Martedì, 18 Maggio 2021

Scudo penale per medici e infermieri: c'è chi dice no

La proposta del sottosegretario di Stato alla Salute Andrea Costa non è stata accolta bene da tutti, innescando un acceso dibattito. Gli ex pm Ingroia e Sabella: ''Una soluzione inutile e impraticabile''

Foto di repertorio Ansa

"È fondamentale assicurare tutela e tranquillità a tutti i vaccinatori che nelle prossime settimane somministreranno milioni di dosi di vaccini anti-Covid ai nostri connazionali. Dobbiamo con urgenza prevedere uno scudo penale per tutti gli attori principali della campagna vaccinale". Soltanto ieri il sottosegretario di Stato alla Salute, Andrea Costa, chiedeva l'introduzione di uno scudo penale per tutelare il personale sanitario che si occupa di somministrare il vaccino alla popolazione. Una contromisura proposta dopo la preoccupazione manifestata da medici ed infermieri dopo la vicenda del militare morto in Sicilia dopo la somministrazione del vaccino anti-covid, i medici e gli infermieri che avevano inoculato la dose sono finiti tra gli indagati per omicidio colposo. 

L'ipotesi lanciata da Costa ha scatenato un ampio dibattito, tra chi lo ritiene uno strumento inutile o addirittura pericoloso e chi invece lo considera necessario. Secondo l'ex Procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, oggi avvocato penalista, lo scudo penale per i medici è una soluzione impraticabile: "Lo scudo penale per i medici vaccinatori? Francamente mi pare una soluzione impraticabile. Bisogna essere franchi e sapere dire le cose come stanno. Io temo che il Governo, pur di non andare incontro a una sorte di ribellione dei medici abbia detto che studierà una soluzione, ma non esiste una soluzione che possa contemperare le diverse esigenze. E' inutile girarci attorno".

L'ex magistrato non condivide l'idea di uno scudo penale per i medici vaccinatori, come chiesto dalla Federazione dopo l'iscrizione nel registro degli indagati per omicidio colposo dei medici e dei sanitari che hanno somministrato il vaccino al militare morto poche ore dopo la somministrazione di AstraZeneca. "In questo momento di assunzione di responsabilità - dice Ingroia - se il medico è tranquillo con la sua coscienza e fa il suo dovere, il fatto che ci sia il rischio di essere iscritto nel registro degli indagati per poi accertare che non ha alcuna responsabilità, mi pare un modo di anteporre le proprie esigenze. Un modo un po' egoistico, insomma, di approcciare la questione anteponendo le proprie esigenze personali, di tutela personale, alla tutela della salute e della comunità, mi spiace dirlo ma è così".

"Ciascuno - ribadisce Ingroia - a seconda della professione che svolge deve anteporre l'interesse collettivo agli interessi personali". La richiesta è partita dalla Federazione nazionale degli ordini dei medici, ed è stata condivisa da tutti gli operatori sul campo. Una richiesta accolta dal governo che, come ha annunciato il ministro della Salute Roberto Speranza, sta già lavorando a una norma in questa direzione. Per Antonio Ingroia lo scudo penale è una soluzione che "non si può condividere".

"Capisco le preoccupazioni, specie in questo periodo - dice l'ex pm - del governo che si pone il problema del rischio che ci possa essere un disimpegno di vaccinatori. Ma come dovrebbe prevedersi questo scudo? Uno scudo totale, di impunità totale? E' impensabile. Leggo sui giornali che si dice si vorrebbe limitare lo scudo ai casi di dolo e colpa grave in relazione alle imprevedibili reazioni negative del vaccino. Bene, e che fa il magistrato in questo caso? Siccome non può saperlo prima, quando farà l'autopsia inevitabilmente dovrà iscrivere il medico nel registro degli indagati prima dell'autopsia. Quindi, questo tipo di soluzione on risolverebbe il timore dei medici di essere prematuramente indagati. Cosa che è inevitabile per la tutela della prova". Quindi, per Antonio Ingroia, "una impunità totale sarebbe una follia, perché ci può essere anche il caso del medico per che imperizia causi conseguenze dannose al paziente".

Sulla stessa linea di Ingroia anche l'ex pm Alfonso Sabella, oggi giudice del Tribunale del Riesame di Napoli: "Penso che non sia assolutamente necessario uno scudo penale per i medici, perché già la legislazione attuale costituisce uno scudo assolutamente solido. Se il medico rispetta i protocolli quelli stabiliti dall'Aifa, dall'Ema e dall'ospedale, non ha nessun tipo di problema. Scudo penale o meno, la magistratura le indagini le deve fare in ogni caso. Lo scudo penale, a mio avviso, è inutile".


