Riccardo, lo studente diventato Cavaliere della Repubblica: "Ho cucinato per i medici, ma non sono un eroe"

La storia di Riccardo Tiritiello, studente milanese nominato Cavaliere al merito della Repubblica da Sergio Mattarella: "Il titolo lo meritano anche i miei amici, sono stati giorni duri ma abbiamo tirato fuori il meglio"

Riccardo Tiritiello, a sinistra nella foto, con i suoi amici. Foto dalla pagina Facebook "Chef in corsia"

Riccardo Tiritiello, ragazzone di diciannove anni di Quarto Oggiaro (Milano) iscritto all'ultimo anno dell'Istituto alberghiero Paolo Frisi, non si sente affatto un eroe. ''Gli eroi sono stati medici e infermieri che hanno combattuto notte e giorno contro il virus. Noi siamo stati nelle retrovie e abbiamo fatto solo una piccola parte", racconta oggi. Eppure anche lui, sin dall’inizio dell’emergenza sanitaria, è stato in prima fila per dare il suo contributo: quando le scuole sono state chiuse, si è rimboccato le maniche, servendo la comunità in un momento drammatico. Con un gruppo di amici, Riccardo - che sogna di diventare uno chef - ha cucinato gratuitamente per i medici e gli infermieri dell'ospedale Sacco e di altre strutture ospedaliere di Milano.

La storia di Riccardo Tiritiello, lo studente-cuoco nominato Cavaliere della Repubblica

Con alcuni amici e compagni di classe, sfruttando i locali della rosticceria di famiglia chiusa durante il lockdown e grazie anche all'aiuto dei negozi della zona che hanno fornito le materie prime per i piatti, ha iniziato a preparare pasti caldi e freddi per il personale sanitario delle terapie intensive di Milano, consegnandoli poi negli ospedali. Un gesto molto apprezzato in un momento durissimo per medici e infermieri in prima linea durante l'emergenza coronavirus, come dimostrano foto e video diffusi sulla pagina Facebook "Chef in corsia" (visibili in fondo a questo articolo).

E oggi per lui è arrivata la nomina a Cavaliere al merito della Repubblica da parte del capo dello Stato, Sergio Mattarella. Riccardo Tiritiello è una delle 57 persone di diversi ruoli, professioni e provenienza geografica premiate per essersi "particolarmente distinte nel servizio della comunità durante l'emergenza coronavirus" e che rappresentano "simbolicamente l'impegno corale di tanti nostri concittadini nel nome della soldiarietà e dei valori costituzionali", scrive la Presidenza della Repubblica. Venticinque donne e trentadue uomini, scelti in tutta Italia per atti di coraggio, solidarietà o ingegno. "Non ne sapevo nulla - ha spiegato il giovane aspirante chef - sono stato contento, certo, ma noi lo abbiamo fatto solo per fare del bene al prossimo. Non ci aspettavamo tutto questo. Sono stati giorni difficili per tutti durante i quali non riuscivamo a dare un senso a quello che stava accadendo, non ce ne rendevamo conto. In quattro e quattr'otto abbiamo messo su un team con il quale siamo riusciti a fare l’impossibile".

In questa iniziativa solidale Riccardo non era solo. "Con me c'erano anche i miei amici Piero, Aurora, suo fratello Michael, mio fratello Filippo e Fulvio, un altro amico - ci tiene a precisare -. Insieme hanno lavorato perennemente, in ogni momento. Davanti a ogni ostacolo abbiamo cercato di andare avanti e non tirarci indietro, facendoci forza l'uno con l'altro. Questa esperienza ci ha fatto crescere e diventare grandi, maturare prima del tempo. Ci ha fatto davvero tanto bene. Nella catastrofe siamo risusciti a tirar fuori davvero il buono. Prima su di noi poi verso gli altri".

Però, se potesse parlare con il presidente Mattarella, c'è una cosa che gli farebbe notare. "Gli direi che comunque il riconoscimento non lo merito solo io - ha spiegato Riccardo - ma tutti quelli che hanno lavorato con me. Il riconoscimento è per tutti, non solo per me. Nessuno comandava sugli altri, non c’erano leader ma un gruppo che ha lavorato insieme, senza tener conto di orari o festività. Eravamo lì a dare una mano o un sorriso agli operatori sanitari che hanno combattuto la battaglia più difficile fino ad oggi". Tutti loro hanno contribuito. Nessuno escluso. "Io ho avuto l’idea ma poi per metterla in atto è stato un altro paio di maniche. Queste persone fantastiche hanno fatto la parte più grande dell’impresa. Hanno agito nel modo migliore che si potesse".

Nel futuro prossimo Riccardo sogna di aprire un ristorante. "Io faccio l’alberghiero, volevo lavorare in giro per l’Italia e il mondo e sogno di aprire un mio ristorante. Questa prima del coronavirus era la mia intenzione. Ora è da vedere cosa mi porterà il futuro".

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