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Lunedì, 17 Gennaio 2022
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Rocco Siffredi positivo dimostra che i test veloci sono un flop

Il porno attore, positivo al coronavirus, attribuisce a due 'falsi negativi' il focolaio che ora tiene in ostaggio lui e la sua famiglia in casa a Budapest

“La fretta genera l’errore in ogni cosa”, ammoniva Erodoto. E mai saggezza antica fu così calzante come in questo periodo, travolto e stravolto da una seconda ondata di contagi da coronavirus che istiga al timore di essersi ammalati di Covid-19, ma di non saperlo. La paura dilaga tanto quanto l’impellenza di conoscere se si è o meno asintomatici, e allora ecco il ricorso ai cosiddetti ‘test rapidi’ che però poi capita che falliscano, e quindi è il paradosso, il caos: la causa assurda della propagazione di un virus che si tentava di arginare scrupolosamente, ma che, proprio per via di risultati sbagliati, è stato diffuso inconsapevolmente.

Rocco Siffredi ne sa qualcosa. Lui, la star del porno che ha fatto della ‘tardanza’ il punto di forza di una storia professionale nota quanto la conclamata celebrità, è uno di quelli che dalla rapidità del risultato di un esame è stato beffato. Risultato positivo al coronavirus, l’attore adesso si trova a Budapest, in isolamento con tutta la famiglia e i collaboratori domestici, e attribuisce proprio a due ‘falsi negativi’ l’origine del focolaio che ora lo tiene sotto scacco. "I test rapidi per rilevare il Covid-19, anche se costosi e comprati in farmacia, sono inutili e dannosi. State attenti, non fidatevi", è il monito di Siffredi di cui l’Ansa si fa portavoce.  

Rocco Siffredi contro i test veloci per rilevare il contagio di Covid-19

Rocco Siffredi riferisce di avere contratto il virus a Roma dove si torvava con la moglie Rosa Caracciolo per incontri legati alla realizzazione di un film sulla sua vita. Il contagio, con ogni probabilità, sarebbe avvenuto nella Capitale venerdì 16 ottobre, durante una cena. Prima di rientrare in Ungheria, paese in cui vive da tempo e da cui era partito “negativo al 100%” come da esito di un test molecolare, Siffredi ha acquistato in Italia test e medicinali, solo per precauzione, ma qualcosa non è andato per il verso giusto.

Ah, se solo Rocco Siffredi avesse avuto la pazienza di attendere, anche in Italia, dalle due alle sei ore necessarie per il test molecolare, considerato dal Ministero della Salute quello attualmente più affidabile… Alla fine, con o senza ‘aiutini’ dilatori, quel lasso di tempo sarebbe stato pressoché simile alla durata della scena topica di un suo film conclusa con un “buona la prima” che soddisfa il cast di attori e comparse. Invece no, mannaggia alla fretta. “Per evitare di dover fare la quarantena al ritorno, come imposto in Ungheria, con tanto di visite a casa della polizia, ci siamo fatti fare un invito 'business' grazie al quale è possibile muoversi con libertà", ha spiegato, e questo è stato il risultato.

"Io e mia moglie abbiamo iniziato ad avere sintomi influenzali e siamo rimasti in casa. Per ben due volte i test comprati in Italia hanno dato esito negativo. Dopo il secondo ci siamo tranquillizzati e abbiamo riabbracciato i nostri due figli, Lorenzo di 24 anni e Leonardo di 21", ha aggiunto ancora Siffredi che solo dopo che anche i ragazzi hanno iniziato ad accusare i sintomi si sono sottoposti a un tampone molecolare che ha dato esito positivo: “Siamo infetti e con sintomi, tutti”.

Siffredi positivo al coronavirus: “I test fai-da-te sono un business dannoso”

Rocco Siffredi è comprensibilmente preoccupato soprattutto per le persone più anziane, ovvero la donna di servizio e il marito. "Non mi perdonerei di aver fatto del male a loro, che hanno 70 e 75 anni", sostiene l’attore che adesso sta seguendo una terapia a domicilio e segue le indicazioni dei medici italiani contattati per telefono ("I ragazzi ora stanno meglio mentre io e Rosa abbiamo perso il gusto e abbiamo ancora sintomi”, spiega). La rabbia per il contagio inconsapevole e per quei test che hanno indotto l’errore resta forte: “È sbagliatissimo mettere in circolazione test fai da te, un business dannoso. Bisogna fare solo esami molecolari”, il consiglio conclusivo di chi con la 'rapidità' non ha mai avuto nulla a che fare.

Crisanti: "I test rapidi non riconoscono tre positivi su dieci"

Repubblica racconta in un articolo a firma di Andrea Tornago che il laboratorio di microbiologia e virologia dell’Università di Padova, diretto dal professore, il 21 ottobre scorso ha comunicato alla Regione Veneto i risultati di uno studio sul test rapido antigenico Abbott, condotto insieme al reparto malattie infettive e al pronto soccorso dell’ospedale di Padova. Secondo i risultati dello studio i test rapidi non riconoscerebbero 18 infetti su 61, evidenziando "una sensibilità di circa il 70%, inferiore a quella dichiarata" dalla Abbott. In pratica, secondo Crisanti, con il test rapido 3 positivi su 10 potrebbero risultare negativi e continuare a diffondere l’infezione senza alcun controllo. 

 

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