"Nessuno scudo penale che possa riguardare i vaccini può impedire al pm di svolgere le indagini - aggiunge Sabella -, perché se una persona che si è fatta il vaccino muore, anche se c'è lo scudo penale il pm le indagini le deve comunque avviare, perché, ad esempio, bisogna verificare se in quel vaccino è stato messo del veleno, se il medico che l'ha inoculato ha violato i protocolli, se la siringa era infetta e nessuno l'ha sterilizzata. Ci possono essere duemila ragioni per avviare l'indagine, ecco perché penso che ci troviamo di fronte a una tempesta in un bicchier d'acqua, si ciurla nel manico, è una questione priva di qualsiasi fondamento". 

Subito dopo Sabella sottolinea: "A meno che non si voglia stabilire che per tutti quelli che vengono vaccinati, le indagini non si possono fare. Se qualcuno se la sente di varare una norma di questo tipo… i medici non hanno nulla da temere, il rischio di un avviso di garanzia e dell'avvio di un procedimento penale è insito nella loro professione, perché purtroppo si ha a che fare con un bene primario, che è quello della salute, e quando questo bene viene leso, è normale, fisiologico che un pm faccia le indagini".

 "Lo scudo penale per i medici? Non serve. Non c'è bisogno quando non si fa altro che inoculare la dose: se si sbaglia non è giusto avere alcuno scudo penale, perché il proprio lavoro deve esser fatto bene; se è il farmaco che causa dei danni, cosa c'entra chi lo ha somministrato?": dal lato del 'no' troviamo anche l'avvocato Gian Domenico Caiazza, presidente dell'Unione Camere Penali Italiane.

"Se AstraZeneca è veleno, chi lo ha inoculato non c'entra e lo scudo non serve. E' una richiesta che purtroppo dà la dimensione della preoccupazione che abbiamo - spiega ancora Caiazza - è una richiesta che nasce dal fatto che per fare le indagini sul vaccino si iscrivono i medici nel registro degli indagati. Una pura formalità, come spiegano poi le stesse Procure, che tuttavia per i vaccinatori costituiscono sempre e comunque un timore, come può essere un'iscrizione nel registro degli indagati, per omicidio colposo. Queste forzature determinano reazioni o richieste protettive che non possono essere declinate nei termini in cui vengono fatte. I pm dovrebbero evitare di iscrivere per mera esigenza investigativa gente che dall'inizio è chiaro che non c'entra nulla".

Poi c'è chi ritiene che lo scudo potrebbe anche mettere a rischio la fiducia del vaccino. È il pericolo paventato ai media da Andrea Crisanti, microbiologo dell'Università Padova: "Rimango stupito che ci possa essere un livello di responsabilità dei medici perché la vaccinazione è una misura di sanità pubblica, quindi una decisione politica in capo al ministro".

"Di fatto - ha spiegato Crisanti - i medici sono semplici esecutori. Non c'è proprio bisogno di questo scudo. Le persone sono consapevoli degli eventuali effetti collaterali, non c'è per il momento nessuna connessione fra i pochissimi decessi e la vaccinazione. Mi sembra come dover ammettere che il vaccino pericoloso, cosa che non è. Sarebbe una cosa che non genera fiducia".

Ma non esiste soltanto chi dice ''no''. Secondo l'ex procuratore aggiunto di Venezia Carlo Nordio, l'introduzione dello scudo penale per chi somministra il vaccino è una mossa necessaria: "Un provvedimento necessario, da inserire in un più vasto contesto di tutela della professione sanitaria, da tempo aggredita da denunce e citazioni infondate, con l'unico risultato di determinare la cosiddetta 'medicina difensiva', che alla fine si rivela costosa per lo Stato e dannosa per gli stessi pazienti". 

Un'opinione condivisa attraverso un post su Facebook anche dal senatore di Italia VivaDavide Faraone: "Abbiamo conosciuto i danni della via giudiziaria al potere, non pensavo si arrivasse alla via giudiziaria al vaccino. Lo dico senza girarci attorno: è una follia indagare i medici, è inconcepibile che donne e uomini impegnati a sconfiggere il Covid passino da eroi ad indagati. O peggio a delinquenti. Credetemi, non è una sciocchezza. In un momento in cui dobbiamo arruolare il maggior numero di vaccinatori, non possiamo permetterci che questo esercito corra il rischio concreto di finire dalle corsie alle aule giudiziarie. Ci impegneremo affinché il parlamento trovi una norma che fornisca uno scudo penale per tutti i nostri eroi". Scudo penale sì  o scudo penale no? Sarà il tempo a rispondere.

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