Domenica, 1 Agosto 2021
La testimonianza

"Così Alì è entrato nella nostra famiglia": il racconto di una coppia che ha accolto in casa un rifugiato

In fuga dall’Etiopia, passando la Libia, Alì è arrivato in Italia e grazie all’associazione Refugees Welcome ha trovato una famiglia pronta a ospitarlo e aiutarlo nel suo percorso di integrazione. La testimonianza di Gianni, che ha deciso insieme a sua moglie Maria Grazia di fare questa esperienza

(Foto Ufficio Stampa Refugees Welcome)

Autunno 2020, in pieno Covid. Mentre tutti erano chiusi in casa, Gianni e sua moglie Maria Grazia hanno deciso di aprire le porte della loro ad Alì, un giovane rifugiato etiope. Un'avventura per tutti e tre, iniziata grazie all'organizzazione indipendente Refugees Welcome, impegnata per favorire l'inclusione sociale di rifugiati e giovani migranti arrivati in Italia come minori soli non accompagnati. Ragazzi che tramite l'esperienza in famiglia possono portare avanti più facilmente il loro percorso di integrazione, con la sicurezza di avere una rete di sostegno e una sistemazione sicura. Dopo essere stato sballottato da una struttura all'altra, Alì viveva in una comunità quando Gianni è andato a prenderlo e lo ha portato, insieme alla sua valigia e alla sua bicicletta, a casa sua. "Quando i nostri figli sono usciti di casa per andare a vivere con i rispettivi fidanzati abbiamo deciso di fare questa esperienza di accoglienza. Dopo due settimane dal primo incontro, Alì è venuto a stare da noi. Ha un grande sorriso e tanta voglia di fare esperienze nuove ed inserirsi al meglio Italia. Farlo con una famiglia offre sicuramente maggiori possibilità", racconta Gianni a Today. A causa della pandemia, Alì, che ha da poco compiuto 21 anni, ha dovuto lasciare il bar dove stava facendo uno stage, ma non è rimasto con le mani in mano. "Facendo dei lavoretti assieme ho riconosciuto in lui una discreta manualità. Gli abbiamo proposto quindi di fare una scuola di falegnameria. A breve farà gli esami, nel frattempo ha già iniziato uno nuovo stage in una falegnameria che ha deciso di proporgli al termine un nuovo contratto come tirocinante. La sua vita potrebbe perciò prendere una svolta nuova e completamente diversa, sempre nella direzione dell'autonomia, che poi è l'obiettivo finale di questa ospitalità". 

Nel frattempo Alì si è ben inserito nella famiglia, che abita in provincia di Torino. Durante la giornata, ognuno ha le proprie occupazioni. Lui frequenta la scuola, poi lo stage, segue le lezioni di scuola guida; Maria Grazia e Gianni hanno il loro lavoro. "La sera ci ritroviamo a cena insieme, guardiamo spesso dei film. Nel weekend lui alterna lo studio con le uscite con gli amici e passa anche del tempo con noi. Ci piace andare in montagna. Questo inverno lui ha imparato a sciare”, ricorda Gianni. "Ha i suoi amici, con i quali si incontra per passare il tempo. Penso sia bello che abbia i suoi interessi e la sua cerchia e che non sia legato esclusivamente a noi, anche se viene volentieri con noi in giro la domenica. È un ragazzo abbastanza riservato, pur esprimendo in maniera molto tranquilla le sue opinioni e i suoi sentimenti. Non parla tantissimo ma ci ha raccontato molto della sua decisione di lasciare il suo paese a 15 anni per scappare via dalla guerra con la speranza di avere una vita più serena. Ci ha raccontato dei suoi anni in Libia, del suo viaggio in gommone".

La convivenza con una persona che non si conosce porta un margine di incertezza e la probabilità che possano nascere tensioni. Nel caso di Maria Grazia, Gianni e Alì questo non è accaduto. "Siamo stati molto fortunati, ci siamo trovati fin dall'inizio. È un esperienza che consiglio, anche se ovviamente bisogna avere un carattere aperto ed adattabile alle novità e agli imprevisti. Anche per questo noi abbiamo deciso di farlo subito dopo che i nostri figli erano andati via di casa, prima magari di 'adagiarci' di nuovo alle comodità dello stare da soli e dell'essere tornati una coppia indipendente. Il Ramadan è stato un momento di condivisione molto intenso. Alì è molto rispettoso della sua religione, ha seguito tutti i precetti e noi abbiamo cercato di adattarci, aiutandolo il più possibile in questa sua fede. È stato un periodo interessante e arricchente perché c’è stato un confronto continuo tra la nostra religione e la sua e abbiamo scoperto tantissime cose che non sapevamo dell’islamismo", ricorda Gianni. "Refugees Welcome ci aveva chiesto inizialmente di ospitare Alì almeno per sei mesi. Ma in questo periodo ci siamo resi conto che sono iniziate tante cose che non hanno una scadenza breve, come ad esempio il suo lavoro come tirocinante che certo non gli permetterà subito di essere indipendente. Quindi ancora per qualche tempo continueremo così". 

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