Giovedì, 4 Marzo 2021

Scuola: l'apertura rinviata all'11 gennaio in tutta Italia

Il Cdm pospone il rientro in classe al 50% per gli studenti degli Istituti Superiori di quattro giorni. Ma questo avverrà solo per le regioni che non si troveranno in zona rossa

Il Consiglio dei Ministri ha rinviato l'apertura delle scuole superiori in presenza al 50% all'11 gennaio 2021. Ma questo avverrà soltanto nelle regioni che dopo il monitoraggio dell'Istituto Superiore di Sanità previsto per venerdì 8 e l'ordinanza del pospministero della Salute non si trovino in zona rossa. Al momento i numeri dicono che nessuna regione si trova sotto le nuove soglie decise dal decreto legge approvato ieri in CdM in cui vengono introdotti parametri più stringenti riguardo l'indice di contagio Rt. 

Scuola: apertura rinviata all'11 gennaio, ma...

Il punto di incontro dell'11 gennaio per le scuole superiori è stato trovato in Consiglio dei Ministri dopo il confronto tra il Pd che puntava al 15 e il Movimento 5 Stelle e Italia viva che chiedevano di ripartire già il 7 gennaio. La mediazione, secondo quanto viene riferito, è stata portata avanti dal presidente del Consiglio Conte. La decisione è arrivata dopo che gli Enti Locali avevano pubblicato o annunciato ordinanze che posticipavano il rientro rispetto alla data del 7. Oltre alla gradualità, tra le regole previste per il rientro in classe ci saranno orari scaglionati di ingresso e uscita e, a turno, il sabato. Previste ore ridotte di 45- 50 minuti per le scuole superiori. Il Cdm dà il via libera al decreto che dal 7 gennaio entrerà in vigore introducendo, tra l'altro, un Rt più rigido per la classificazione di rischio regionali.

Il decreto che porta l'Italia in lockdown soft dopo le feste: il calendario dei divieti fino al 15 gennaio

Il Corriere della Sera scrive che ora bisognerà capire quanti si adegueranno e quanti confermeranno le loro ordinanze che tengono le scuole superiori chiuse anche fino a febbraio. Prima della decisione del governo le ordinanze di alcune regioni avevano spostato la data del rientro a scuola. Nel dettaglio:

  •  Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Marche hanno annunciato il rientro a scuola per le superiori al 50% il primo febbraio;
  • la Campania aveva spostato la data del rientro al 25 gennaio;
  • la Sicilia aveva annunciato la data del rientro tra il 7 e l'8 gennaio.

L'ok alla data del 7 gennaio era stato dato invece da Lombardia, Valle d'Aosta, provincia autonoma di Trento, provincia autonoma di Bolzano, Toscana, Umbria, Abruzzo, Molise, Basilicata, Sardegna. Erano in attesa delle decisioni del governo Piemonte, Liguria, Emilia-Romagna, Lazio, Puglia e Calabria. In teoria le ordinanze dovrebbero valere comunque anche con il rinvio predisposto dal governo. 

L'apertura delle scuole superiori rinviata all'11 gennaio (ma c'è il rischio che slitti ancora)

Secondo le cronache dopo una giornata di tensione tra governo e Regioni sulla data del 7 gennaio il capodelegazione del Pd, Dario Franceschini, aveva proposto di rinviare l'apertura almeno a partire dal 15 gennaio. Le ministre di Italia Viva si erano ribellate così come la titolare dell'Istruzione Lucia Azzolina. E nel mirino del M5S, ad un certo punto, era finito anche il ministro dei Trasporti Paola De Micheli, responsabile di non aver predisposto un piano adeguato per i bus. Alla fine ha prevalso la mediazione del ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia e del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. 

Intanto presidi e insegnanti stanno comunque preparando gli orari per ricominciare con il 50 per cento degli studenti in presenza, su due turni tra le 8 e le 10 e anche il sabato. Ma ci sono realtà in cui le scuole superiori non apriranno neppure al 50 per cento, come a Brescia dove diversi istituti cominceranno con un terzo degli studenti in presenza "per ragioni di precauzione sanitaria", mentre nel Lazio arrivano le prime deroghe ai doppi turni e le lezioni di 50 minuti per le classi che fanno più di cinque ore. I sindacati sono per il rinvio. Dalla Uil alla Cisl, fino allo Snals, si sollevano forti perplessità per i rischi di contagio e, per questo, si chiede al governo di inserire professori e personale non docente tra le priorità di accesso al vaccino. 

E gli esperti cosa dicono? Giovanni Sebastiani del Consiglio Nazionale della Ricerca sconsiglia l'apertura: "Un'imprudenza ora che il contagio ha ripreso la sua crescita e che da novembre non scende più. Poitrebbe dipendere dalla variante inglese e la situazione non è sotto controllo". Secondo il matematico la riapertura delle scuole ha avuto un impatto positivo sul contagio a ottobre e novembre, quando è arrivata la seconda ondata. 

Intanto secondo un sondaggio che la rivista specializzata Orizzonte Scuola ha condotto in queste ore mancano le condizioni per riaprire gli istituti. Alla rilevazione hanno partecipato un totale di 15.433 utenti che sono intervenuti per esprimere la loro opinione sul ritorno a scuola, il 7 gennaio. La domanda a cui chi ha partecipato al sondaggio ha risposto era: "Ci sono le condizioni per il ritorno in classe?" Il risultato è stato netto: 14.109 utenti, ovvero il 91,42%, hanno detto "No" alla riapertura della scuola, ritenendo che allo stato attuale non esistono le condizioni di sicurezza. In netta minoranza i favorevoli al ritorno a scuola: 1207 utenti, ovvero il 7,82%. Solo 117 gli utenti che ancora non hanno sviluppato un'opinione sul tema rientro in classe. 

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