Venerdì, 30 Luglio 2021
Chiara Cecchini

Opinioni

Chiara Cecchini

Giornalista Today

La solita doppia morale di Salvini sull'omofobia

"Io ritengo che ogni Stato sia libero di decidere sulla propria organizzazione scolastica e universitaria, sull'organizzazione della giustizia", ha detto Matteo Salvini commentando la legge appena approvata in Ungheria e criticata da tutti (anche dall'Italia, seppur in ritardo rispetto) che vieterà la diffusione di contenuti che parlano di omosessualità tra i minori, di fatto paragonandola alla pedofilia.

È lo stesso Matteo Salvini che si è affrettato a ringraziare il Vaticano "per il buonsenso" dopo la nota verbale della Santa Sede all'ambasciata italiana sulla proposta di legge contro discriminazioni e violenze per orientamento sessuale, genere, identità di genere e abilismo (ossia il ddl Zan) che per come sarebbe formulata rappresenterebbe per il Vaticano una violazione del Concordato. Un gesto, quello della diplomazia vaticana, giudicato da più parti particolarmente invasivo (con il presidente del Consiglio Mario Draghi che ieri ha ricordato che "l'Italia è uno stato laico, non confessionale, e le leggi rispettano sempre Costituzione e trattati"), ma non da Salvini. Secondo lui nessuna ingerenza, nessun intervento a gamba tesa. Anzi, è semplice "buonsenso". 

Che il leader della Lega sia maestro di giravolte e contraddizioni non è una novità. Capita spesso infatti che sue recenti dichiarazioni finiscano accanto ad altre sue frasi degli anni scorsi, il più delle volte risalenti al suo passato "secessionista", su Roma ladrona, l'Italia unita e i meridionali. Potrebbe non valere nemmeno più di tanto la pena ricordarle o segnalare le nuove, visto che si tratta di un elenco che in effetti andrebbe aggiornato più e più volte a distanza ravvicinata. Però non notarlo ogni volta che ciò avviene è difficile. Stavolta poi è sempre lo stesso Salvini che, da ministro dell'Interno, replicava duramente all'iniziativa dell'elemosiniere del Papa, il cardinale Konrad Krajewski, che era intervenuto per togliere i sigilli al contatore di un palazzo occupato a Roma: "Se qualcuno in Vaticano vuole pagare le bollette agli italiani in difficoltà ci diano un conto corrente che lo diffonderà a tutti i sindaci - aveva commentato – Sostenere l'illegalità non è mai un buon segnale, da ministro dell'Interno devo garantire le regole".

Due pesi e due misure, a seconda dei temi in ballo. Quello che resta sempre costante è la capacità di Salvini di sedersi sempre dalla parte opposta a quella dei diritti. Perché se quello che si fa concretamente va ogni volta nell'altra direzione serve a poco dire che si è contro ogni forma di discriminazione e violenza e che ognuno è libero di amare chi vuole. Per non parlare poi dell'abilità salviana di buttarla in caciara - come si dice a Roma - mettendo insieme cose che tra loro non c'entrano niente sapendo però che faranno un determinato effetto. È evidente quanto una frase del genere sia pericolosa, nella sua 'abilità': "Sì alla libertà di amare, sì alla lotta contro ogni discriminazione, sì alla punizione di ogni genere di violenza. No a censura e processi per chi ritiene che mamma, papà e famiglia siano il cuore della nostra società, no al gender nelle scuole, no a chi vuole rubare fiabe e sogni ai nostri bambini, no all’utero in affitto. Sempre dalla parte della Libertà e dei diritti". 

Prima o poi arriverà il giorno in cui faremo fatica a ricordare che i gay potevano essere discriminati e insultati e che se uno dava loro del "frocio" non si doveva offendere ma anzi era invitato a farcisi su una bella risata in nome del "eh ma allora non si può più dire niente". Ci vorrà tempo. Ci vorranno fatti, non parole. E un po' di coerenza non guasterebbe.

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