Mercoledì, 3 Marzo 2021

Report 25: quali regioni rischiano di finire oggi in zona rossa o arancione

La cartina delle aree a rischio potrebbe essere completamente riscritta dopo la riunione prevista oggi tra Cts e cabina di regia sull'emergenza Covid. Sul tavolo gli ultimi dati dell'Iss

Foto di repertorio

Quali sono le regioni che rischiano di finire già oggi in zona rossa o arancione? A soli tre giorni dall’entrata in vigore delle misure contenute nell’ultimo Dpcm, la mappa tricolore in cui è stata divisa la penisola potrebbe subire dei profondi cambiamenti. Alle 15 di oggi è stata infatti convocata una riunione tra il Comitato tecnico scientifico e la cabina di regia per l'emergenza Covid nel corso della quale saranno discussi gli ultimi dati arrivati dalle regioni per il monitoraggio del contagio da coronavirus. Sul tavolo c’è dunque la versione definitiva del report 25 dell’Istituto superiore di sanità (Iss) che contiene i dati dell’ultima settimana di ottobre. Dati che andaranno analizzati alla luce dei 21 criteri individuati dagli esperti del Cts in base ai quali si decide il “colore” da assegnare a ciascuna regione. L'incontro tuttavia è slittato di almeno un paio d'ore in quanto, spiega l'Ansa, non è ancora disponibile il report sul monitoraggio settimanale

Report 25: quali regioni italiane rischiano di finire oggi in zona rossa o arancione

La necessità di rivedere la mappa delle aree a rischio è diretta conseguenza del ritardo con cui gli enti locali hanno inviato all’Iss i numeri necessari per effettuare i calcoli e prendere le decisioni. Sarebbero sei o sette le regioni in bilico: Liguria, Emilia, Toscana, Umbria, Campania e Veneto. Alcuni quotidiani citano però anche l’Abruzzo come regione a rischio, escludendo invece il Veneto. Diverso il discorso del Trentino Alto Adige che ha anticipato i tempi autoproclamandosi zona rossa senza aspettare il parere del Cts.

Ecco le regioni che secondo le indiscrezioni raccolte dai giornali rischiano il declassamento da zona gialla ad arancione (o rossa):

  • Liguria,
  • Emilia-Romagna
  • Toscana
  • Umbria
  • Campania
  • Veneto
  • Abruzzo

Sileri: "Oggi vedremo un'Italia più arancione e più rossa"

Che il giro di vite sia molto più di una possibilità lo ha confermato  il viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri, intervenendo a Tagadà, su La7. "È verosimile che oggi, dai dati della cabina di regia, vedremo un'Italia più arancione e più rossa" ha affermato. "Attualmente abbiamo un 34% di posti in terapia intensiva occupati, di cui il 90% dei posti Covid. Non posso anticipare i dati della cabina di regia ma i numeri ci indicano una situazione di questo tipo, non ci saranno invece retrocessioni delle Regioni in zona gialla". 

Il caso della Campania

Secondo diverse testate giornalistiche, la Campania è la regione che potrebbe pagare il prezzo più alto: classificata a sorpresa come gialla rischia addirittura di subire un doppio declassamento rimpiombando di fatto nel lockdown totale. Intanto, secondo una notizia uscita in mattinata, la Procura di Napoli non ha assunto né annunciato iniziative per indagare sulla presunta alterazione dei dati inviati dalla Regione all'Iss. A chiarirlo è una nota firmata dal procuratore della repubblica di Napoli Giovanni Melillo. Ma al di là delle illazioni uscite sulla stampa, la verità è che la situazione epidemiolgica preoccupa, e preoccupa anche e soprattutto la pressione sugli ospedali.

La Liguria rischia di passare da zona gialla ad arancione

A rischiare un declassamento c’è anche la regione Liguria. Nei giorni scorsi i pm di Genova hanno aperto una inchiesta "conoscitiva", senza ipotesi di reato, per fare luce sui dati inviati dall’Istituto Superiore di Sanità.Stando a quanto dichiarato dal governatore ligure Giovanni Toti, nella regione l’indice Rt è rimasto stabile l’1,5 e l’1,3. La situazione negli ospedali, però, è peggiorata, ed è peggiore anche rispetto alla prima ondata: “Abbiamo più ricoverati di quanti ne avessimo nell’aprile scorso in pieno lockdown - ha ammesso Toti domenica sera - ne abbiamo molte decine in più, ma abbiamo meno della metà delle terapie intensive occupate negli stessi ospedale, e questo ci dà un senso di rassicurazione, speriamo di tenerle così. Ci sono poi moltissimi pazienti dimessi e mandati nelle apposite strutture per la media e bassa intensità di cura".

