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Sabato, 28 Maggio 2022
L'analisi

Le sanzioni cominciano a fare davvero male alla Russia

In arrivo il sesto pacchetto di sanzioni contro Mosca con un probabile stop alle importazioni di petrolio. Per quanto tempo Putin riuscirà ad evitare il default?

Dopo quasi due mesi dall’inizio della guerra in Ucraina l’Unione europea si appresta a varare il sesto pacchetto di sanzioni alla Russia. L’embargo totale al petrolio russo potrebbe essere fatale per Mosca oppure anche questa mossa potrebbe essere coperta con le riserve? L'economia russa sembra reggere, ma per quanto tempo ancora Putin riuscirà ad evitare il default? Cosa non ha funzionato? Le sanzioni cominciano a fare davvero male alla Russia?

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In arrivo il sesto pacchetto di sanzioni Ue alla Russia

Ora che le forze russe hanno scatenato l'offensiva finale sull'Ucraina orientale, l’Unione europea e gli Stati Uniti d’America continuano a sostenere l’Ucraina inviando armi a Kiev e adottando nuove e più pesanti sanzioni per mettere all’angolo Putin. L’obiettivo dei paesi occidentali è quello di isolare economicamente la Russia e portarla al default, per costringerla a mettere fine alla guerra. "Restiamo fermamente uniti nel sostegno all'Ucraina. Irrigidiremo ulteriormente le nostre sanzioni contro la Russia e aumenteremo la nostra assistenza finanziaria e sul fronte della sicurezza a favore di Kiev", ha affermato la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen anticipando il sesto pacchetto di sanzioni alla Russia. Le nuove sanzioni potrebbero riguardare uno stop totale alle importazioni di petrolio russo da parte dei Paesi europei, mentre per il gas bisognerà attendere ancora, visto che la Germania risulta un po’ riluttante per la sua forte dipendenza energetica da Mosca. A questo punto è lecito chiedersi: le sanzioni contro la Russia stanno funzionando?

Le prossime sanzioni Ue alla Russia andranno a colpire il petrolio

Putin: “La strategia del blitzkrieg economico è fallita”

Il primo segnale positivo sugli effetti delle sanzioni alla Russia arriva proprio dal diretto interessato, il presidente russo Vladimir Putin, che nei giorni scorsi per la prima volta si è affrettato a minimizzare gli effetti delle sanzioni visto che ormai non possono essere più nascosti. “La strategia del blitzkrieg (guerra lampo, ndr) economico è fallita”, ha dichiarato Putin forte del fatto che il rublo è tornato a trattare sui livelli di febbraio e che sinora l’economia russa ha schivato il crac finanziario. Peccato però che le sanzioni stanno già dando i primi effetti, in termini di inflazione, di perdita di posti di lavoro e di inconvertibilità del rublo. “La speranza dell’Occidente era quella di sconvolgere rapidamente la situazione finanziaria ed economica, provocare il panico nei mercati, il collasso del sistema bancario e la carenza su larga scala di beni nei negozi. Una tale politica è fallita. La Russia ha resistito a una pressione senza precedenti”, ha dichiarato Putin. Sì è vero ha resistito, ma per quanto tempo ci riuscirà ancora?

Gli effetti delle sanzioni sull’economia reale russa

A dispetto di quanto dice Putin, altre voci russe sembrano essere preoccupate dalle sanzioni. Ad esempio, la governatrice della Banca centrale della Russia, Elvira Nabiullina, ha definito il congelamento da parte dei Paesi occidentali di oltre 640 miliardi di dollari di riserve russe come "un atto senza precedenti". Presentando il rapporto sulla Banca russa 2021, la Nabiullina ha ammesso che “le sanzioni hanno colpito principalmente il mercato finanziario, ma ora inizieranno a colpire sempre più i settori reali dell'economia. I problemi principali saranno associati non tanto alle sanzioni alle istituzioni finanziarie, ma alle restrizioni alle importazioni, alla logistica del commercio estero e, in futuro, a possibili restrizioni all'esportazione di prodotti russi”. In poche parole si rischia un blocco nelle catene di approvvigionamento, le scorte finiranno presto e l’inflazione aumenterà. La governatrice rivela apertamente che “il periodo in cui l'economia può vivere di riserve è finito”. Il blocco logistico si abbatterà anche sulla produzione militare visto che nel 2014 ben 640 prodotti militari russi richiedevano componenti provenienti dai paesi della Nato e dell’Ue. Preoccupato anche Andrei Belousov, vice primo ministro della Federazione Russa: lo stimolo economico per combattere la crisi senza rischiare ulteriore inflazione è limitato a 7-8 trilioni di rubli e il governo ha già raggiunto questo limite. Secondo Sergei Sobyanin, sindaco di Mosca, invece, a causa delle sanzioni circa 200mila persone rischiano di perdere il lavoro nella sola Mosca. Stando a queste dichiarazioni gli effetti delle sanzioni alla Russia stanno diventando reali e con il passare del tempo lo saranno sempre più anche perché il fortino russo fatto di riserve (oro e valute per 600 miliardi di dollari) si sta via via assottigliando. Secondo la Banca centrale russa, dall’inizio dell’invasione in Ucraina le riserve si sarebbero ridotte di 39 miliardi di dollari, il 6% del totale. Come mai non si è arrivati ancora al default della Russia? Cosa non ha funzionato?

