Sabato, 6 Marzo 2021

Umbria e metà Abruzzo verso la zona rossa, Liguria e Toscana a rischio arancione: l'ordinanza in arrivo

Atteso in giornata il provvedimento del ministero della Salute: solo due territori sono classificati a rischio alto, nelle province di Chieti e Pescara preoccupano le varianti. Che cosa dobbiamo aspettarci

Roberto Speranza

Sette regioni e province autonome hanno un Rt puntuale maggiore di 1 anche nel limite inferiore compatibile con uno scenario di tipo 2, in aumento rispetto alla settimana precedente. È quanto viene evidenziato nella bozza del monitoraggio settimanale Iss-ministero della Salute, mentre è attesa per oggi l'ordinanza del ministro Roberto Speranza sulle zone gialle, rosse e arancioni. Solo due territori però sono classificati a rischio alto: si tratta di Umbria e Provincia autonoma di Bolzano. Altre dieci regioni sono considerate dai tecnici dell'Iss a rischio moderato - di cui cinque ad alto rischio di progressione a rischio alto nelle prossime settimane - e nove con rischio basso.

Nell'ultima settimana di monitoraggio solo Sardegna e Valle d'Aosta hanno un'incidenza settimanale sotto i 50 casi per 100.000 abitanti, mentre ci sono tre casi in cui viene superata la soglia dei 250 casi per 100.000 abitanti: si tratta della Provincia Autonoma di Bolzano (770,12 per 100.000 abitanti) , di Trento (254,85 per 100.000 abitanti) e dell'Umbria (283,28 per 100.000 abitanti). Stando alla bozza dell'Iss l'incidenza a livello nazionale negli ultimi 14 giorni rimane sostanzialmente stazionaria: 269,79 per 100.000 abitanti (25/1-07/2) contro 273,01 precedente. 

Le regioni in zona rossa e arancione 

Cosa accadrà oggi? Alla luce di quanto evidenziato nella bozza del monitoraggio, l'Umbria rischia la zona rossa, mentre Toscana, Liguria e Abruzzo potrebbero finire in arancione insieme alla provincia di Trento. Il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, potrebbe però già in giornata firmare un'ordinanza per collocare in zona rossa le province di Chieti e Pescara e in arancione quelle di L'Aquila e Teramo. Si stima che nella zona di Chieti e Pescara il 50 per cento dei casi sia riconducibile alla variante inglese. Da qui la decisione di nuove restrizioni che entreranno in vigore da domenica 14 febbraio.

 "Questa settimana si osserva una stabilità nel livello generale del rischio. Una Regione, l'Umbria, e una provincia autonoma, Bolzano, hanno un livello di rischio alto", si legge ancora nella bozza del report. L'incidenza di Covid-19 "a livello nazionale negli ultimi 14 giorni rimane sostanzialmente stazionaria rispetto alla settimana precedente", ma "è ancora lontana da livelli che permetterebbero il completo ripristino sull'intero territorio nazionale dell'identificazione dei casi e tracciamento dei loro contatti. Il servizio sanitario ha mostrato i primi segni di criticità quando il valore a livello nazionale ha superato i 50 casi per 100.000 in sette giorni e una criticità di tenuta dei servizi con incidenze elevate". 

Le regioni (e province) con un indice Rt superiore ad 1

I dati del monitoraggio non lasciano tranquilli. A tre giorni dalla riapertura degli impianti sciistici in Lombardia e Piemonte, il 15 febbraio, e in Valle d'Aosta, Friuli e Trentino il 17 e il 19 febbraio, ci sono segnali di un preludio "ad un nuovo rapido aumento diffuso nel numero di casi nelle prossime settimane qualora non venissero rigorosamente mantenute misure di mitigazione sia a livello nazionale che regionale". Situazione complicata dunque. L'indice Rt a livello nazionale sale a 9,95 dallo 0,84 della scorsa settimana. Sono sette le Regioni che hanno un Rt puntuale maggiore di 1 anche nel limite inferiore;

  • Umbria,
  • Toscana 
  • ?Puglia
  • Le province autonome di Trento e Bolzano
  •  Liguria
  • Abruzzo. 

Tra le regioni che dovrebbero passare in arancione c'è proprio l'Abruzzo  che ha un Rt 1,22 ed è classificata a rischio moderato, la Liguria (Rt 1,08, rischio moderato), la Toscana (Rt 1,1, rischio moderato ad alto rischio di progressione) e la Provincia di Trento (Rt 1,2, rischio moderato ad alto rischio di progressione). Come abbiamo visto però Marsilio ha deciso di prendere provvedimenti senza aspettare l'ordinanza di Speranza, mentre l'Alto Adige è già in lockdown su decisione del governatore locale. 

zona rossa arancione oggi 12 febbraio-2

tabelle ordinanza 2-2

In Italia il 17,8% dei casi è dovuto alla variante inglese

Intanto, secondo i risultati preliminari di uno studio condotto dall’Iss e dal ministero della Salute insieme ai laboratori regionali in in Italia il 17,8% delle infezioni è riconducibile alla ‘variante inglese’. Per l’indagine è stato chiesto ai laboratori delle Regioni e Province autonome di selezionare dei sottocampioni di casi positivi e di sequenziare il genoma del virus, secondo le modalità descritte nella circolare del ministero della Salute dello scorso 8 febbraio. I campioni analizzati sono stati in totale 852 per 82 laboratori, provenienti da 16 regioni e province autonome, ripartiti in base alla popolazione. Il risultato medio è in linea con quello di altre survey condotte in Europa. Il range di prevalenze sembra suggerire una diversa maturità della sub-epidemia determinata probabilmente da differenze nella data di introduzione della variante stessa. È presumibile pertanto che tali differenze vadano ad appiattirsi nel corso del tempo.

Lo studio dell'Iss sulle varianti in Italia (Pdf)

Il risultato dell’indagine ci dice che nel nostro Paese, così come nel resto d’Europa (in Francia la prevalenza è del 20-25%, in Germania del 30%), c’è una circolazione sostenuta della variante, che probabilmente è destinata a diventare quella prevalente nei prossimi mesi. La necessità di monitorarne attentamente la prevalenza deriva dalla sua maggiore trasmissibilità rispetto al virus originale. Un attento monitoraggio ci consentirebbe, assieme al rafforzamento delle misure di mitigazione, di contenere e arginare gli effetti della nuova variante mentre si prosegue con le vaccinazioni, che restano comunque efficaci anche contro il virus mutato.

Nei prossimi giorni l’indagine sarà ripetuta, per verificare la velocità di diffusione della nuova variante. Il virus muta continuamente e sono già state isolate centinaia di varianti, anche se la maggior parte di queste non cambia le caratteristiche del virus. La vigilanza deve restare alta però per individuare, come viene già fatto, quelle che potrebbero peggiorare la situazione in termini di trasmissibilità, sintomatologia o sensibilità nei confronti di vaccini e anticorpi, tenendo presente che questi ultimi possono essere comunque modificati per adeguarli alle versioni più pericolose.

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