 "Dai dati - ha fatto sapere Toti -, non c'e' stato un peggioramento tra un report e l'altro, ma sappiamo che a Genova c’è una particolare pressione sugli ospedali". Il governatore ha poi aggiunto di non aspettarsi "un peggioramento di fascia per la Liguria, ma sono pronto a discutere con il governo tutte le misure possibili per contenere il contagio”.

Anche l'Abruzzo a rischio declassamento?

In Abruzzo e Umbria, a preoccupare è soprattutto la situazione delle terapie intensive. Secondo il capogruppo del Pd in Consiglio regionale Silvio Paolucci, "l'Abruzzo peggiora di settimana in settimana nel report dell'Istituto Superiore di Sanita' in merito ai tracciamenti, nel piu' recente siamo agli ultimi posti con lo 0,3 su 10.000 abitanti (fonte Sky Tg24/ISS), peggio di noi solo la Calabria: significa che la Regione non ha fornito o non ha inviato dati sufficienti alle dovute classificazioni e che l'allarme sul tracollo del sistema territoriale è diventato la norma".

Anche il presidente Marco Marsilio in un'intervista al 'Corriere della Sera' ha ammesso che la situazione è difficile: ''Noi giochiamo con i colori e intanto la situazione peggiora. La seconda ondata del Covid mi sembra più forte della prima, i pazienti sono meno gravi ma aumentano a dismisura. In Abruzzo adesso contiamo circa 500 positivi e 30 ricoverati al giorno. Quando arriverà pure l'influenza sarà un'iradiddio''. Secondo Marsilio, al di là del fatto che la sua regione possa diventare zona rossa, "il mio problema vero, adesso, è creare il più possibile posti letto Covid''. ''La delega del commissario Arcuri, però, c'è arrivata solo 30 giorni fa - racconta Marsilio -. Mentre tutto si poteva fare quest' estate, quando le terapie intensive erano vuote e negli ospedali si poteva lavorare in pace agli ampliamenti. 

Cosa rischiano Umbria, Veneto ed Emilia Romagna

Rischia grosso anche l’Umbria dove stando ai dati dell’ultimo report dell’Agenas, giovedì scorso risultava occupato il 48% dei posti letto in terapia intensiva. Un dato che non potrà che essere considerato dai tecnici del Cts. Diverso il discorso del Veneto che ha un Rt da scenario 3 ma il suo rischio non sarebbe considerato alto perché il problema di comunicazione di un dato (sulla quantità dei casi riconosciuti ad inizio sintomi) che lo aveva messo in quella categoria è stato risolto.

Per quanto riguarda l'Emilia Romagna, l'incide Rt è ormai stabilmente sopra quota 1,5 e i dati sui ricoveri e terapie intensive, rispettivamente sopra il 30 per cento e il 45, indicano che la soglia limite oltre la quale scatta il campanello di allarme è stato ormai superato.  

la mappa delle regioni rosse gialle arancioni-2-2-2

Il lockdown duro in Trentino Alto Adige

L'Alto Adige, da oggi zona rossa, presto potrebbe applicare addirittura un lockdown duro. "Non abbiamo alternative, altrimenti collassa l'intero sistema sanitario". Lo dice all'ANSA l'assessore alla sanità Thomas Widmann. "I danni collaterali sarebbero devastanti, se gli ospedali non dovessero più garantire chemioterapie e interventi chirurgici", aggiunge. La questione sarà analizzata domani dalla giunta provinciale. "Siamo oltre il tempo massimo, i campanelli d'allarme non possono più essere ignorati".

"A marzo - prosegue Widmann - abbiamo chiuso tutto con 42 casi Covid in Alto Adige, ora registriamo 750 nuovi contagi al giorno e c'è ancora chi non capisce e si lamenta delle restrizioni". Con il lockdown duro anche le elementari e la prima media passerebbe alla didattica a distanza e le attività economiche verrebbero ridotte al minimo. L'assessore auspica un lockdown rigido, ma breve con test a tappetto. "Siamo partiti con 30 tamponi al giorno, ora ne facciamo anche 4.000, questo è importantissimo". Secondo Widmann, "già adesso la pressione sugli ospedali è enorme. Abbiamo garantito la vita pubblica il più lungo possibile, ma ora va presa una decisione netta, se vogliamo evitare gli ospedali da campo".

L’ordine dei medici: “Dati allarmanti, serve un lockdown nazionale”

Intanto ieri il presidente della Federazione degli Ordini dei medici Filippo Anelli ha rivolto un appello al governo affinché consideri la possibilità di un "lockdown totale, in tutto il Paese".  

"Considerando i dati di questa settimana come andamento-tipo e se li proiettiamo senza prevedere ulteriori incrementi, la situazione fra un mese sarà drammatica e quindi bisogna ricorrere subito ad una chiusura totale. O blocchiamo il virus o sarà lui a bloccarci perchè i segnali ci dicono che il sistema non tiene ed anche le regioni ora gialle presto si troveranno nelle stesse condizioni delle aree più colpite".

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