Martedì, 15 Giugno 2021
I parenti dei pazienti promettono battaglia

"Ospiti imprigionati e visite proibite, non paghiamo più le rette": cosa succede nelle Rsa

La denuncia e l'appello dei familiari dei degenti nelle residenze sanitarie assistenziali: "Un gesto di disobbedienza civile gandhiano. Devono adeguarsi alle disposizioni di legge". In Italia la retta mensile di una Rsa varia dai 2.400 ai 4.000 euro, con un giro d'affari totale di 9 miliardi di euro

La stanza degli abbracci nella Rsa Giovanni Paolo II di Bollate (Milano), 22 dicembre 2020. ANSA/ANDREA FASANI

"Fino a quando all'interno delle strutture non saranno ripristinate le modalità di visita stabilite dall'ordinanza ministeriale dell'8 maggio 2021 noi non pagheremo la retta della Rsa e se dimetteranno i nostri cari ci rivolgeremo alle forze dell'ordine e alla magistratura". È perentoria la denuncia dei familiari dei degenti nelle residenze sanitarie assistenziali, sintetizzata dalle parole Dario Francolino, presidente dell'Orsan-Open Rsa Now, comitato che li riunisce. Cosa sta succedendo? Il via libera alle visite in presenza e in sicurezza dei parenti era arrivato qualche giorno fa con un'ordinanza firmata dal ministro della Salute Roberto Speranza, valida dall'8 maggio al 30 luglio, che subordina la possibilità di visita nelle Rsa al rispetto di un documento adottato dalla Conferenza delle regioni e integrato dal Comitato tecnico scientifico con una serie di precauzioni e limitazioni per l'accesso.

Cosa sta succedendo nelle Rsa dopo l'ordinanza del governo

A pochi giorni dalla riapertura delle strutture, le cose non stanno andando bene, a giudicare dalla denuncia dei familiari dei degenti, tanto che il comitato Orsan-Open Rsa Now ha lanciato la campagna #iononpagorettaRSA. "Nelle Rsa italiane purtroppo - denuncia Francolino - i nostri cari vivono ancora in un regime di prigionia che deve finire subito. Per questo chiediamo a tutti i familiari di sospendere, da questo mese, il pagamento delle rette. Un gesto di disobbedienza civile gandhiano, non violento, che come familiari abbiamo diritto e anche il dovere di fare: sganciamo oggi stesso il nostro rid bancario e non paghiamo alle strutture la retta di maggio o giugno". La retta mensile di una Rsa italiana varia, in base al grado di autosufficienza e alla regione in cui si trova la struttura, dai 2.400 agli oltre 4.000 euro (fonte: Osservatorio settoriale delle RSA della Liuc Business School) con un volume d'affari totale, per le 6.070 Rsa private italiane (profit e no profit), pari a 9 miliardi di euro.

Il comitato dei familiari dei degenti nelle residenze sanitarie assistenziali chiede l'istituzione di un tavolo tecnico-operativo presso il ministero della Salute "con i rappresentanti nazionali dei principali gruppi che gestiscono le Rsa italiane. A questo scopo ci rivolgiamo al sottosegretario alla Salute Costa e alla dottoressa Zampa, consulente del ministro Speranza affinché si facciano interpreti e promotori di questa iniziativa di mediazione e confronto tra le direzioni sanitarie delle Rsa e i comitati dei familiari". Nonostante il via libera sancito dal provvedimento ministeriale, secondo i familiari nella maggior parte delle strutture quasi nessuno può entrare e uscire, gli ospiti sono sequestrati e le visite in contatto e in sicurezza proibite. Secondo Dario Francolino, "il 90% delle Rsa italiane sta violando apertamente e volutamente l'ordinanza ministeriale dell'8 maggio 2021, firmata dal ministro Speranza, collocandosi così contro le disposizioni del governo in merito alla riapertura delle visite in presenza dei familiari all'interno delle Rsa italiane".

Ecco perché i parenti dei pazienti promettono battaglia: "Se i presidenti di regione non obbligheranno le Rsa a riaprire alle visite in presenza e senza barriere dei familiari degli ospiti - aveva dichiarato qualche giorno fa Francolino, che qui avevamo intervistato - chiederemo con urgenza l'intervento dei prefetti, delle forze dell'ordine e della magistratura per poter riabbracciare i nostri cari. Chiediamo inoltre che il testo dell'ordinanza ministeriale sia inserito come emendamento al decreto riaperture, in via di discussione in Parlamento in questi giorni, al fine di riuscire a migliorare quelli che sono i suoi punti deboli, prevedendo ad esempio delle sanzioni per tutte quelle strutture inadempienti. Sanzioni che partendo dall'invio di una diffida alle strutture che non applicano l'ordinanza ministeriale prevedano poi anche per queste ultime la sospensione temporanea dell'accreditamento fino ad arrivare, in casi estremi, anche alla perdita dell'accreditamento stesso".

"Le richieste folli ai familiari degli anziani nelle Rsa"

Perché le visite in sicurezza e in presenza non stanno avvenendo come previsto? "Oggi - aveva denunciato Francolino - la bugia più grande che viene raccontata ai familiari dai direttori sanitari delle singole strutture è che l'ordinanza non è chiara, non si capisce, occorre aspettare l'interpretazione e le circolari attuative delle regioni e delle Asl, facendo così leva sullo stato di bisogno, fragilità e ignoranza giuridica dei cittadini italiani". Sempre secondo la denuncia del comitato, per poter far visita ai propri cari nelle residenze sanitarie assistenziali ai familiari verrebbero chieste cose folli, "tipo presentare l'esito di tamponi di terza generazione, presentare l'esito di tamponi Pcr molecolari, obbligo di far indossare una mascherina Ffp2 ad una persona affetta da sindrome di down e/o morbo di Alzheimer già vaccinata".

Una situazione insostenibile, denunciano: "Violare un provvedimento amministrativo derivante da una norma di rango primario come un'ordinanza nazionale del ministero della Salute è un reato e va perseguito penalmente o attraverso sanzioni amministrative adeguate. Se c'è concorso di colpa denunceremo le regioni ai Tar. Faremo di tutto per non lasciare soli i nostri familiari e affinché non vincano arroganza e totale spregio di una legge dello Stato italiano e dei diritti universali della Convenzione internazionale dei diritti dell'uomo e della Costituzione". I familiari dei degenti avevano rivolto anche un appello al ministro della Giustizia Marta Cartabia e al capo dello Stato Sergio Mattarella (in qualità di presidente del Consiglio superiore della magistratura), "affinché ci aiutino a riaffermare il principio per cui, in Italia, la legge è uguale per tutti, cosa che non sta avvenendo sul tema della riapertura delle visite dei familiari nelle Rsa". Era caduto nel vuoto.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

"Ospiti imprigionati e visite proibite, non paghiamo più le rette": cosa succede nelle Rsa

Today è in caricamento