Roberto Burioni: "A marzo avrei firmato con il sangue per un ottobre così"

"Abbiamo quattro vaccini che si trovano nella fase 3, quella in cui si determina l'efficacia di un vaccino" dice il celebre virologo. "Dobbiamo stare attenti, il virus non è diventato più buono, non è cambiato. Ma siamo cambiati noi. Quindi: mascherina e distanze"

L'aumento netto dei contagi iniziato da qualche tempo in Italia non deve far passare in secondo piano il fatto che un vaccino per il coronavirus è vicino. Non vicinissimo, ma vicino. "Avrei messo la firma con il sangue a marzo per trovarmi il 12 ottobre in una situazione come questa in cui abbiamo quattro vaccini che si trovano nella fase 3, quella in cui si determina l'efficacia di un vaccino" ha detto oggi il virologo dell'università San Raffaele di Milano, Roberto Burioni, ospite su Rai Radio1 all'interno di 'Forrest'. "Sarebbe intollerabile che qualcuno non possa avere il vaccino o perché non ne viene prodotto abbastanza, o perché non se lo può permettere".

"La situazione attuale non ha nulla a che vedere con la situazione di maggio - continua il virologo - Dobbiamo stare attenti, il virus non è diventato più buono, non è cambiato. Ma siamo cambiati noi. Quindi: mascherina e distanze, stiamo attenti. E devono fare la loro parte le autorità sanitarie, perché se poi c'è un sospetto non possiamo aspettare 6 giorni per avere il risultato di un tampone. Ci vuole un sistema diagnostico immediato", sottolinea l'esperto. "I numeri dei positivi che abbiamo, riferiti alla primavera, non hanno nulla a che fare con la realtà. In quel momento il numero dei casi è stato immensamente sottostimato e abbiamo avuto un momento di immensa difficoltà. Siamo stati la prima nazione occidentale ad essere investita dall'epidemia. Penso sia motivo di orgoglio per tutti - commenta Burioni  - che in tutto il mondo ci vengano riconosciuti la bravura, il rigore, l'impegno che abbiamo avuto nell'aver tolto la testa dalle fauci della morte".

Burioni ha ridotto di molto la sua presenza in tv negli ultimi mesi, dopo essere stato nelle settimane più dure della prima ondata un vero riferimento pressoché quotidiano per molti italiani che volevano notizie affidabili sull'evoluzione dell'epidemia in Italia. 

Coronavirus: perché in Italia la situazione è abbondantemente sotto controllo

L'odiatore da tastiera di Burioni condannato per minacce ma assolto dall'accusa di diffamazione

Gli avvocati dell'imputato in aula  hanno eccepito come non sia stato accertato che l'autore del post incriminato fosse effettivamente lui. Il giudice ha condannato il 51enne per le minacce di morte. Ma, curiosamente, lo ha assolto per l'altra accusa, quella di diffamazione.

Il post finito su Facebook, rivolto a uno dei personaggi più seguiti sui social, è pesantissimo: "Burioni, tu sei il peggior criminale che esista e se un giorno ne avrò la possibilità sarò felice di farmi l'ergastolo dopo averti ammazzato". Come racconta oggi il Giornale, l'attacco risale al marzo del 2018.

A dire il vero prima ancora che l'immunologo diventasse tanto celebre, anche sull'onda dell'emergenza Covid, e bersaglio di molti attacchi e insulti via web. Roberto Burioni ha presentato querela, diventando parte offesa nel procedimento contro l'odiatore da tastiera. L'imputato rispondeva appunto delle accuse di minaccia e diffamazione aggravata. I suoi legali d'ufficio, gli avvocati Niccolò Vecchioni e Federica Liparoti, hanno sostenuto davanti al giudice della Settima sezione penale Mauro Gallina la mancanza di accertamenti tecnici sull'effettiva corrispondenza tra l'autore del post e l'imputato. Cioè, tra l'identità digitale e l'identità reale. In teoria, hanno argomentato, chiunque poteva nascondersi dietro quell'account e postare quella frase così violenta.

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Il giudice ha comunque dato ragione alla Procura e venerdì ha emesso la sentenza. L'uomo è stato condannato a un'ammenda di 1.000 euro per le minacce, ma è stato assolto per la diffamazione. Le motivazioni faranno chiarezza sulla sentenza.

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