Cosa non ha funzionato nelle sanzioni alla Russia

Dopo cinque pacchetti di sanzioni alla Russia e l’arma nucleare dello Swift, l’economia russa non è ancora andata in default. Come mai? Le ragioni sono molteplici, prima di tutto la mancanza di unità nell’imposizione delle sanzioni contro Mosca. Secondo una ricerca Ispi – Istituto per gli studi di politica internazionale - solo il 19% dei Paesi al mondo ha deciso di sanzionare la Russia. Anche se si tratta di una grande fetta dell’economia mondiale, visto che rappresentano il 59% del Pil, non basta perché così si lasciano scappatoie e partite di giro a cui la Russia può appigliarsi per salvarsi dalla stretta economica. Mosca può rivolgersi ad altri acquirenti per comprare i beni di cui necessita oppure può vendere altrove i propri prodotti e le proprie risorse energetiche. Altro motivo per cui fino ad ora le sanzioni non hanno funzionato al meglio è l’assenza delle “sanzioni secondarie”, come quelle già usate contro l’Iran, cioè quelle sanzioni che colpirebbero i paesi che decidono di fare affari con la Russia. Su questo argomento però sembra si stia ampiamente discutendo e non è detto che si arrivi presto a prendere una decisione anche su questo importante argomento. A spingere in tal senso sono soprattutto gli Stati Uniti vista la contrarietà della Germania ad uno stop alle importazioni di gas russo, mossa che metterebbe seriamente in difficoltà il Paese visto che è il primo importatore di gas russo d’Europa.

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Paesi sanzioni Russia-2

Sanzioni Ue, si va verso uno stop alle importazioni di greggio

Per il momento il nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia non dovrebbe toccare il gas ma solo le importazioni di petrolio russo. Sarà il colpo di grazia per Putin? Difficile dirlo. Nonostante gli sforzi fatti fino a questo momento il taglio alle esportazioni russe deciso da Stati Uniti, Uk e Unione europea ha portato solo ad una contrazione dell’8,3% delle esportazioni pre-invasione. Questo dipende dal fatto che sinora sono stati lasciati fuori dall’embargo il petrolio, la benzina e il gas, che rappresentano circa la metà delle esportazioni russe. Considerando che la Russia è il secondo esportatore di petrolio al mondo dopo l'Arabia Saudita, (esporta greggio per 230 milioni di tonnellate e per un valore di 110 miliardi di dollari – dati 2021) potremmo dire che un eventuale stop alle importazioni di greggio da parte di Stati Uniti e Ue potrebbe colpire pesantemente l’economia russa, ma non è detto. Bisogna considerare che negli ultimi anni l’Ue ha importato circa il 49% del petrolio russo, gli Stati Uniti il 3% mentre alla Cina è andato circa il 30,6%. L’embargo occidentale al petrolio russo, dunque, bloccherebbe circa la metà delle esportazioni di Mosca ma ciò non impedirebbe a Putin di dirottare il greggio verso altri paesi neutrali o amici, come India e Cina intenzionate già ad aumentare gli acquisti.

Fmi: economia russa in difficoltà

Per il momento di certo c’è solo una cosa, che la Russia dovrà trovare nuovi partner o rafforzare vecchi accordi commerciali e che lo dovrà fare nel minore tempo possibile se vuole vincere la guerra in Ucraina senza andare in default. Secondo gli ultimi dati della Banca centrale russa, nonostante il calo delle esportazioni (-8,3% a gennaio-marzo rispetto al trimestre precedente) e delle importazioni (-16,8%) il saldo della bilancia delle partite correnti (la differenza tra il valore delle esportazioni e delle importazioni) risulta positivo per 58 miliardi di dollari, segno che l’economia russa regge. Segnali di difficoltà arrivano però dalle stime del Fondo monetario internazionale (Fmi), che indica per il 2022 una frenata del Pil russo di circa l'8,5% e un ulteriore calo di circa il 2,3% nel 2023. L'inflazione triplicherà al +21,3% e la disoccupazione raddoppierà al +9,3%. Un quadro non proprio roseo destinato senza ombra di dubbio a peggiorare, vista la determinazione dei paesi occidentali nell’isolare economicamente Putin, con una unanimità di vedute mai vista prima, eccezion fatta per il gas russo su cui ancora si tentenna. Forse proprio uno stop totale alle importazioni Ue di gas russo potrebbe far pendere l’ago della bilancia verso un default della Russia, considerando che l’Europa ne importa circa il 50% circa del totale e che per fattori strutturali e geografici per Mosca risulta più difficile e costoso spedire il gas altrove. Un eventuale embargo totale Ue di petrolio e gas russo costerebbe a Mosca ben 15 miliardi di euro al mese.    

Russia export petrolio e gas-2

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