Domenica, 7 Marzo 2021

Reinfezione da coronavirus: perché potrebbe essere una buona notizia

Un gruppo di ricercatori di Hong Kong ha confermato un caso di seconda infezione da coronavirus nella stessa persona. La notizia lascia uno spiraglio di ottimismo, come spiega il professore di virologia Guido Silvestri

Foto archivio Ansa

Proprio come accade per i coronavirus che causano il comune raffreddore, il Sars-CoV-2 può tornare a colpire la stessa persona anche a distanza di pochi mesi. Un gruppo di ricercatori dell’Università di Hong Kong ha infatti confermato un caso di reinfezione da coronavirus: un uomo di 33 anni, in buona salute, che aveva contratto il coronavirus quattro mesi e mezzo fa è risultato nuovamente positivo in questi giorni, al ritorno da un viaggio in Spagna.

Dopo la prima infezione il 33enne aveva mostrato sintomi non gravi, mentre la seconda infezione è stata asintomatica. Si tratta del primo caso documentato al mondo di reinfezione da coronavirus. Le analisi hanno dimostrato che le sequenze genetiche dei ceppi virali contratti dal paziente in aprile e agosto "sono chiaramente diverse". Finora c’erano state sporadiche segnalazioni di seconde infezioni della stessa persona, spesso però senza solidi riscontri scientifici: la maggior parte delle evidenze scientifiche suggeriva che si sviluppasse immunità dopo una prima infezione.

Il caso di Hong Kong però è diverso: i ricercatori hanno sequenziato entrambi i virus che hanno infettato l’uomo e hanno verificato che si tratta di due mutazioni diverse, la seconda delle quali molto diffusa in Europa.

Si diventa immuni al coronavirus?

Questo escluderebbe quindi la possibilità che la seconda positività abbia avuto a che fare con la permanenza del primo virus nell’organismo dell’uomo anche a distanza di mesi. Negli ultimi mesi si è discusso molto della possibilità che si diventi immuni dal coronavirus dopo aver superato una prima infezione, e per quanto tempo lo si resti. Lo sviluppo dell’immunità e la sua durata sono due delle questioni più importanti legate allo sviluppo di un vaccino. Ad ogni modo, il caso segnalato dai medici di Hong Kong va trattato con cautela, sia perché su milioni di persone infettate è plausibile che ci siano dei casi di seconda infezione (e quindi che l’immunità dal virus abbia una durata limitata), sia perché il caso segnalato non fa parte di uno studio scientifico più ampio.

Nel dettaglio, il paziente individuato dagli esperti dell’ateneo di Hong Kong - secondo quanto riportato dai ricercatori stessi -, aveva avuto in primavera una prima infezione di carattere lieve, con sintomi quali tosse, febbre e mal di gola. Il tutto per circa tre giorni: la diagnosi definitiva era arrivata il 26 marzo scorso, dopo gli esiti del tampone. Dimesso poi il 14 aprile, dopo due tamponi negativi consecutivi, l'uomo era stato considerato guarito dai medici. La sorpresa è arrivata con il test fatto in aeroporto al ritorno da un viaggio in Spagna, nel giorno di Ferragosto, risultato positivo, sebbene il 33enne fosse asintomatico.

Cosa è successo? La risposta è arrivata grazie al sequenziamento genetico di nuova generazione (definito “next generation sequencing”), grazie al quale i ricercatori hanno esaminato il genoma virale prelevato durante la prima infezione e lo hanno confrontato con quello del virus responsabile della seconda infezione. Da questo confronto è emerso che i due episodi sono riconducibili a virus geneticamente distinti, tanto che, stando alle spiegazioni scientifiche degli esperti, sarebbero 24 le “lettere” del genoma diverse, che comporterebbero così la mutazione di nove proteine.

“Questo caso mostra che la reinfezione può avvenire pochi mesi dopo la guarigione dalla prima infezione. I nostri risultati suggeriscono che Sars-CoV-2 può persistere nella popolazione come altri coronavirus umani del comune raffreddore, anche se i pazienti hanno acquisito l'immunità attraverso un'infezione di tipo naturale”, hanno spiegato i ricercatori. “Poiché l'immunità può durare poco dopo un'infezione naturale, bisognerebbe prendere in considerazione la vaccinazione anche per le persone che hanno già avuto un episodio di infezione. I pazienti che hanno già avuto Covid-19 dovrebbero inoltre adottare le misure di contenimento del contagio come l'uso della mascherina e il distanziamento sociale”, hanno poi precisato gli scienziati.

Reinfezione da coronavirus e immunità

Come ha spiegato su Facebook Guido Silvestri, professore di virologia all'Emory University di Atlanta, “il caso di Hong-Kong è un interessante esempio di re-infezione sub-clinica (virus #1 diverso da virus #2)” che lascia comunque uno spiraglio di ottimismo. “L'uomo infatti si è riammalato senza sintomi. Può voler dire che il virus è entrato nel suo corpo, ma il sistema immunitario è riuscito a tenerlo a bada, evitando la malattia. E' quella che in gergo tecnico si chiama immunità (non dalla re-infezione ma dalla malattia). Anche molti vaccini funzionano in questo modo”, ha scritto l’esperto.

I numeri di reinfezioni da Covid-19 sono "molto, molto bassi". Lo ha dichiarato l'Organizzazione mondiale della Sanità, commentando l'annuncio del caso di reinfezione confermato ad Hong Kong. "I numeri sono veramente molto bassi. Si tratta di un caso documentato su oltre 23 milioni. Ce ne saranno probabilmente altri, ma non sembra essere un evento abituale", ha detto la portavoce dell'Oms, Margaret Harris. "È importante capire cosa questo significhi in termini di immunità e molte ricerche sono in corso per capire quanto dura l'immunità naturale, che non è la stessa di quella stimolata da un vaccino, che è molto mirata", ha aggiunto Margaret Harris.

E' di oggi la notizia che due pazienti europei sarebbero stati contagiati per la seconda volta dal coronavirus, e questo solleva timori riguardo la durata dell'immunità. Lo riferiscono tv dall'Olanda e Belgio, dove si sono verificati i due casi. L'emittente olandese Nos ha citato la virologa Marion Koopmans, che ha sottolineato che il paziente in Olanda era una persona anziana con un sistema immunitario indebolito. "Che qualcuno salti fuori con una reinfezione non mi rende nervosa - ha detto -. Dobbiamo vedere se succede spesso".

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