Giovedì, 25 Febbraio 2021

Le regioni in cui la riapertura delle scuole il 7 gennaio è a rischio

Da dopo l'Epifania la scuola riaprirà le porte agli studenti, ci sono ordinanze e protocolli nazionali che permetteranno un rientro con uno o due turni differenziati (lezioni dalle 8 alle 14 e dalle 10 alle 16, con durata fino a 45 minuti anche il sabato mattina). Ma dalla Campania al Lazio passando per la Puglia, quanti dubbi

A meno di novità dell'ultim'ora, si torna a scuola, e manca poco: dal 7 gennaio. E' stato confermato qualche giorno fa il via libera alla ripresa delle lezioni in presenza nella scuola al 50% da giovedì 7 gennaio. Il Viminale ha annunciato a fine 2020 che "le prefetture hanno adottato i documenti operativi all'esito dei lavori dei tavoli di coordinamento scuola-trasporti istituiti in tutte le province in vista della ripresa" e "dell'ordinanza del ministro della Salute del 24 dicembre 2020 che limitatamente al periodo 7-15 gennaio riduce la presenza in classe al 50%".

A scuola dal 7 gennaio 2021: le regioni che forse diranno no

Quel che è certo che dal 7 gennaio prossimo la scuola riaprirà le porte agli studenti, essendoci già firmate ordinanze e protocolli a livello nazionale che permetteranno un rientro con uno o due turni differenziati (lezioni dalle 8 alle 14 e dalle 10 alle 16, con durata fino a 45 minuti anche il sabato mattina). Ma c'è chi dice no. O meglil c'è chi dice "forse".

Nel Lazio ci si prepara nel migliore dei modi nel frattempo. Per presidi, sindacati e studenti il rientro al 50%, poi al 75% il 18 gennaio, appare come un "liberi tutti" destinato ad avere vita breve. L'unione Dirigenti Scuola avverte: "Adotteremo tutte le iniziative necessarie, a partire dalla disobbedienza civile, per tutelare l’intera comunità scolastica che non può essere esposta al benché minimo rischio di contagio al rientro delle festività natalizie". Il piano per la riapertura viene percepito come "calato dall'alto", senza coinvolgere chi la scuola la vive quotidianamente. "La riapertura prevista per il 7 è troppo rischiosa, temiamo di dover richiudere il 14 — spiega a Repubblica Vincenzo Alessandro della Cisl — Il problema non è la scuola in sé per sé, ma tutto ciò che ci gira attorno, come i trasporti. Tant’è che alcuni genitori stanno scegliendo di non far tornare i figli in classe, poiché hanno una fragilità in famiglia".  Pianificare le lezioni è un puzzle impossibile, nonostante la decisione di ieri durante il tavolo di confronto a cui hanno partecipato anche l’Ufficio scolastico regionale e gli assessorati regionali alla Scuola e ai Trasporti, di ridurre l’orario delle lezioni da 60 a 45/50 minuti. Rimane il doppio orario d’ingresso, alle 8 e alle 10.

L’appello al governo dell’assessore regionale alla Sanità del Lazio Alessio D’Amato è un avvertimento: valutare con estrema cautela la riapertura delle scuole superiori. I contagi che continuano a salire impongono una riflessione e se serve anche una marcia indietro. "Basti pensare che quando è iniziata la didattica a distanza avevamo meno della metà dei casi odierni. Lo diciamo da una regione che è sempre stata in zona gialla e tra le prime per le vaccinazioni effettuate. Ma se si deve riaprire dobbiamo farlo in sicurezza e con la piena certezza di non dover poi richiudere dopo qualche settimana. Sarebbe un grave errore in un momento come questo in cui stiamo facendo partire la campagna vaccinale". Così il rientro in classe rischia di essere un salto nel buio. La pensa in maniera simile anche l’assessore regionale alla Scuola Claudio Di Berardino: "Abbiamo lavorato per riaprire il 7 gennaio, ma se la curva dei contagi peggiora vanno prese decisioni diverse. La priorità è la salute".

