Giovedì, 25 Febbraio 2021

Le Regioni che non vogliono aprire la scuola il 7 gennaio

La ministra Azzolina e il premier Conte sono decisi. Ma molti enti locali lavorano a un rinvio. E altri cambiano le regole di entrata e di uscita. Mentre si rischiano nuove chiusure a partire dall'11

"Posso confermare la volontà del governo di riaprire. Avremmo voluto farlo a dicembre, ma abbiamo rimandato su richiesta delle Regioni. Poi avremmo voluto tornare al 75% e invece abbiamo accolto il suggerimento del 50%. Abbiamo collaborato: ora è arrivato il tempo di tornare in classe": la ministra della Pubblica Istruzione Lucia Azzolina in un'intervista rilasciata oggi al Fatto Quotidiano non sembra per nulla dubbiosa sulla data del 7 gennaio per il ritorno in classe degli studenti delle scuole superiori. Ma intanto c'è un fronte piuttosto compatto che chiede un rinvio. Per ragioni sanitarie e di organizzazione. A partire dalle regioni. Mentre i docenti e il personale Ata non vogliono che la scuola riapra. 

Le Regioni che non vogliono aprire la scuola il 7 gennaio

Mancano appena tre giorni e ieri lo stesso Giuseppe Conte ha fatto sapere tramite le agenzie di stampa che la riapertura degli istituti scolastici superiori non è in discussione. Il programma del governo prevede per il 7 gennaio il rientro in classe del 50% degli studenti, mentre se in seguito la curva dei contagi sarà sotto controllo, dal 18 gennaio si dovrebbe regolare il rientro arrivando al 75% delle presenze. Tra le regole previste per il rientro in classe ci saranno poi scaglioni di ingresso e uscita con lezioni fino alle 16 e, a turno, il sabato. Le scuole superiori avranno anche le ore ridotte: non più i canonici sessanta minuti, ma 45-50. Poi ci sono i trasporti pubblici: i piani di azione sono stati affidati ai prefetti che dovranno garantire il servizio con capienza ridotta al 50%, mentre gli enti locali dovranno predisporre una corsia preferenziale per i test del tampone agli alunni.

Le regioni che rinviano l'apertura delle scuole dopo il 7 gennaio

Ma intanto le Regioni si stanno organizzando e lavorano a ordinanze che rinvieranno l'apertura. Il primo a muoversi è stato il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, che ha già deciso di scaglionare il ritorno a scuola, partendo da elementari e materne per andare a regime a fine mese. Vuole fare la stessa cosa il governatore della Puglia Michele Emiliano, che potrebbe però valutare la possibilità di lasciare alle famiglie la scelta sul ritorno in classe o la Didattica a Distanza e che intanto pensa di ritardare tutto di una settimana. Luca Zaia in Veneto invece pubblicherà oggi un'ordinanza di rinvio della ripresa delle superiori, mentre ieri i governatori leghisti (Friuli, Lombardia, Veneto, Umbria, Sardegna, Calabria e Trentino) dopo una riunione con Matteo Salvini hanno scritto una nota comune in cui lamentano "molte criticità sul contenimento della pandemia". Il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, "ha immaginato un'ordinanza che sposti dopo il 31 gennaio il rientro in classe dei ragazzi delle secondarie di secondo grado", ha annunciato l'assessore regionale all'Istruzione, Alessia Rosolen, durante una conferenza stampa. "Ovviamente - ha aggiunto - ci sono possibilità di intervenire da qui al 31 gennaio, a seconda di come la curva epidemiologica si modificherà nelle prossime settimane".

Zona rossa e arancione in tutta Italia dal 7 al 15 gennaio: il calendario delle restrizioni e le regioni a rischio

EDIT ore 12,50:  In Veneto prosegue la chiusura delle scuole superiori fino al 31 gennaio. Lo ha annunciato ai giornalisti il presidente regionale Luca Zaia, che ha firmato un'ordinanza in questo senso. "Non ci sembra prudente - ha aggiunto Zaia - in una situazione epidemiologica in Italia riaprire le scuole. Questo è ciò che dobbiamo fare per il bene della comunità oggi".  "Ringrazio - ha proseguito Zaia - la direttrice scolastica regionale Palumbo, ho parlato con gli assessori, ho avvisato il Prefetto di Venezia Zappalorto. Credo che molti colleghi faranno un provvedimento simile. Non abbiamo problemi nei trasporti, lo voglio chiarire".

EDIT ore 12,55: "Stiamo pensando che sia giusto evitare la riapertura delle scuole in presenza dal giorno 7, con il rischio di vedere aumentare i contagi". Cosi' il vicepresidente della Regione Marche, Mirco Carloni, parlando con i giornalisti a margine della presentazione dello stato dell'economia del Pesarese curato dalla Cna provinciale. Per il numero due di Palazzo Raffaello, "e' evidente che la positivita' piu' alta sia tra i giovani dai 10 ai 19 anni, asintomatici, ma vettori di contagio, anche in relazione della variante inglese. Stiamo lavorando perche' le Marche restino nella fascia gialla e pensiamo che le lezioni per gli studenti delle scuole superiori debbano continuare a distanza. La valutazione definitiva - ha concluso Carloni - la fara' il presidente Acquaroli entro oggi".

