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Martedì, 28 Maggio 2024
la storia / Milano

Ricoverato da un anno chiede: "Vorrei tanto rivedere il mio cane Buk". E gli infermieri acconsentono

L'equipe medica dell'ospedale Niguarda ha esaudito il desiderio di Roberto che si è riunito col suo cane: i dettagli della storia

 "Vorrei tanto vedere il mio cane Buk". Un desiderio che Roberto, ricoverato da quasi un anno nel reparto di Ortopedia e Traumatologia dell'ospedale Niguarda di Milano, ha espresso "sottovoce, quasi senza farsi sentire. Un sibilo" leggero, immediatamente raccolto da infermieri e Oss che hanno assistito il paziente lungo tutto il periodo di degenza e che hanno esaudito il suo sogno. "Buk è stato fatto entrare in reparto dove, felice e scodinzolante, ha potuto finalmente salutare il suo amato padrone", racconta sui social l'Asst Grande Ospedale Metropolitano.

La storia di Roberto

Il percorso di Roberto "è stato lungo e complesso - spiegano dal Niguarda - e non ancora concluso, nonostante i miglioramenti. Un periodo molto difficile e sofferto che" il paziente, "nonostante tutto, è sempre riuscito ad affrontare a testa alta, accettando la propria condizione e accogliendo le indicazioni di tutti gli operatori sanitari senza mai lamentarsi. Per questo, quando si è lasciato andare a un momento di sconforto, l'équipe" curante "ha voluto cogliere l'occasione per ascoltare la sua richiesta silenziosa e, a quasi un anno di distanza, dargli la gioia di poter riabbracciare il suo amico a quattro zampe".

"Il rischio che ciò non fosse possibile era alto", precisa l'azienda socio sanitaria territoriale, perché "l'accesso degli animali domestici alle aree di degenza dell'ospedale è concesso solo ad alcuni reparti e sotto determinate condizioni. Tuttavia, vista la peculiarità del percorso di Roberto, è stato possibile trovare una soluzione, in accordo con la direzione, il primario e il coordinatore infermieristico e seguendo le indicazioni interne".

Una foto di Roberto col cane Buck

E così, "travolto dalla gioia di questo incontro, anche il personale del reparto si è lasciato andare alla commozione". Tutti "felici di essere stati capaci di offrire a Roberto una 'cura' fatta di ascolto e sensibilità rispetto ai bisogni del paziente".

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