Martedì, 27 Luglio 2021
Il caso

Scanzi non aveva diritto a vaccinarsi, ma non fu reato: Pm chiede l'archiviazione

Dopo le verifiche interne alla azienda sanitaria, la Procura aveva aperto le indagini per capire se il giornalista de Il Fatto avesse commesso o meno dei reati. Ora il pm ha tratto la sue conclusioni

Andrea Scanzi non aveva diritto a fare il vaccino perché non rientrava nelle categorie con priorità, ma non c’era una legge ancora in vigore per cui, di fatto, il giornalista de Il Fatto Quotidiano, non ha commesso nessun reato. Per questo oggi, la Procura di Arezzo ha chiesto l'archiviazione per la vicenda del vaccino somministrato ad Andrea Scanzi il 19 marzo scorso all'hub vaccinale della città toscana. Il caso sollevò polemiche e critiche con l'accusa al giornalista di aver saltato la fila.

Dopo le verifiche interne alla Asl, il 22 marzo la Procura aprì le indagini, ora concluse. Secondo quanto ricvostruito dalla pubblica accusa, Scanzi non rientrava in alcuna categoria vaccinale e dunque non aveva diritto ad anticipare la dose. Tuttavia, seppur all’inizio fosse stato contestato l’abuso d’ufficio, il comportamento non configura reato perché sarebbe servita una legge ad hoc, cosa che al tempo non c’era. Dunque il giornalista e volto della tv non ha violato la legge. Per questo il pm ha chiesto l’archiviazione del caso al Gip, che adesso dovrà decidere se accoglierla o meno. 

A suo tempo Scanzi aveva detto chiaro e tondo di aver fatto il vaccino AstraZeneca per dare il buon esempio. Aveva sentito in tv il generale Francesco Paolo Figliuolo, commissario straordinario per l’emergenza Covid, dire che era una vergogna buttare via i vaccini perché le persone non si presentassero all’appuntamento e così Scanzi aveva chiamato il suo medico di famiglia, chiedendo di informarsi se potesse essere vaccinato al posto di chi non si presentava. “Ho detto al medico che l’avrei fatto solo con una dose che altrimenti sarebbe finita nella fogna, solo se fosse lecito e moralmente giusto” aveva rimarcato lo scrittore che, alla fine, si era presentato al cento di Arezzo e aveva fatto l’AstraZeneca. “Non un boccone da ghiotti” diceva lui perché, “io il vaccino l’ho fatto quando la gente se la faceva addosso, l'ho fatto per dare un esempio, non avevo un esercito dietro pronto a prendere quella dose”.

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