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Mercoledì, 17 Agosto 2022
Stop alla pesca

Scatta lo sciopero dei pescatori: "Ora il blocco dei porti contro il caro gasolio"

La protesta iniziata da Pescara si allarga a tutta Italia: la pesca si ferma ovunque e da stasera ci si inizia ad organizzare per le manifestazioni, quelle che fanno davvero rumore

Le marinerie di tutta Italia fanno fronte comune: la pesca si ferma ovunque e da stasera ci si inizia ad organizzare per le manifestazioni, quelle che fanno davvero rumore. Da stasera ci si organizza per il blocco dei porti, per fermare le merci, per lanciare un ultimo grido d'aiuto a chi resta sordo di fronte al pianto disperato di chi non ha più i mezzi economici per lavorare.

Lo stop dell'attività era partito da Pescara e dalla gran parte dei porti abruzzesi, molisani, marchigiani e pugliesi già domenica. Da quel giorno il presidente dell'associazione armatori di Pescara Francesco Scordella con i rappresentanti di tutte le altre marinerie aderenti, a cominciare da Francesco Caladroni che le marinerie italiane le rappresenta tutte, hanno iniziato un lungo viaggio lungo le coste italiane per convincere anche chi non sembrava intenzionato a restare in banchina per disperazione, ha sempre detto Scordella, a non sciogliere i nodi. La disperazione di cui parla è quella di chi ha troppa paura di perdere tutto per giocarsi l'ultima carta di fronte ad una crisi che, comunque, non offre ad oggi soluzioni e che dunque alla fine avrebbe portato alla stessa conclusione.

È proprio Scordella a raccontare a IlPescara questi tre giorni passati in giro per l'Italia spesso senza mangiare e senza dormire, per trovare quella quadra che sembrava impossibile da trovare viste le tante differenze territoriali e la frammentarietà della categoria. Alla fine però, come avviene in mare, tutti hanno teso la mano per salire a bordo della stessa imbarcazione. Un obiettivo centrato grazie al dialogo tiene a sottolineare il presidente dell'associazione armatori di Pescara.

"Non ci sono state né liti né forzature – racconta da Porto Santo Stefano dove il lungo viaggio è finito – e lo hanno capito anche le forze dell'ordine che erano presenti in tutti i porti e che ringraziamo per quanto hanno fatto". L'ultima lunga notte che ha passato con i suoi compagni di questo viaggio sì disperato, ma di chi contro quella disperazione lotta con tutte le forze rimaste proprio come dentro la peggiore delle tempeste in mare aperto, l'hanno trascorsa tra Livorno, Viareggio e altri porti italiani.

Nel pomeriggio rientreranno le barche uscite da Civitavecchia e anche il più grande porto del Lazio si fermerà, così come quello di Fiumicino. “"Ci fermiamo tutti era questo il primo obiettivo e lo abbiamo centrato", aggiunge. Se qualcuno uscirà in mare dunque, non sarà che una mosca bianca di fronte ad una categoria che da decenni non trovava la forza di muoversi compatta. Quello che sembra un successo, però, è tutt'altro: è la dimostrazione di quanto grave sia la situazione, di quante famiglie temano per il domani. Sono quelle degli armatori, ma anche quelle degli imbarcati. Un effetto a catena che travolge tutti coloro che fanno parte della filiera. Se con oggi si chiude il viaggio della coesione, da stasera si apre la battaglia per il proprio innegabile diritto: lavorare. Le ragioni sono note: il caro gasolio è stato il colpo di grazia per la categoria e oggi le spese per uscire in mare superano di gran lunga gli incassi, senza contare la pericolosità di un mestiere tanto antico quanto radicato nella nostra penisola.

Ora si inizia con il blocco dei porti, lo conferma Scordella che si toglie qualche sassolino dalle scarpe quando ricorda di aver sempre lamentato l'assenza dei sindacati e le associazioni: ora anche loro dichiarano fronte comune dopo l'incontro avuto a Roma con il sottosegretario Francesco Battistoni, l'incontro al quale le marinerie non hanno preso parte, ma che hanno seguito da via XX Settembre, a Roma, incontrando lì proprio il sottosegretario. Già stasera ci si inizierà ad organizzare per l'avvio di azioni che di rumore sono destinate a farlo, e anche tanto. Le marienrie italiane sono pronte a bloccare i porti, ad impedire alle merci di essere scaricate, a fermare l'intera economia del mare. Uno schiaffo al Paese, ma soprattutto una sveglia alle istituzioni, governo in primis, da cui le risposte che chiedono da mesi continuano a non arrivare.

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