Martedì, 18 Maggio 2021
Le ipotesi

Cosa cambia per le scuole dal 26 aprile secondo la bozza del nuovo decreto Covid

Le novità contenute nella bozza (suscettibile di modifiche) del nuovo decreto per quanto riguarda scuole e università. Regioni e sindaci potranno derogare alle disposizioni soltanto in caso di "eccezionale e straordinaria necessità"

Un ritorno in classe graduale, per cercare di venire incontro alle preoccupazioni e alle esigenze di tutti. Secondo la bozza del decreto legge Covid atteso domani all'approvazione del Consiglio dei ministri (bozza che ovviamente è ancora suscettibile di modifiche), "dal 26 aprile e fino alla conclusione dell'anno scolastico 2020-2021, è assicurato in presenza sull'intero territorio nazionale lo svolgimento dei servizi educativi per l'infanzia di cui all'articolo 2 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65, dell'attività scolastica e didattica della scuola dell'infanzia, della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado, nonchè delle attività scolastiche e didattiche della scuola secondaria di secondo grado di cui al comma 2, almeno per il 50 per cento della popolazione studentesca".

La bozza del decreto legge Covid: le novità per la scuola

I presidenti delle regioni e delle province autonome di Trento e Bolzano, così come i sindaci, non potranno derogare a queste disposizioni, recita il primo comma dell’articolo 3 della bozza in materia di "disposizioni urgenti per le attività scolastiche e didattiche delle scuole di ogni ordine e grado e per l’istruzione superiore". La deroga è consentita "solo in casi di eccezionale e straordinaria necessità dovuta alla presenza di focolai o al rischio estremamente elevato di diffusione del virus SARS-CoV-2 o di sue varianti nella popolazione scolastica. I provvedimenti di deroga sono motivatamente adottati sentite le competenti autorità sanitarie e nel rispetto dei principi di adeguatezza e proporzionalità, anche con riferimento alla possibilità di limitarne l'applicazione a specifiche aree del territorio".

Inoltre, stando alla bozza, le scuole superiori potranno adottare "forme flessibili nell’organizzazione dell’attività didattica" affinché sia garantita, in zona rossa, la presenza "ad almeno il 50% e fino a un massimo del 75%, della popolazione studentesca" e nelle zone gialle e arancioni la didattica in presenza deve essere garantita "ad almeno il 60% e fino al 100% della popolazione studentesca", mentre "la restante parte della popolazione studentesca delle predette istituzioni scolastiche si avvale della didattica a distanza".

In sintesi:

  • Dal 26 aprile a scuola in presenza fino alla terza media
  • In zona rossa scuole superiori in presenza tra il 50% e il 75% 
  • In zona gialla e zona arancione superiori in presenza tra il 60% e il 100%
  • Sindaci e Regioni possono intervenire solo in caso di "eccezionale e straordinaria necessità"

Nella zona rossa, inoltre, "resta sempre garantita la possibilità di svolgere attività in presenza qualora sia necessario l’uso di laboratori o per mantenere una relazione educativa che realizzi l’effettiva inclusione scolastica degli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali, secondo quanto previsto dal decreto del Ministro dell’istruzione n. 89 del 7 agosto 2020 e dall’ordinanza del Ministro dell’istruzione n. 134 del 9 ottobre 2020, garantendo comunque il collegamento telematico con gli alunni della classe che sono in didattica digitale integrata". 

Ma l'obiettivo resta "riportare tutti in presenza quanto prima"

Durante l’incontro tra governo ed enti locali alla vigilia dell’approvazione del nuovo decreto, il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi ha ribadito quello che rimane l’obiettivo del governo, ossia "riportare tutti in presenza al 100%": un obiettivo che per il titolare del dicastero di viale Trastevere deve essere realizzato "quanto prima", tenendo però gli occhi anche sul futuro, ossia il rientro a scuola a settembre perché, ha aggiunto, "dobbiamo arrivare preparati". Inoltre, ha detto Bianchi, "siamo in contatto costante con gli Uffici scolastici regionali. Conosciamo le difficoltà. Parteciperemo ai tavoli prefettizi nel comune intento di organizzare al meglio questa fase conclusiva dell'anno scolastico". Quello con Regioni ed enti locali è stato un "confronto positivo" anche secondo la ministra per gli Affari Regionali Mariastella Gelmini. Anche da lei è arrivato lo stesso messaggio: "obiettivo del governo è quello di favorire il ritorno a scuola dei ragazzi di ogni ordine e grado. Lo faremo gradualmente, in modo progressivo e sicuro", come ha detto al termine dell’incontro.

