Martedì, 13 Aprile 2021
Una speranza

I reparti covid aperti alle visite dei parenti: "Ecco come si può fare"

"Le direzioni sanitarie prendano in considerazione questo aspetto, ben tenendo presenti i problemi e le criticità che ogni terapia intensiva poi deve affrontare per garantire la massima sicurezza", dice la presidente degli anestesisti e rianimatori Flavia Petrini

La situazione negli ospedali italiani non migliora e crescono ancora i ricoveri in terapia intensiva. Ad oggi risultano essere 29.337 i pazienti covid ricoverati con sintomatologia in area non critica (ieri erano 28.785). Sul fronte delle terapie intensive, al netto di +221 nuovi ingressi, il numero di pazienti ospedalizzati in condizioni critiche è pari a 3.743 (ieri erano 3.737).

Dopo più di un anno di pandemia, c'è la possibilità di aprire i reparti covid alle visite dei parenti? "È uno sforzo in più in un momento in cui c'è uno sforzo immane per l'assistenza, ma siamo disposti ad affrontarlo", dice all'Adnkronos Salute Flavia Petrini, presidente della Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva (Siaarti).

I reparti covid aperti alle visite dei parenti? "Uno sforzo in più, ma si può fare"

"La società scientifica - spiega Petrini - si sta riconfrontando sul sistema dell'umanizzazione delle cure soprattutto perché vedendo che questa brutta avventura si sta allungando, non ci sembra logico tacere che questa è una soluzione che può essere presa in considerazione a patto che le strutture si confrontino con la propria logistica. Noi - annuncia la presidente Siaarti - stiamo scrivendo insieme a bioeticisti e anche al presidente della Società europea di terapia intensiva Maurizio Cecconi un articolo per una rivista internazionale proprio perché stanno emergendo in questa direzione diversi segnali a livello europeo e noi come società scientifica ci sentiamo in dovere di sollecitare le nostre direzioni sanitarie a prendere in considerazione questo aspetto, ben tenendo presenti i problemi e le criticità che ogni terapia intensiva poi deve affrontare per garantire la massima sicurezza".

Imprescindibili per consentire le visite non solo nelle terapie intensive ma in tutti i reparti covid, ipotizza Petrini, sono "la disponibilità di dispositivi di protezione individuale che devono essere forniti e garantiti ai familiari, personale di supporto che sia in grado di guidare e affiancare le persone che si fanno entrare e regole dichiarate, condivise dalla direzione sanitaria con responsabilità condivise".

Responsabilità rispetto alle quali - sottolinea la presidente degli anestesisti e rianimatori - le direzioni, di fronte a bisogni di qualità delle cure, "sono difficili da convincere perché il timore è la ripercussione medico-legale qualora accadesse qualcosa". Ma, ricorda Petrini, "ci sono dei protocolli che sono già stati testati da alcuni centri come ad esempio il Malacarne di Pisa, che sono assolutamente sostenibili a patto che ci si impegni tutti. Quindi protocolli che stabiliscano anche per quali pazienti consentire le visite perché è chiaro che per il paziente sedato la visita ha poco senso. Ha invece molto senso - sottolinea - soprattutto per quei pazienti che hanno bisogno di quella spinta psicologica per poter resistere e continuare a lottare, ma anche per quei pazienti che sono sottoposti a cure palliative e si stanno avvicinando al fine vita. Perché è chiaro che l'elaborazione del lutto è un problema".

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