Martedì, 15 Giugno 2021
perplessità

I parenti degli ospiti delle Rsa: “Ecco perché non siamo contenti dell’ordinanza sulle riaperture”

Il provvedimento ministeriale che stabilisce la riapertura delle Residenze sanitarie assistenziali non convince per i requisiti indicati come necessari all’accesso nelle strutture: “L’ordinanza è anche più complicata di quella del giugno scorso”, ci spiega Antonio Burattini, presidente del Comitato Anchise

'Stanza degli abbracci' in una RSA di Bologna (foto Ansa/Max Cavallari)

L’ordinanza firmata dal ministro della Salute Roberto Speranza sulle modalità di riapertura delle Rsa non è stata salutata con soddisfazione unanime. La possibilità di visita da parte dei parenti nelle residenze sanitarie assistenziali resta subordinata al rispetto del documento adottato dalla Conferenza delle Regioni e integrato dal Cts che prescrive una serie di precauzioni e di limitazioni. A spiegare le perplessità che scaturiscono dai requisiti così indicati è Antonio Burattini, figlio di Rosalia ricoverata in una struttura e presidente del Comitato Nazionale Anchise, costituito allo scopo di garantire e vigilare sul diritto alla salute, all’assistenza e alla socialità degli ospiti nelle Rsa e Rsd (residenze sanitarie per disabili).

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I punti controversi

“Il primo aspetto dell'ordinanza che ci lascia perplessi è che tutta la responsabilità resta in capo al direttore sanitario che decide se, come e quando rendere possibile l’accesso alla struttura a seconda della disponibilità”, ci spiega Antonio Burattini: “Non tutte hanno uno spazio che consente le visite e ci sono strutture medio-piccole che non hanno personale sufficiente che aiuti i pazienti a recarsi nei luoghi deputati all’incontro. Sarebbe utile pensare di elargire un contributo economico alle strutture che si trovano in carenza di personale”. Il riferimento è alla disposizione secondo cui, per consentire l’ingresso dei parenti, la struttura deve garantire una programmazione degli accessi dei famigliari lungo l'arco della giornata, con modalità volte ad evitare assembramenti.

Altro punto è l’accesso consentito solo a chi è in possesso di certificato verde che attesti l'avvenuta vaccinazione, la guarigione o la negatività a un tampone molecolare recente, dettaglio che muove un’altra considerazione: “Il tampone ha un costo che resta a carico dell’utente che se vorrà andare a visitare un suo caro dovrà essere costretto a una spesa settimanale non trascurabile. Poiché molti dei parenti non sono ancora stati vaccinati, ci si dovrà sobbarcare il costo del tampone molecolare ogni volta che sarà consentito visitare il proprio congiunto”, spiega.

“L’ordinanza non è chiara, anzi anche più complicata di quella del giugno scorso”, prosegue ancora Burattini riscontrando sostanziali differenze rispetto a un anno fa: “Almeno allora potevamo  incontrarci sul terrazzo senza fare il tampone e con la mascherina chirurgica. Ora, invece, si sono aggiunti questi ulteriori parametri, tra cui anche la mascherina Ffp2”. La certezza è che lui, insieme a decine di parenti di anziani ricoverati continueranno a far sentire la loro voce, in nome di incontri con i propri cari che possano avvenire in sicurezza e comunque garantire a tutti lo stesso trattamento: “Se non lo decidono i direttori sanitari, il contatto fisico con i parenti resta ancora precluso e non è giusto”.

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