Lunedì, 8 Marzo 2021

Roberto Garofoli: dalle accuse M5s di essere la "manina" al ritorno a Palazzo Chigi con Draghi

Era stato accusato di conflitto d'interesse per la storia di un immobile della Croce Rossa a Molfetta. Scagionato completamente dalle accuse, oggi è sottosegretario alla presidenza del Consiglio

Mario Draghi ha scelto come sottosegretario alla presidenza del Consiglio del suo governo Roberto Garofoli. Sarà il suo braccio destro dopo esserne stato segretario generale con Enrico Letta. E il nome non può non aver fatto fischiare le orecchie al MoVimento 5 Stelle, perché lo conoscono bene. Un po' perché con Alessandro Rivera e Daniele Franco (oggi ministro dell'Economia) era stato indicato dai giornali come uno dei destinatari della vendetta grillini annunciata da Rocco Casalino contro "quei pezzi di merda del Mef". 

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Un po' perché successivamente finì all'interno di una incredibile polemica scatenata proprio dal M5s insieme al Fatto Quotidiano che lo portò alle dimissioni a fine 2018. La storia parte quando nell'ottobre 2018 in televisione Luigi Di Maio accusa una non meglio precisata "manina" di aver manipolato il testo sulla pace fiscale: "Non è possibile che vada al Quirinale un testo manipolato" che riguarda la pace fiscale, dice a Porta a Porta. Poi rincara la dose: "Domani sarà depositata una denuncia alla procura della Repubblica". Come precisò successivamente Il Fatto Quotidiano, l'accusa riguardava un articolo che assegnava 84 milioni alla Croce Rossa, ormai privatizzata. Secondo l'accusa, il caso riguardava la proprietà di un immobile nel centro storico di Molfetta, città d’origine del giurista. Thomas Mackinson raccontò che "Un cespite era pervenuto alla CRI 46 anni prima per volontà di un benefattore che voleva destinarlo alla cura di bambini down. Gli attuali vertici lo venderanno, a un terzo del valore peritato, a Garofoli che tre mesi dopo ci apre un B&B con “suite king” da 100 euro a notte". 

Nell'articolo si dava a intendere che ci fosse un conflitto di interessi dietro quell'immobile: "nel dicembre 2017, a suon di pareri contrari, il ministero dell’Economia cassava gli emendamenti al decreto fiscale presentati da diversi partiti volti a impedire la privatizzazione della Croce Rossa e la messa in liquidazione del suo patrimonio di 1.506 immobili “non più utili a fini istituzionali”, compreso quello in via Domenico Picca 34". Per quelle accuse, nel 2018 Garofoli si dimise. 

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Il 29 marzo 2020 il Fatto Quotidiano pubblicò una smentita che scagionava completamente Garofoli dalle accuse: "«In relazione ai numerosi articoli pubblicati da II Fatto Quotidiano a partire dall'ottobre 2018 sul Presidente Roberto Garofoli, con riferimento alla vicenda dei contributi alla Croce Rossa Italiana II Fatto Quotidiano, prende atto che — come emerso dalla articolata spiegazione fornita dal Ministro dell'economia e delle finanze il 16 ottobre 2018 - l'erogazione a favore della Croce Rossa Italiana prevista dalla bozza di legge finanziaria per il 2019 fu proposta nell'ottobre 2018 nell'ambito di una somma stanziata in favore della stessa Croce Rossa sin dalla legge del 2012 e, a tal fine, specificamente già accantonata in un decreto precedentemente adottato dallo stesso Ministro dell'economia, risalente al 14 settembre del 2019. Prende atto, in particolare, del carteggio tra Ufficio legislativo del Ministero della sanità e Ragioneria generale dello Stato da cui emerge che la destinazione delle somme al TFR fu ufficialmente chiesta, già nel mese di luglio, dal Ministero della Sanità nell'ambito dello stanziamento previsto dalla legge con conseguente accantonamento delle stesse con decreto del Ministro dell'economia in attesa di un chiarimento legislativo, dichiaratamente reputato necessario dalla Ragioneria generale dello Stato. Prende conseguentemente atto come affermato dal Pres. Garofoli che la proposta di emendamento prevista dalla bozza di legge finanziaria proposta nell'ottobre 2018 fu formulata a seguito e in stessa conseguenza di quella corrispondenza tra Uffici e di quell'accantonamento, su iniziativa degli uffici del Ministero, senza alcun intervento da parte sua.
Sicché, come affermato dal Pres. Garofoli non poteva esservi alcun nesso neanche lontanamente temporale con la conclusione transattiva (circa un anno prima) di una modesta controversia decennale tra il Pres. Garofoli e la stessa Croce Rossa su porzione di immobile indiviso, peraltro intervenuta sulla base dei pareri di tutti gli organi competenti. Parimenti, quanto al pagamento di un collaboratore della casa editrice "Nel diritto" (nella cui proprietà e gestione il Pres. Garofoli non ha alcun ruolo), cui si è fatto riferimento in numerosi articoli della Testata, II Fatto Quotidiano, prende atto della contabilità fornita dalla casa editrice relativa al regolare pagamento del collaboratore stesso".

Nato a Taranto il 20 arile del 1966, due figli, Garofoli è laureato in giurisprudenza presso l'Università di Bari. È magistrato ordinario fino al 1999, impegnato in processi anche di mafia. Giudice del Consiglio di Stato e condirettore della Treccani Giuridica, è capo di gabinetto del Tesoro con i ministri Pier Carlo Padoan, nel governi Renzi e Gentiloni, e con il successore Giovanni Tria con il governo M5S-Lega con Conte premier dal febbraio 2014 al dicembre 2019 quando si dimette sulla scia delle polemiche per la norma pro Croce Rossa. In precedenza, tra gli altri incarichi, era stato segretario generale della presidenza del Consiglio dei ministri e presidente della commissione per l'elaborazione di misure di contrasto, anche patrimoniale, alla criminalità nel governo Letta; prima era capo di gabinetto del dipartimento della funzione pubblica, con il ministro Filippo Patroni Griffi, e coordinatore della commissione ministeriale per l'elaborazione di misure per la trasparenza, la prevenzione e il contrasto della corruzione nel governo Monti. 

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