La Campania tentenna. Il governatore Vincenzo De Luca ha annunciato che disattenderà le indicazioni dell’esecutivo."Sento che si parla della riapertura dell’anno scolastico il 7 gennaio -queste cose mi fanno impazzire. Come si fa a dire si apre’ senza verificare la situazione? In Campania non apriamo tutto il 7". Il overnatore campano sul tema della scuola è da mesi allo scontro con l’esecutivo e in particolare con la la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina

In tutta Italia i presidi chiedono massima attenzione al tema trasporti, e alcuni già ipotizzano un gennaio intero al 50%. Intanto dalle regioni emergono a macchia di leopardo preoccupazioni vere. Le rappresentanze sindacali del mondo della scuola pugliese, all'unanimita', hanno chiesto al presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, di rinviare l'avvio delle lezioni in presenza di una settimana o 15 giorni, e di stabilire per tutti gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado la didattica a distanza. L'incontro in videoconferenza ha visto la presenza del presidente della Emiliano, degli assessori Sebastiano Leo, Pier luigi Lopalco e Anita Maurodinoia, di Anna Cammalleri direttore dell'USR e dei sindacati sul tema della riapertura delle scuole il 7 gennaio.

Il Piemonte è al lavoro per far tornare in classe gli studenti dal 7 gennaio, ma se la Regione passasse in zona arancione la didattica a distanza tornerebbe protagonista assoluta (l'ipotesi di un cambio di colore per il momento resta tale, anche se viene rilanciata oggi da una parte della stampa locale). Tutti in classe fino alla terza media e metà in aula alle superiori fin da giovedì (il piano è quello). Il mix tra le disposizioni del governo e le esigenze del mondo dell’istruzione tratteggia come sarà la ripartenza della scuola piemontese dopo le vacanze. Almeno fino a metà gennaio sia la Regione sia i presidi escludono il doppio turno di ingresso e uscita. Domani ci saranno le ultime riunioni nei tavoli convocati dai prefetti e martedì la direttrice dell’ufficio scolastico provinciale, Tecla Riverso, ha convocato una conferenza dei servizi con i presidi per decidere come partire. L’orientamento, scrive Repubbliuca, è al momento quello di un turno unico. Pensare di organizzare l’orario su due turni in una manciata di giorni è utopia.

La Regione guidata da Cirio ha predisposto un articolato e ambizioso Piano di screening su base volontaria, il quale prevede tamponi per tutto il personale scolastico e lo screening degli studenti di seconda e terza media. L’obiettivo dichiarato è di non chiudere più fino alla fine dell’anno scolastico. Già da domani 83 mila insegnanti e Ata delle scuole di ogni ordine e grado potranno prenotare l’esame attraverso i medici di base, ripetibile ogni 15 giorni. Da lunedì 11 comincerà la raccolta delle adesioni alle medie. E' uno screening modulare: ogni settimana verrà testato un quarto di ogni classe, i genitori porteranno i figli una volta al mese negli hotspot esistenti. Ma per pensare di tenere le scuole aperte senza più stop sarà essenziale, in Piemonte come ovunque, un trasporto pubblico rinforzato come mai in passato. Il tempo stringe.

A pochi giorni dalla data del 7 gennaio ci sono ancora incertezze sull'imminente rientro in classe: "un quadro reso ancora più complicato dal possibile aumento dei contagi dopo questo periodo di festività". E' quanto afferma Francesca Frediani, consigliere regionale in Piemonte, secondo cui "sono necessarie indicazioni chiare sulle modalità di rientro e l'assoluta garanzia che la sicurezza verrà tutelata". "Ho più volte chiesto - afferma - un confronto in Commissione, con una seduta congiunta Sanità e Istruzione, per poter affrontare tutte le tematiche. E non si tratta solo di aspetti relativi ai trasporti, ma anche delle politiche di rilevazione dei contagi".

Conte tira dritto: "Scuola riparta dal 7 gennaio"

La didattica in presenza al 50% nelle scuole deve ripartire dal 7 gennaio. E' quanto avrebbe detto il premier Giuseppe Conte, secondo quanto appreso dall'ANSA, nel corso del vertice con i capidelegazione della maggioranza, il ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia e membri del Cts. La riunione era stata convocata per fare un punto sull'emergenza Covid in vista della scadenza delle misure restrittive messe in campo per le festività. Si va verso un nuovo Dpcm?

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