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Lunedì, 24 Gennaio 2022
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Lo scontro sul rientro a scuola in presenza: ormai è il caos

Il ministro Bianchi ribadisce che i ragazzi torneranno in classe in presenza il 10 gennaio: “Il ricorso massiccio alla Dad, oggi, come se i vaccini non ci fossero, sarebbe un errore”. Braccio di ferro con De Luca in Campania, ma non è il solo

Il 10 gennaio è già qui e mentre mancano ancora appena 48 ore alla campanella è scontro aperto sul rientro a scuola. Amministrazioni locali, ordini dei medici, sindacati e presidi chiedono rinviare almeno di 15 giorni la ripresa delle lezioni in presenza, in considerazione del peggioramento della situazione epidemiologica in Italia, ma il ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi chiude a qualsiasi rinvio.

In un'intervista al Corriere della Sera, Bianchi ha ribadito che il ritorno sui banchi sarà in presenza per tutti e che la scelta del governo è quella di "tutelare il più possibile la presenza". Al momento nessun Paese europeo avrebbe deciso di chiudere le scuole, ha ricordato Bianchi, specificando: "Se fosse necessario, devono essere le ultime a chiudere. Abbiamo definito i limiti oltre i quali possono scattare delle chiusure mirate con il decreto legge di agosto. Si possono far scattare le lezioni a distanza solo in casi eccezionali. Ma il ricorso massiccio alla dad, oggi, come se i vaccini non ci fossero, sarebbe un errore". E Bianchi ha risposto anche allo scatto in avanti del presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, che ha firmato un provvedimento che dispone la sospensione dell'attività scolastica in presenza nelle scuole dell'infanzia, elementari e medie e la chiusura degli asili nido fino al 29 gennaio. Un provvedimento che Palazzo Chigi ha già fatto sapere di voler impugnare.

Non c'è solo l'ordinanza di De Luca

Secondo il ministro dell'Istruzione non ci sono gli estremi per chiudere le scuole. "La legge è molto chiara: permette ai presidenti di Regione di intervenire solo in zona rossa e in circostanze straordinarie. Queste condizioni oggi non ci sono. Ritengo vi siano gli estremi per impugnare quell'atto". Diversa l'interpretazione della Regione Campania, contenuta nell'ordinanza, che specifica come le misure prese siano "strettamente indispensabili a scongiurare il tracollo del sistema sanitario regionale" e "proporzionate e adeguate alla diffusione dei contagi in tutti i territori". La situazione sanitaria nella regione, si legge nel provvedimento, "corrisponde alla fattispecie" di rischio "estremamente elevato" di diffusione del virus che consente anche alle Regioni non in zona rossa "eccezioni allo svolgimento in presenza delle attività educative e scolastiche". Questo il testo dell'ordinanza: "La situazione rilevata sul territorio regionale della Campania corrisponde alla fattispecie di 'circostanze di eccezionale e straordinaria necessità dovuta all'insorgenza di focolai o al rischio estremamente elevato di diffusione del virus Sars-Cov-2 o di sue varianti nella popolazione scolastica' in presenza delle quali la disposizione di cui all'articolo 1, comma 4 del decreto legge 6 agosto 2021 n.111, convertito dalla legge 24 settembre 2021, n.133, nell'effettuare il bilanciamento tra il diritto costituzionale alla salute e quello all'istruzione, consente, alla luce della sola lettura compatibile con il rispetto dell'art. 32 della Costituzione, anche nelle Regioni che non si trovino collocate in 'zona rossa', eccezioni allo svolgimento in presenza delle attività educative e scolastiche".

Ma non c'è solo De Luca. Nel napoletano i sindaci di Ottaviano e Somma Vesuviana hanno firmato un'ordinanza che rinvia la ripresa dell’attività didattica in presenza anche per le scuole superiori rispettivamente al 13 e al 15 gennaio. Nel siracusano i sindaci hanno firmato le ordinanze che dispongono la chiusura delle scuole dell'obbligo dal 10 al 19 gennaio.

Anche il governo regionale rinvierà la riapertura delle scuole di tre giorni in Sicilia per consentire di verificare tutti gli aspetti organizzativi a causa dell'aumento dei contagi da Covid, secondo quanto emerge dalla task force regionale riunitasi, alla presenza degli assessori regionali alla salute Ruggero Razza e all'istrizione Roberto Lagalla. Mercoledì prossimo è prevista un'altra riunione della task force.

Il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, è tornato a chiedere un parere del Cts. "Sulla scuola penso sia fondamentale l'autorevole espressione scientifica del Cts, che stiamo ancora attendendo, dopo che su mia iniziativa questa richiesta è stata presentata in Conferenza Regioni e portata al Governo". Secondo Zaia, di fronte "all'importante ondata del contagio" e al dibattito conseguente sulla riapertura o meno "abbiamo davanti uno scenario che sarà un 'calvario' per la scuola, tra insegnanti colpiti dal Covid, altri assenti per malattia, altri ancora no vax e nuove regole della Dad."Di certo - ha aggiunto - non avremo le scuole piene". E siccome, in linea di principio, “le Regioni potrebbero attivare ordinanze in qualsiasi momento, e dall'altro, come sta accadendo, il Governo impugnarle, penso sia quanto mai fondamentale una espressione autorevole dal punto scientifico sul tema scuola del Cts, che inspiegabilmente ancora non si è espresso". "Auspico che ciò avvenga quanto prima - conclude - perché lunedì 10, in linea teorica, si dovrebbero aprire le scuole".

I presidi: "Non ci sono dati sulle classi in dad"

Intanto è in agenda questa mattina un incontro dei sindacati della scuola con il capo dipartimento del ministero dell'Istruzione, Jacopo Greco, per un'informativa sulle nuove regole per la gestione dei casi Covid, come previste dal decreto legge approvato il 5 gennaio. Norme che vengono illustrate in vista del rientro che è confermato in presenza lunedì prossimo, 10 gennaio.

"Le scuole sono ancora in attesa di ricevere le preannunciate forniture di mascherine Ffp2 da parte della struttura commissariale", ha denunciato Antonello Giannelli, presidente dell'Associazione nazionale presidi, al termine della riunione. "Inoltre, malgrado le nostre richieste dei giorni scorsi, non risultano ancora pubblicati i dati effettivi sulle classi in dad, sulle unità di personale sospeso e sul numero di dipendenti e di alunni in quarantena. Numeri che, temiamo, cresceranno nei prossimi giorni". I presidi chiedono "indicazioni chiare e applicabili, per garantire una maggiore efficacia nella gestione dei casi che si stanno presentando".

"Già in queste ore, il numero di studenti positivi, in alcune scuole, ha raggiunto l'ordine delle decine e addirittura centinaia e questo rende quasi impossibile attuare le procedure previste. A mio avviso è molto improbabile che il sistema sanitario, nonostante il supporto delle farmacie nell'esecuzione dei tamponi per gli studenti della scuola secondaria, possa smaltire tempestivamente l'enorme carico di lavoro". "Resta da chiarire anche un problema di privacy - ha detto Giannelli - le scuole devono essere autorizzate, in maniera chiara e inattaccabile, al trattamento dei dati sanitari degli studenti per quanto riguarda il loro stato vaccinale al fine di gestire le relative quarantene". Un nuovo incontro dell'Anp con il ministro Bianchi è previsto lunedì 10 gennaio e nel corso della quale ribadirà le richieste già formulate nei giorni scorsi.
 

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