Giovedì, 28 Ottobre 2021
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Le nuove Regioni verso la zona rossa (e le province da "liberare")

Lombardia e Piemonte chiedono di diventare arancioni ma questo sarà possibile solo per alcuni territori. Intanto arriva la stretta in Abruzzo, a rischio Puglia e Liguria. Il Lazio è osservato speciale, ma tutta l'Italia sarà presto tutta zona rossa o arancione

Tre regioni verso la zona rossa, due che vogliono essere "liberate" ma probabilmente otterranno meno restrizioni solo per alcune loro province. Mentre il governo Conte continua a dividersi sul Natale e sul Dpcm che il 3 dicembre potrebbe allentare le restrizioni per lo shopping e i cenoni. E oggi è in programma la conferenza delle regioni in cui gli enti locali cercheranno di convincere l'esecutivo sull'potesi di un allentamento (tra 10 giorni) perle due regioni entrate per prime in zona rossa, ovvero Lombardia e Piemonte. 

Le nuove regioni verso la zona rossa (e le province da "liberare")

Andiamo con ordine. Ieri il bollettino della Protezione Civile ha segnalato 27354 casi e 504 morti con 152mila tamponi: i contagi crescono rispetto a lunedì scorso così come i morti, mentre il tasso di positività dei test, che era in calo nei giorni scorsi, torna a salire da una media del 16% al 17,4%. C'è comunque meno pressione sugli ospedali, e questo non può che essere considerato un dato positivo. Il rallentamento nella crescita è ancora visibile ma il picco (o plateau) rimane ancora da toccare (alcuni prevedono che arriverà già verso la fine di questa settimana). Mentre il presidente del Consiglio Giuseppe Conte deve decidere se tenere aperti i negozi fino a tardi per lo shopping natalizio per diluire le folle e se permettere “evasioni” dalle zone rosse per andare a trovare i parenti stretti, le Regioni sono sul piede di guerra. Uno dei più arrabbiati è Stefano Bonaccini, che ha visto la sua Emilia-Romagna finire in zona arancione dopo aver firmato un'ordinanza restrittiva insieme a Friuli-Venezia Giulia (che ha subito la stessa sorte) e Veneto (che è invece rimasto in zona gialla): "L’Emilia finisce in zona arancione per uno scarto dello 0,3% del tasso di riempimento delle strutture sanitarie mentre il Veneto nello stesso parametro è sotto dello 0,1% ed è rimasto giallo", si lamenta il governatore con i giornali. 

Ma il più nervoso non è certo lui. Mentre il ministro della Salute Roberto Speranza conferma che le prime regioni che sono entrate in zona rossa potrebbero essere le prime a uscirne, Lombardia e Piemonte, che hanno invertito la tendenza grazie al lockdown che i loro politici hanno tentato di scongiurare fino all'ultimo, scalpitano. Perché secondo le regole fissate dall'ultimo Dpcm che ha creato le zone gialle, arancioni e rosse, il meccanismo prevede che le Regioni possano chiedere la revisione della fascia dopo una settimana dall'entrata, in base al monitoraggio dell'Istituto Superiore di Sanità che di solito si svolge il venerdì (quando gli enti ricordano di mandare i numeri). Ma quei numeri si devono confermare per due settimane consecutive prima di poter uscire dalla zona assegnata dall'ordinanza. Quindi ci vogliono almeno tre settimane, una volta entrati in zona rossa o arancione, per cambiare colore. Anzi: visto che le ordinanze finora sono state firmate di venerdì, le richieste rischiano di slittare alla settimana successiva. 

Verso un nuovo Dpcm entro il 3 dicembre con le regole per il Natale

La zona rossa differenziata in Lombardia e Piemonte

Secondo questa tempistica Lombardia e Piemonte, Calabria e Valle d'Aosta (che hanno subito restrizioni a partire dal 6 novembre) potrebbero uscire dalla zona rossa dal 27 novembre, così come Puglia e Sicilia dall'area arancione. Altre regioni dello stesso colore come Abruzzo, Basilicata, Umbria e Liguria potrebbero migliorarsi dal 4 dicembre (la loro ordinanza è effettiva dall'11 novembre), al pari della rossa Bolzano. Toscana e Campania, rosse dal 15 novembre, potrebbero cambiare regime dall'11 dicembre, così come le arancioni Friuli-Venezia Giulia, Marche ed Emilia-Romagna. Il Dpcm prevede però che si possa anche differenziare tra province e potrebbe essere questo l'obiettivo intermedio per alcune zone: Brescia e Bergamo, la cui situazione epidemiologica è migliore rispetto a milano, potrebbero diventare zona arancione. 

Ma le novità non sono soltanto queste. Repubblica annuncia oggi che l’Italia cambierà presto, forse prestissimo, colore: rossa, con piccole macchie arancioni. e pochissimo giallo: il governo, sulla base dei nuovi dati monitorati dalla cabina di regia e dalla richiesta di alcuni governatori, si prepara a una nuova, ulteriore, stretta: Abruzzo, Puglia, forse Liguria potrebbero diventare zone rosse. ll Veneto invece potrebbe passare all'arancione. Ieri i medici pugliesi hanno firmato un appello al governatore Michele Emiliano e all'assessore alla sanità Pierluigi Lo Palco per portare la regione in zona rossa, mentre l'Abruzzo inaugurerà nuovo misure restrittive a partire da mercoledì. E poi c'è il Lazio che, come scrive il Corriere della Sera, resiste in fascia gialla, ma preoccupano l’aumento dei positivi rispetto ai tamponi e il numero dei ricoverati: 3.100 a fronte di 5.500 letti. I posti ci sono e la situazione è sotto controllo, eppure il presidente Nicola Zingaretti teme la saturazione e si è mosso per tempo con ordinanze restrittive. Rimangono in giallo anche il Veneto, la Sardegna, il Molise e la provincia di Trento. 

Il prossimo appuntamento da segnare sul calendario è quello di venerdì 20 novembre: quel giorno la Cabina di Regia Benessere Italia esaminerà i nuovi dati e il ministro Speranza potrebbe firmare nuove ordinanze restrittive. Ma la prima tappa del monitoraggio, spiega ancora il quotidiano, è prevista per oggi quando comincerà l'aggiornamento dei territori da parte del Comitato Tecnico Scientifico. Lombardia e Piemonte chiedono di andare in fascia arancione, ma questo sarà possibile solo per alcune province. Come ribadisce una fonte di governo sentita dall'ANSA, "è scritto. Chi ha un colore ci resta per due settimane minimo". Dalla terza in poi, quella della verifica dei dati, a fronte di numeri incoraggianti si può iniziare a parlare di "allentamenti", esperti permettendo. Ma non sarà facile ottenerli per le Regioni. Tanto che il presidente della Toscana Eugenio Giani, critico ma collaborativo con il governo dopo l'inserimento della regione in zona rossa, afferma che l'obiettivo è riportarla in zona gialla entro Natale, ma, ammette, "risalire è dura". 

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