"Accanto ai fascisti mai": perché il Salone del libro di Torino è diventato un caso

La presenza della casa editrice sovranista e vicina a Casa Pound AltaForte che pubblica un libro-intervista su Matteo Salvini (e il cui direttore dichiara: “L’antifascismo è il male di questo Paese”) ha fatto scoppiare la polemica a pochi giorni dall’apertura della kermesse

Andare o non andare? Come si reagisce alla presenza tra gli stand del Salone del libro di Torino di una casa editrice vicina a Casa Pound il cui direttore afferma serenamente che "l'antifascismo è il male di questo Paese"?  A pochi giorni dall'apertura della kermesse, infuria la polemica sulla presenza di AltaForte, diretta dal militante di Casa Pound Francesco Polacchi e che pubblica un libro intervista della giornalista Chiara Giannini a Matteo Salvini. 

Il direttore di AltaForte: "Il male dell'Italia è l'antifascismo"

A La Zanzara su Radio24, il direttore di AltaForte si è definito orgogliosamente fascista. "Benito Mussolini sicuramente è stato il miglior statista del secolo scorso" (con buona pace di De Gasperi ed Einaudi, tanto per citarne un paio dell'immeditato dopoguerra), è il suo mantra, e per lui il fascismo "è stato assolutamente il momento storico e politico che ha sicuramente ricostruito una nazione che era uscita perdente e disastrata quantomeno dalla Prima Guerra Mondiale". Non solo: ogni tanto "le maniere forti" di un dittatura sono necessarie. Opinioni ribadite in un’intervista a La Stampa (“Ritengo che il fascismo sia stato il movimento storico e politico che ha ricostruito una nazione che era uscita perdente dalla prima guerra mondiale. E la dittatura? Un po’ di dittatura non fa mai male”) e che hanno suscitato critiche ancora più violente, tanto che Polacchi è stato costretto in parte a ritrattare ("Quelle parole sulla dittatura non le ho mai dette per come sono state riportate dalla Stampa e sono state travisate. La questione è che pur di censurare Matteo Salvini, coinvolto suo malgrado in questa bagarre per la scelta di Chiara Giannini di pubblicare con noi il suo libro intervista, ogni giorno mi vengono messe in bocca parole che non ho mai pronunciato e si tira in ballo la casa editrice in vicende con cui nulla ha a che fare") mentre all'Adnkronos il Comitato Editoriale di AltaForte  ha provato a smarcarsi: "AltaForte è una casa editrice indipendente e non si richiama al fascismo eppure il dibattito feroce di questi giorni non ha avuto nulla a che fare con i contenuti di quanto editiamo, ma solo ed esclusivamente con le esperienze politiche di chi l'ha fondata. D'altra parte, l'indirizzo di una casa editrice si giudica dalle pubblicazioni e non dall'appartenenza politica di chi la anima. L'identità nazionale, il diritto alla difesa e l'impegno dei soldati italiani nei vari teatri di guerra, il business dell'immigrazione, e, ancora, neocolonialismo, scippo di sovranità nazionale, neofemminismo: sono questi i temi affrontati dai libri che abbiamo editato, è questa la linea editoriale che ci contraddistingue, ed è sulla base di questa linea, e non per effetto delle dichiarazioni di altri, che alcuni dei nostri autori sono finiti nelle liste di proscrizione di qualche tutore dell'ordine democratico". "A questo punto il nostro auspicio - conclude il Comitato editoriale di AltaForte - è che lo spazio che andremo a occupare al Salone di Torino possa essere, nonostante tutto, uno spazio di cultura e di confronto perché chi è sicuro delle proprie idee non ha paura di quelle altrui".

Il fronte no e l'appello di Michela Murgia

Il collettivo Wu Ming ("Accanto ai fascisti mai"), lo storico Carlo Ginzburg, il fumettista Zerocalcare hanno fatto sapere che non parteciperanno al Salone in segno di protesta per la presenza di Altoforte. "Sono molto dispiaciuto ma mi è davvero impossibile pensare di rimanere tre giorni seduto a pochi metri dai sodali di chi ha accoltellato i miei fratelli, incrociarli ogni volta che vado a pisciare facendo finta che sia tutto normale", sintetizza Zerocalcare. Hanno rinunciato anche lo scrittore Christian Raimo (che si è anche dimesso dal ruolo di consulente editoriale della kermesse), la casa editrice People e il presidente nazionale dell’Anpi Carla Nespolo (che ha definito "intollerabile" la presenza al Salone di AltaForte "che pubblica volumi elogiativi del fascismo oltreché la rivista Primato nazionale, vicina a CasaPound e denigratrice della Resistenza e dell’Anpi stessa".

Non parteciperà nemmeno la giornalista Francesca Mannocchi, che ha criticato lo sdoganamento di AltaForte, "accaduto mentre la timidezza dei troppi, la ritrosia della zona grigia, l’opportunismo dei camaleonti di stato consentiva a gruppi fascisti (e partiti appoggiati da gruppi fascisti) di essere sostenuti dalla maggioranza del paese". 

A questi rifiuti si sono subito contrapposte le posizioni di chi invece sostiene sia più giusto non lasciare campo libero ai fascisti. La scrittrice Michela Murgia ha lanciato un appello su Facebook: "Ci sono casi come questo in cui l'assenza non ci sembra la risposta culturalmente più efficace. Per questo motivo non lasceremo ai fascisti lo spazio fisico e simbolico del più importante appuntamento editoriale d'Italia". 

