Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Il virologo e i media

Perché Burioni non parla (quasi) più in televisione

Da molto tempo il virologo appare con il contagocce e forse alla base di tutto c'è un vecchio equivoco

Ha sollevato un polverone l'ordine del giorno, presentato dal deputato del gruppo Misto Giorgio Trizzino, e accolto dal governo l'altroieri, in cui si chiede ai "dipendenti delle strutture sanitarie pubbliche o private (virologi, immunologi, infettivologi, igienisti ecc.)" di andare in tv solo previa autorizzazione.

Se in tanti hanno gridato al bavaglio, tra i medici più in vista Roberto Burioni è stato quello che ha accolto la notizia con più aplomb. "Virologi troppo spesso in tv? Personalmente non appaio più in TV dal 30 maggio scorso" ha fatto sapere su Twitter il docente del San Raffaele di Milano.

E in effetti Burioni in tv si vede ben poco. Dopo essere diventato, ben prima del Covid, il virologo più famoso d'Italia, già a giugno del 2020 aveva deciso di dare un taglio alle sue apparizioni televisive. "Torno alla mia vera aula, quella universitaria e starò in silenzio stampa almeno fino all'autunno" aveva annunciato.

"Un'aula televisiva come quella che mi ha offerto un grande professionista come Fazio è stata una palestra importante e - sono onesto - molto gratificante" aveva raccontato al 'Corriere'. "Ma il linguaggio della tv non è quello della scienza. I suoi tempi non sono quelli della scienza. Si viene travisati esposti al rischio di dire cose mai dette. Mi hanno attribuito di tutto". 

Burioni e la tv: come nasce un equivoco

A Burioni era rimasta appiccicata soprattutto una frase, pronunciata a  'Che tempo che fa' poco prima che l'epidemia esplodesse anche nel nostro Paese. "In Italia il rischio è 0. Il virus non circola". Probabilmente il virologo intendeva dire una cosa lapalissiana:  se non vengono accertati casi di coronavirus non si corre neppure il rischio di essere infettati. Qualche settimana dopo quell'affermazione gli venne però rinfacciata come se fosse un tentativo di minimizzare quanto stava accadendo.

Un'accusa ingenerosa. Tanto più che il docente del San Raffaele fu tra i primi a fiutare il pericolo e già il 21 gennaio del 2020 invitava le autorità sanitarie ad "alzare immediatamente la soglia di attenzione" e, contraddicendo la commissione europea affermava che "il rischio" che il coronavirus "arrivi in Italia non è minimo".

Di acqua sotto i ponti da allora ne è passata tanta, ma sul suo ruolo in tv Burioni non ha cambiato opinione. Ad eccezione di qualche ospitata a 'Che tempo che fa', dove può dare sfoggio delle sue indubbie doti di divulgatore, sul piccolo schermo non si vede praticamente mai. Interviste ai giornali? Neanche a parlarne. I titoli tagliati con l'accetta non fanno per lui. 

Mediaticamente parlando il virologo si divide tra Medical Fatcs, il sito di divulgazione scientifica che ha fondato nel 2018, e Twitter. Qualcuno gli rimprovera un linguaggio troppo diretto. In effetti, almeno sui social, Burioni non fa grande uso di retorica. Di solito va dritto al punto, anche a costo di farsi detestare. 

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