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Venerdì, 21 Gennaio 2022
Prudenza

Tavolate in famiglia, baci e abbracci: le regole del secondo Natale col Covid

I consigli degli esperti per schivare il virus durante le feste

Sarà il secondo Natale col Covid. A meno di un mese dal 25 dicembre, con il rischio zona gialla per l'aumento dei contagi in più di una regione e con lo spettro della variante Omicron, si prospettano ancora feste condizionate dal Covid, con regole, misure e restrizioni. Alcuni esperti sconsigliano ancora per quest'anno le lunghe tavolate, i baci e gli abbracci, tenendo i bambini a distanza dai nonni. Altri consigliano prudenza, ma ricordano l'importanza della vaccinazione e della terza dose. Ecco i consigli degli esperti per schivare il virus durante le feste.

Natale e regole Covid: cosa dicono egli esperti

"Durante le feste natalizie se i nonni sono vaccinati, il rischio rispetto al contatto con i nipotini si riduce di molto - ha detto Pier Luigi Lopalco, epidemiologo ed ex assessore alla Sanità della Puglia -. Se papà e mamma sono vaccinati, ancora di più. Se anche i nipoti fossero vaccinati sarebbe il massimo, ma ancora il vaccino per i piccoli non è disponibile. Quest’anno però la cena di Natale in famiglia può essere più serena rispetto allo scorso anno".

Sulla stessa linea Matteo Bassetti. "È chiaro che dobbiamo spingere sulle terze dosi ai nonni e recuperare con le prime dosi. Ma il Natale deve essere quello che conosciamo da sempre, con gli abbracci e passandolo con le persone care - rimarca Bassetti -. Magari evitiamo cene con decine e decine di persone, ma i nostri nonni hanno sofferto troppo". Mentre per lo shopping natalizio, Bassetti è contrario all'obbligo delle mascherine all'aperto, un provvedimento invece che stanno adottando molte città. "Se vogliamo rendere sicuri i centri delle città non torniamo indietro con l'obbligo della mascherina all'esterno, ma si decida - suggerisce - per lo shopping solo con il green pass".

"Credo che un abbraccio mancato a un nonno, a un parente, sotto Natale sia molto molto grave dal punto di vista sociale e psicologico", sostiene Maria Rita Gismondo, direttrice del Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell'ospedale Sacco di Milano. "Io ritengo che ci siamo vaccinati per conquistare un po' di serenità - osserva Gismondo -. Se è vero che ci possiamo infettare" benché immunizzati contro Sars-CoV-2, "è anche vero che questo vaccino ci ha promesso di salvarci dalla morte e dalla forma severa di malattia, come sta facendo abbastanza bene". Quindi "sì la mascherina - raccomanda - sì il distanziamento, però non esageriamo. Non dividiamo ciò che la società nei secoli ha costruito".

Più drastico Massimo Andreoni, primario di infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma e direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit), per il quale "non dobbiamo essere pessimisti, le feste si potranno anche passare con i propri cari, ma rispettando alcune regole che poi sono quelle che conosciamo. Il fatto di riunirsi tra persone vaccinate riduce il rischio di infezione anche se non lo esclude. Il primo consiglio che posso dare è di creare un 'cordone' di sicurezza per gli anziani e i fragili, ad esempio per i pranzi e le cene pensare a tavoli separati tra nipoti e nonni". "Meglio poi indossare la mascherina e, quando possibile, mantenere sempre un certo distanziamento, soprattutto nei momenti di massimo festeggiamento. Se siamo cauti e accorti questo Natale riusciremo a festeggiarlo in famiglia", conclude Andreoni.

Secondo l'immunologo Mauro Minelli, responsabile per il sud Italia della Fondazione per la medicina personalizzata, "riproporre sic et simpliciter lo stesso scenario dell'anno scorso sarebbe un errore, soprattutto di comunicazione. Per il pranzo di Natale, al netto di quarantene più o meno giustificabili, dobbiamo riconsiderare l'ambito familiare sulla scorta dell'esperienza - argomenta l'esperto -. E l'esperienza per noi, tutti, debbono essere i vaccini. Se abbiamo anziani o persone fragili esse potranno entrare in contatto con altri solo da vaccinati, meglio in un ambiente in cui tutti siano stati immunizzati con doppia dose, anche i giovanissimi, e meglio ancora se l'over 60 ha ricevuto la terza dose".

nfine, Minelli si rivolge a chi ancora avanza dubbi sui vaccini. "Per tutti quelli che dicono 'allora che vi vaccinate a fare se tanto il Covid ve lo pigliate uguale': il vaccino non produce barriere respingenti contro le quali il virus si infrange disintegrandosi. Il vaccino evita la malattia sintomatica, le sue complicanze e la morte - rimarca -. La domanda semmai sarebbe di altro genere: perché consentire al virus di continuare a circolare e dunque a mutare, tanto più in ambienti frequentati da ospiti non tutti omogeneamente guarniti di difese immunitarie adeguate, visto che una possibilità di bloccarne la corsa esiste realmente?".

Il Natale separato tra nonni e nipotini ancora non vaccinati? "Non è necessario ma dovrà essere un Natale 'attento'. Perché gli anziani che non hanno fatto la terza dose, o sono particolarmente fragili, corrono il rischio di infettarsi. Non è il caso di fare grandi tavolate ma, conoscendosi in famiglia e adottando qualche precauzione, possiamo concederci feste serene", afferma Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute Roberto Speranza e docente d'Igiene.

Ricciardi ribadisce l'importanza della prudenza. "È chiaro che i bambini che non possono essere vaccinati al momento, con la velocità di circolazione della variante Delta - e probabilmente di Omicron, sperando che non si diffonda tanto - sono a rischio infezioni perché la contagiosità è tale che se non vengono rispettate le distanze di sicurezza nelle classi (ed è molto difficile riuscirci) l'infezione è possibile. Questo vuol dire che quando i bambini entrano in contatto con i parenti non protetti il pericolo c'è".

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