte le Regioni e province autonome. Si osserva complessivamente una criticità nel mantenere elevata la qualità dei dati riportati al sistema di sorveglianza integrato sia per tempestività (ritardo di notifica dei casi rapportati al sistema di sorveglianza su dati aggregati coordinati dal ministero della Salute) sia per completezza". Lo sottolinea la bozza del report di monitoraggio settimanale dell'Istituto superiore di sanità (Iss)-ministero della Salute, di cui l'Adnkronos Salute è in possesso.

"Il dato epidemiologico analizzato è relativo alla settimana 9-15 novembre che al momento è il dato consolidato più recente disponibile. Di per sé, questo costituisce una conferma della generale criticità di resilienza diffusa su tutto il territorio nazionale e dovuta alla gravità della situazione epidemiologica - rimarcano i tecnici - Come conseguenza questo può portare a una sottostima della velocità di trasmissione e dell'incidenza".

La situazione negli ospedali 

Secondo i dati Agenas, in Italia il 41% dei posti disponibili in terapia intensiva è occupato da pazienti Covid, ma il dato sale al 50% per i pazienti in area non critica. 

pazienti ricoverati in area non critica-2

In Lombardia e Piemonte il dato delle terapie intensive è rispettivamente al 65 e 62%, in Liguria al 54%. Nonostane sia in zona arancione la Basilicata ha invece una percentuale di occupazione dei posti letto non particolarmente critica benché comunque sopra la soglia di rischio (il 34% in area medica e in 31% nelle terapie intensive). In Sicilia i pazienti Covid in terapia intensiva sono invece il 41% del totale, ma la percentuale sale al 50% per i ricoverati in area non critica. Va peggio in Umbria dove i pazienti in terapia intensiva occupano il 59% dei posti totali e il 51% dei letti in area non critica.

Nella zona arancione ci sono anche le Marche dove i pazienti Covid in terapia intensiva e aree non critiche sono rispettivamente al 43 e 45%. Fa meglio l’Emilia Romagna, altra regione in zona arancione, dove risulta occupato il 35% dei posti di terapia intensiva e il 46% di quelli di area medica. In Friuli Venezia Giulia risultano occupati solo il 27% dei posti in terapia intensiva e il 38% dei letti in area medica.

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