"Se CasaPound mette un picchetto nel mio quartiere che faccio, me ne vado dal quartiere? Se Forza Nuova si candida alle elezioni io che faccio, straccio la tessera elettorale e rinuncio al mio diritto di voto? Se la Lega governa il paese chiedo forse la cittadinanza altrove? No. Non lo faccio. E non lo faccio perché da sempre preferisco abitare la contraddizione piuttosto che eluderla fingendo di essere altrove. Per questa ragione al Salone del libro di Torino io ci andrò e ci andranno come me molti altri e altre"

Dalla parte del fronte del “no” c’è anche il Museo Statale di Auschwitz-Birkenau, che ha posto al Salone un aut aut: “Non si può chiedere ai sopravvissuti di condividere lo spazio con chi mette in discussione i fatti storici che hanno portato all’Olocausto, con chi ripropone una idea fascista della società”. È quanto si legge in una lettera firmata da Halina Birenbaum, sopravvissuta al lager, dal direttore del Museo Statale di Auschwitz-Birkenau, Piotr M. A. Cywiński, e dal presidente e dall’ideatore del “Treno della memoria” Paolo Paticchio e il torinese Michele Curto (coinvolto, peraltro, in un’inchiesta sulla gestione dei fondi destinati ai Rom). La lettera, indirizzata al Comune di Torino “istituzione e come azionista indiretto del Salone” di scegliere tra la presenza al Lingotto di Birenbaum e il museo e lo stand di Altoforte. “Non si tratta, come ha semplificato qualcuno, del rispetto di un contratto con una casa editrice, bensì del valore più alto delle istituzioni democratiche, della loro vigilanza, dei loro anticorpi, della costituzione italiana, che supera qualunque contratto”.

"Al Salò del libro sono in programma 560 presentazioni. L’unica di cui parliamo è la non-presentazione di un editore fascista di cui, fino a ieri, nessuno sapeva niente. Mi pare geniale #SalonedelLibro", è stato il commento su Twitter dello scrittore Giacomo Papi. 

Antifascismo, legalità e opportunità

Nei giorni scorsi, all'inizio delle polemiche, il direttore del Salone Nicola Lagioia ha scritto su Facebook un post per fare un po’ di chiarezza: il libro non è nel programma ufficiale del Salone, Salvini non verrà a presentarlo e “gli uomini politici che hanno piacere di visitare la nostra fiera” lo faranno “in veste istituzionale, come semplici lettori, non tuttavia per presentare propri libri o fare campagna elettorale”, chiedendo di non strumentalizzare “il progetto culturale” della kermesse. Ma Lagioia ha anche detto chiaramente: “Ritengo quindi, io e il comitato editoriale, a maggior ragione nell’anno del centenario di Primo Levi (è sempre, ogni istante, il tempo di Primo Levi) che all’apologia del fascismo, all’odio etnico e razziale non debba essere dato spazio nel programma editoriale. Mai. Neanche a ciò che può essere in odore di tutto ciò. Nel programma infatti non ne troverete traccia. L’antifascismo è un valore in cui io e l’intero comitato editoriale del Salone crediamo fortemente, così come ci crede la città di Torino”. Ma, chiarisce Lagioia, “la stesura del programma prevede com’è naturale una discrezionalità di chi se ne occupa. L’iscrizione per gli stand ha altre regole, anche perché qui il principio di opportunità culturale si intreccia con quello di legalità”.

Anche la sindaca di Torino Chiara Appendino è intervenuta, ribadendo: "Torino è antifascista". "Questo semplice concetto in premessa deve essere molto chiaro, così come deve essere altrettanto chiaro che, in democrazia, non esistono alternative praticabili a questa posizione. A quei valori liberali, democratici, antifascisti, vogliamo tenere fede. L’occasione è utile per ricordare che la Città di Torino, Medaglia d’oro alla Resistenza, sarà presente al Salone internazionale del libro. Sarà presente con il suo stand e i suoi eventi, incarnando nella sua bandiera quei valori di libertà e uguaglianza che fanno parte della nostra stessa identità“.

Su Facebook la capogruppo M5s al Comune di Torino, Valentina Sganga, ha chieesto l’esclusione di AltaForte: “Il Salone deve essere lo spazio dove celebreremo la tolleranza e la resistenza alle derive neofasciste e autoritarie, il momento pubblico dove dare battaglia con la forza delle parole e argomentazioni. Ma può esserlo a una sola condizione: l’esclusione di Altaforte e di Polacchi”. “Qualsiasi via intermedia, qualsiasi compromesso sancirebbe per il Salone una perdita sul piano culturale che non possiamo accettare”, ha conculso Sganga.

In tutto ciò Salvini? "Io sono l'anti tutto possibile"

"Non fatemi fare anche l'organizzatore dei Saloni del libro. La cultura è sempre cultura da qualunque parte venga. Se ci sono idee diverse è bello anche il confronto, ma fatemi fare ministro dell'Interno e non il ministro della cultura”, ha detto Salvini, rispondendo a una domanda sulle polemiche intorno al Salone del Libro di Torino. “Io non sono fascista. Sono antifascista, anticomunista, antirazzista... tutto l'anti possibile”, ha aggiunto.

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