Il problema è che il piano del governo dovrà fronteggiare un rischio concreto: ovvero che in base al cambio dei parametri per definire il colore delle regioni annunciato dallo stesso governo proprio ieri agli enti locali c'è chi rischia di aprire le scuole il 7 gennaio e finire in zona arancione o rossa l'11, trovandosi quindi a dover chiudere gli istituti quattro giorni dopo. Un paradosso che non sembra interessare più di tanto Azzolina: "Sono state le regioni a chiedere di rientrare al 50% quando anche i Comuni sembravano propendere per il 75. Il 23 dicembre è stata approvata e firmata all’unanimità l’intesa che la chiusura delle superiori fosse da ora in poi l’ulti - ma alternativa. Parliamo di impegni nero su bianco, a partire dal potenziamento del tracciamento nelle scuole. Se si prende un impegno di fronte all’intero governo, mi aspetto che poi sia rispettato".

EDIT ore 14,31: Le scuole in Campania riapriranno lunedì 11 gennaio quando potranno tornare in classe gli alunni della scuola dell'infanzia e delle prime due classi della scuola primaria, esattamente com'era prima della chiusura per la pausa natalizia. E' il frutto della riunione dell'Unità di Crisi della Regione che ha valutato i dati epidemiologici in relazione alla possibilità di un ritorno in presenza; ci sarà un'ordinanza entro domani. A partire dal 18 gennaio sarà valutata dal punto di vista epidemiologico generale, la possibilità del ritorno in presenza per l'intera scuola primaria e dal 25 gennaio, per la secondaria di primo e secondo grado

Le scuole aprono il 7 e chiudono l'11?

Ma non ci sono solo Campania, Puglia e Veneto sulle barricate (anche l'Emilia-Romagna di Bonaccini si è detta perplessa). Tanto che il Corriere della Sera racconta di un'ipotesi di moratoria che farebbe saltare la data del 7: "le scuole superiori ripartirebbero in presenza — sempre per un numero parziale di studenti — appena il nuovo sistema di monitoraggio e di restrizioni sarà pronto, dunque l’11 o più probabilmente il 18. Sul tavolo anche la proposta di andare incontro alle Regioni e ai loro timori sul ritorno in classe nelle superiori in cambio di un chiaro impegno a non chiudere elementari e medie come avevano fatto alcuni governatori nei mesi scorsi". Uno dei pochi a uscire allo scoperto è il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti: "Dove saranno prevedibili e necessarie nuove misure restrittive, è inutile riaprire le scuole superiori per pochi giorni, magari due, per poi richiudere", ha detto al termine del confronto con il Governo sulle misure che saranno introdotte dal prossimo 7 gennaio. "Sarebbe solo una decisione politica voluta da qualcuno nel Governo per mettere la propria bandierina - ha concluso -, senza alcun vantaggio per gli studenti e con molti ulteriori disguidi per le famiglie".

Intanto presidi e insegnanti stanno comunque preparando gli orari per ricominciare con il 50 per cento degli studenti in presenza, su due turni tra le 8 e le 10 e anche il sabato. Ma ci sono realtà in cui le scuole superiori non apriranno neppure al 50 per cento, come a Brescia dove diversi istituti cominceranno con un terzo degli studenti in presenza "per ragioni di precauzione sanitaria", mentre nel Lazio arrivano le prime deroghe ai doppi turni e le lezioni di 50 minuti per le classi che fanno più di cinque ore. I sindacati sono per il rinvio. Dalla Uil alla Cisl, fino allo Snals, si sollevano forti perplessità per i rischi di contagio e, per questo, si chiede al governo di inserire professori e personale non docente tra le priorità di accesso al vaccino. 

E gli esperti cosa dicono? Giovanni Sebastiani del Consiglio Nazionale della Ricerca sconsiglia l'apertura: "Un'imprudenza ora che il contagio ha ripreso la sua crescita e che da novembre non scende più. Poitrebbe dipendere dalla variante inglese e la situazione non è sotto controllo". Secondo il matematico la riapertura delle scuole ha avuto un impatto positivo sul contagio a ottobre e novembre, quando è arrivata la seconda ondata. 

Intanto secondo un sondaggio che la rivista specializzata Orizzonte Scuola ha condotto in queste ore mancano le condizioni per riaprire gli istituti. Alla rilevazione hanno partecipato un totale di 15.433 utenti che sono intervenuti per esprimere la loro opinione sul ritorno a scuola, il 7 gennaio. La domanda a cui chi ha partecipato al sondaggio ha risposto era: "Ci sono le condizioni per il ritorno in classe?" Il risultato è stato netto: 14.109 utenti, ovvero il 91,42%, hanno detto "No" alla riapertura della scuola, ritenendo che allo stato attuale non esistono le condizioni di sicurezza. In netta minoranza i favorevoli al ritorno a scuola: 1207 utenti, ovvero il 7,82%. Solo 117 gli utenti che ancora non hanno sviluppato un'opinione sul tema rientro in classe. 

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