Domenica, 29 Novembre 2020
Italia

Scenario 4: le cinque regioni a rischio lockdown totale

L'Iss e il ministero: alcuni territori hanno valori di Rt regionali al di sopra di 1,5 e questo potrebbe portare rapidamente a una numerosità elevata dei casi e, successivamente, al sovraccarico dei servizi assistenziali e all'impossibilità di tracciare i nuovi casi per chiudere i focolai

Ci sono cinque regioni a rischio lockdown totale. Ovvero si trovano nello Scenario 4 disegnato in un report dell'Istituto Superiore di Sanità e dal ministero che circola da ieri e che prevede la "Situazione di trasmissibilità non controllata con criticità nella tenuta del sistema sanitario nel breve periodo, con valori di Rt regionali sistematicamente e significativamente maggiori di 1,5 (ovvero con stime IC95% di Rt maggiore di 1,5)": sono Lombardia, Campania, Liguria, Lazio e Valle d’Aosta, a cui si aggiunge la provincia autonoma di Bolzano. 

Scenario 4: le cinque regioni a rischio lockdown totale

Nello studio, illustrato oggi dal Corriere della Sera e dalla Stampa, si spiega che nello scenario 4 si hanno valori di Rt regionali al di sopra di 1,5 e questo potrebbe portare rapidamente a una numerosità elevata dei casi e, successivamente, al sovraccarico dei servizi assistenziali e all'impossibilità di tracciare i nuovi casi per chiudere i focolai. Secondo lo studio il sovraccarico potrebbe arrivare entro un mese e mezzo a meno di non riuscire a proteggere le categorie più fragili come gli anziani. "In uno scenario nazionale di questo tipo è presumibile che molte regioni siano classificate a rischio alto e, vista la velocità di diffusione e l’interconnessione tra le varie regioni, è improbabile che vi siano situazioni di rischio inferiore al moderato». E infine: «Se la situazione di rischio alto dovesse persistere per un periodo di più di tre settimane, si rendono molto probabilmente necessarie misure di contenimento molto aggressive». Ovvero il lockdown totale. 

Lo scenario 4, aggiunge l'agenzia di stampa Agi, è a sua volta suddiviso in tre fasce: moderata, alta/molto alta per meno di tre settimane consecutive o alta/molto alta per piu' di tre settimane consecutive e situazione non gestibile. Il quadro che ci attende se le misure messe in campo non dovessero dare i loro frutti. In quest'ultimo caso si prevedono gli obiettivi di "mitigazione della diffusione del virus, riduzione del numero di casi, porre fine alla trasmissione comunitaria diffusa". Come? "Restrizioni generalizzate con estensione e durata da definirsi rispetto allo scenario epidemiologico", accanto alle "limitazioni della mobilita' da/per le zone interessate", ma anche la "chiusura delle strutture scolastiche/universitarie", sempre per l'estensione e la durata richieste dall'andamento dell'epidemia, "ed attivazione della didattica a distanza sempre ove possibile".

Peraltro il documento dell'Iss suggerisce l'attivazione di personale aggiuntivo esterno a supporto dei dipartimenti di prevenzione, ma soprattutto, visto il congestionamento del sistema, l'offerta del tampone solo a "casi sospetti e contatti stretti e a rischio, con priorita' ai soggetti sintomatici", una strategia di "semplificazione di contact tracing e sorveglianza attiva" che cambia molto rispetto allo scenario 1, che prescrive "la ricerca e conferma diagnostica di tutti i casi sospetti". Si suggerisce anche il "potenziamento degli alberghi per isolamento casi". 

Il nuovo Dpcm entro il 9 novembre

Campania, Lombardia, Liguria, Lazio e Valle d'Aosta

Il Corriere aggiunge che tra chi rischia di più il lockdown c’è la Campania che per la prima volta supera i 3000 nuovi contagiati in un giorno, con Napoli che ne conta 603. Ma anche la Lombardia si avvicina alla soglia critica: ieri ha registrato 7.339 nuovi positivi, altri 53 ricoveri in intensiva e 57 decessi. Antonella Viola, immunologa dell'università di Padova, spiega oggi in un'intervista a Repubblica dice che Campania e Lombardia vanno chiuse: "Occorre studiare il territorio e chiudere dove il virus circola di più, anche a livello di singoli comuni. Un valore di Rt sopra a 1,5 dovrebbe spingerci a intervenire. Un provvedimento importante secondo me sarebbe rendere le mascherine obbligatorie a scuola sempre, anche durante le lezioni. Le città universitarie, dove confluiscono giovani da diverse regioni, condividendo alloggi e svaghi, sono altri punti delicati. Le zone meno colpite invece potrebbero riaprire i locali la sera. Ma bisogna fare presto. Se non agiamo subito, fra un mese i dati saranno peggiorati. A furia di rincorrere un’epidemia che è più veloce di noi, saremmo costretti a chiudere tutto per Natale". 

Secondo Viola non avrebbe senso attendere per capire che le misure messe in campo a partire da metà ottobre siano efficaci: "Avrebbe senso se fra dieci giorni avessimo più dati utili a orientare le scelte. La mancanza di dati invece è sempre stato un problema grave in Italia, fin dall’inizio. Non abbiamo una mappa dettagliata della circolazione del virus, non sappiamo dove ci si infetta di più. Con il collega Enrico Bucci abbiamo fatto una fatica enorme a raccogliere i numeri sui contagi a scuola. Al ristorante ci prendono nome e cognome per permettere il tracciamento. Perché allora non sappiamo quanta gente si è infettata in quel contesto?". 

Paolo Bonanni, epidemiologo e professore ordinario di Igiene all’Università di Firenze, dice invece al Corriere che c'è una data per il picco: "Sulla base di modelli matematici ci sono proiezioni che indicano che il picco potrà arrivare verso metà dicembre, ma sono supposizioni che vanno prese con mille molle. È ragionevole pensare che possa succedere, ma potrebbe anche non succedere: ci sono moltissime variabili in gioco e ogni ipotesi è un azzardo. La speranza è che a un certo punto riusciremo a fare quello che è stato fatto da fine aprile-maggio, per tornare con un Rt pari a 1. Potremo così vedere la discesa dopo un periodo in cui il numero dei contagi quotidiani resta stabile, il plateau che abbiamo conosciuto nella scorsa ondata, tipico di un virus che ha un periodo di incubazione lungo come Sars-CoV-2". 

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