Dalle Regioni filtra soddisfazione per l’accordo raggiunto e per il fatto che il governo abbia recepito le preoccupazioni di territori sul ritorno in classe degli studenti delle superiori al 100%: una soluzione che era vista come "tecnicamente impraticabile", per la capienza dei mezzi pubblici ridotta al 50% e per i limiti strutturali degli edifici scolastici, secondo quanto detto dal presidente della Conferenza delle Regioni Massimo Fedriga nell’incontro con l’esecutivo. 

In merito all'ipotesi di un incremento graduale del rientro a scuola in presenza a seconda delle zone, il presidente dell'Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli, ha fatto sapere di ritenerla "una scelta di buonsenso e ragionevolezza che viene incontro alle nostre richieste di questi giorni e che tiene conto delle criticità non risolte". Per il presidente dell'Anp, inoltre, "è bene che siano i dirigenti scolastici a decidere le percentuali degli studenti in presenza perché lo faranno considerando le condizioni del territorio e delle istituzioni scolastiche, garantendo la massima sicurezza per tutti". 

"Si apprende che al tavolo con le regioni il ministro Bianchi ha riferito di un margine flessibile dal 60% al 100% per la ripresa delle attività didattiche in presenza. A margine dell'incontro al ministero dell'Istruzione del 19 aprile scorso, avevamo rappresentato all'amministrazione tutte le concrete difficoltà di un rientro al 100%", dice una nota la Flc Cgil Scuola. Francesco Sinopoli, segretario generale della Flc Cgil, che aveva definito la scelta come un atto di volontà politica non supportato da condizioni reali, ribadisce ancora una volta: "Per tornare totalmente in presenza bisogna riprendere subito la campagna di vaccinazione oggi ferma al 2% per quanto riguarda le seconde dosi, anche se il 76,8% del personale della scuola si è già sottoposto alla prima". Per Sinopoli "bisogna poi rinnovare i protocolli di sicurezza, effettuare tracciamenti per gli studenti del secondo grado più esposti ai contagi nel sistema di trasporto e nella socialità esterna alla scuola, soprattutto ora che si riaprono le attività di ristorazione. In caso contrario non c'è alcuna garanzia per la sicurezza di studenti e personale scolastico". Per la Flc Cgil è essenziale consentire che, dentro un quadro di regole fissato a livello nazionale, le scuole possano auto organizzarsi circa le presenze di alunni a scuola, gli orari di ingresso e d'uscita, la durata delle lezioni e quant'altro occorra per garantire il lavoro e le lezioni in sicurezza. La decisione del governo di rivalutare la scelta per la ripresa graduale delle attività scolastiche in presenza è "opportuna" ma, conclude la Flc Cgil, l'aupiscio è che "si lavori concretamente per raggiungere l'obiettivo di tornare tutti a scuola in sicurezza con ulteriori scelte concrete e coraggiose nei confronti di una delle principali infrastrutture del paese".

Le regole per le università

Per quanto riguarda le università, esami e sessioni di laurea saranno in presenza "sull'intero territorio nazionale", salvo "diversa valutazione" da partre degli atenei, secondo quanto prevede la bozza di decreto che il governo sta mettendo a punto. Infatti "dal 26 aprile 2021 e fino al 31 luglio 2021, nelle zone gialla e arancione, le attività didattiche e curriculari delle università sono svolte prioritariamente in presenza secondo i piani di organizzazione della didattica e delle attività curricolari predisposti nel rispetto delle linee guida e dei protocolli di sicurezza di cui ai provvedimenti adottati in attuazione dell'articolo 2, comma 1, del decreto-legge n. 19 del 2020. Nel medesimo periodo, nella zona rossa, i piani di organizzazione della didattica e delle attività curriculari di cui al primo periodo possono prevedere lo svolgimento in presenza delle attività formative degli insegnamenti relativi al primo anno dei corsi di studio ovvero delle attività formative rivolte a classi con ridotto numero di studenti. Sull'intero territorio nazionale, i medesimi piani di organizzazione della didattica e delle attività curriculari prevedono, salva diversa valutazione delle università, lo svolgimento in presenza degli esami, delle prove e delle sedute di laurea, delle attività di orientamento e di tutorato, delle attività dei laboratori, nonché l'apertura delle biblioteche, delle sale lettura e delle sale studio, tenendo conto anche delle specifiche esigenze formative degli studenti con disabilita' e degli studenti con disturbi specifici dell'apprendimento".

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