Lunedì, 12 Aprile 2021

I ragazzi che da un sasso vogliono arrivare ad avere una casa (vera)

Qualcuno c'è già riuscito: Kyle MacDonald, nel 2005, da una graffetta con 14 scambi divenne proprietario di una farmhouse. Il gioco, dimenticato da tutti, è vecchio come il mondo: si chiama baratto. Marco Amorosi e Raniero Bergamaschi vogliono arrivarci anche in Italia, con il progetto '"Habere non haberi". Che è fiducia, condivisione, amicizia. E dopo 5 passaggi, sono arrivati già a un paio d'orecchini da 3mila euro

Il primo sasso del progetto

Da un sasso a una casa. Dal possedere fisicamente un solo sasso, un corpo inorganico privo di qualsiasi valore, all’avere le chiavi di un immobile. Questo, sì, del valore di centinaia di migliaia di euro. Sembra follia. Ma qualcuno pensa di riuscirci. E, soprattutto, qualcuno l’ha già fatto. Ad esempio, una quindicina d’anni fa, il canadese Kyle MacDonald: da una graffetta, in 14 baratti crescenti, è arrivato alla proprietà di una splendida farmhouse a Kipling, in Canada. La storia, “One red paperclip”, misteri del mondo digitale, è rimasta dormiente per oltre un decennio, fino a che non è stata rispolverata sul social TikTok. Dentro c’è tutto: solidarietà, fiducia verso il prossimo, voglia di fare nuove conoscenze, la semplicità di uno scambio. Il meccanismo è semplicissimo: si parte da un oggetto insignificante e si arriva, con passaggi via via crescenti, ad auto, case o terreni. Ci si focalizza sull’esperienza, sull’idea in sé, e non, per una volta, sul prodotto.

Marco Amorosi adocchia la vicenda su TikTok, dov’è conosciutissimo (@marc5marce, 100mila iscritti) e, da esperto di comunicazione e marketing, decide di provarci anche in Italia. Nasce il progetto “Habere non Haberi” (dal latino “possedere e non essere posseduti”). Non una graffetta, stavolta. Si comincia da un sasso. Si punta a una casa. Tutto il percorso viene documentato minuziosamente sui social, da YouTube a Instagram. Marco imbarca nell’impresa un compagno di studi universitari, in Cattolica a Milano, Raniero Bergamaschi, videomaker. Quello che conta, in fondo, è il viaggio: nuove amicizie, nuove conoscenze, il calore umano che, in tempi di pandemia, latita. La meta per ora è in secondo piano.

Da dove siete partiti?

“Abbiamo preso spunto da un gioco che in America è molto conosciuto, “Bigger or better”. Si suona agli estranei e si chiede se si è disposti a partecipare. La gente sa già come funziona e che dovrà dare in scambio un oggetto dal valore superiore, più grande o migliore. Si regala un’esperienza, un’emozione. Vedendo la storia di Kyle MacDonald, abbiamo pensato di provare qui in Italia. La storia nel resto del mondo ha perfino pagine su Wikipedia in 21 lingue. In Italia no: abbiamo provato a scrivere la voce e ci è stata negata, poiché secondo i wikipediani italiani la vicenda non è enciclopedica. Da noi c’è molta più diffidenza: c’è sempre paura di essere truffati. Cerchiamo di sfatare questo mito”.

Il primo scambio è stato subito pazzesco…

“Sì, il primo scambio ha avuto del clamoroso e si è tenuto soltanto a un giorno di distanza dalla pubblicazione del primo annuncio. Andrea, costruttore edile, conoscitore e fan della vicenda di Kyle MacDonald, ha voluto scambiare con il sasso una mountain bike nuova di zecca che aveva ricevuto in regalo da un suo fornitore. Poi da quella siamo passati a una bici da corsa Bianchi di alto valore”.

Avete reso il baratto una vera e propria esperienza mediatica, quindi: "Habere non haberi" è un progetto di narrazione multimediale.

“Carlo, liutaio napoletano operante a Modena, cercava una bici da corsa della sua misura, e ha accettato di buon grado di scambiare due strumenti di liuteria della sua ampia collezione. In quei giorni siamo stati contattati dalla Rai, e abbiamo pensato: ma perché non far riprendere lo scambio in diretta? E così siamo andati live su Rai 2 nel programma “I fatti vostri” il 9 dicembre 2020, che ha ripreso tutto davanti a milioni di spettatori”.

A che punto siete?

“Siamo partiti a ottobre 2020 e, dopo soli 5 scambi, possediamo orecchini in oro bianco e diamanti del valore di 3mila euro. Ma non sappiamo quando finiremo”.

Vi eravate dati come orizzonte temporale un anno: si andrà oltre?

“Vedremo come proseguiranno gli scambi. La nostra intenzione è regalare un’esperienza a chiunque partecipi al progetto. L’obbiettivo finale è un immobile che potrebbe diventare base o ufficio per altri progetti di comunicazione o marketing, fatti per avvicinare le persone e rompere le barriere di diffidenza e sfiducia”.

Se qualcuno volesse essere protagonista, dunque, di “Habere non haberi”, come deve fare?

“Prima di tutto, per poter andare avanti nella nostra avventura, pubblichiamo annunci su Marketplace e altri gruppi di vendita di Facebook oltre che sul sito Subito.it. Quindi, valutiamo ogni proposta di scambio che riceviamo non soltanto in base al suo valore economico, ma anche e soprattutto alle sue possibilità di storytelling, considerando attentamente la storia dell’oggetto e del suo proprietario. Quando finalmente troviamo l’offerta giusta, concordiamo il luogo più adatto dove poter concludere lo scambio e documentare con una o più telecamere ogni attimo dell’incontro. Una volta giunti sul posto, facciamo anche delle brevi interviste alle persone con cui completiamo lo scambio e lasciamo che raccontino la loro storia e quella degli oggetti che ci stanno offrendo; durante questi momenti, riprendiamo sempre anche i luoghi in cui ci troviamo, ogni volta diversi”.

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