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Martedì, 21 Maggio 2024
Il caso / Roma

Il treno in ritardo provoca un "danno esistenziale": il passeggero va risarcito

Ferrovie dello Stato condannate a rimborsare i pendolari della Roma-Cassino rimasti intrappolati sul convoglio per ben 24 ore senza cibo. La Cassazione: "I disagi erano prevedibili"

Quando il treno è in ritardo, al viaggiatore va risarcito anche il "danno esistenziale": lo dice la Cassazione. "Con un'importante sentenza pubblicata pochi giorni fa la Corte di Cassazione riconosce in modo definitivo il danno esistenziale da ritardo del treno, e apre le porte ai risarcimenti in favore degli utenti danneggiati dai disservizi ferroviari anche in caso di maltempo", afferma il Codacons, che rende noto il contenuto della decisione della terza sezione civile della Cassazione, secondo la quale i ritardi dei treni creano un danno esistenziale che va adeguatamente risarcito.

Si tratta della sentenza numero 28244/2023. La vicenda, racconta il Messaggero, risale a febbraio 2012 e riguarda alcuni pendolari rimasti per 24 ore sulla Roma-Cassino senza cibo, a causa della sospensione della circolazione dovuta a una nevicata. La Cassazione ha stabilito un rimborso di 400 euro, a fronte del costo del biglietto di 5 euro. Per la Corte "i bollettini metereologici risultavano aver chiarito in misura sufficiente - al di là quindi delle pur possibili evoluzioni ulteriormente peggiorative - a dover indurre l'esercente il servizio di trasporto ferroviario a predisporre, con precauzionale diligenza, misure organizzative di assistenza, indipendentemente, cioè, dalla possibilità di porle in essere, in forma ridotta, una volta concretizzata la situazione di emergenza […]".

"Il tribunale - motiva la Cassazione - ha evidentemente quanto ragionevolmente ritenuto il travagliato viaggio di quasi ventiquattro ore continuative in defatiganti condizioni di carenza di cibo, necessario riscaldamento e possibilità di riposare, un'offesa effettivamente seria e grave all'individuabile e sopra rimarcato interesse protetto, tale da non tradursi in meri e frammentati disagi, fastidi, disappunti, ansie o altro tipo di generica insoddisfazione".

Il fatto che il problema fosse prevedibile, secondo la Corte, avrebbe dovuto "imporre all'esercente del servizio pubblico a predisporre con precauzionale diligenza le contromisure". La durata di 24 ore prova che non si è trattato di disagi sporadici, ma di un vero e proprio disservizio. Da qui il riconoscimento del danno esistenziale. La Corte ha concluso ricordando che l'attuale legislazione non assicura solo forme di indennizzo per le cancellazioni, ma anche la tutela in caso di "altri pregiudizi tutelati e lesi". Per questo è arrivato il rimborso. Al passeggero è stato riconosciuto un risarcimento di 400 euro, anche se il biglietto ne costava appena 5.

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