Venerdì, 5 Marzo 2021

Tutti a scuola dal 14 dicembre o dal 7 gennaio?

Grazie al passaggio di alcune regioni da zona rossa ad arancione, da lunedì torneranno in classe 719mila studenti. È ancora aperta (anzi, spalancata) nel governo la partita in vista del nuovo Dpcm. Tutti i dubbi degli esperti sui 15 giorni di didattica fino alle Feste

Si torna in classe (ma non tutti). Grazie al passaggio di alcune regioni da zona rossa ad arancione, da lunedì 30 novembre torneranno a scuola in Italia 719mila studenti. Invece per altri 3.320.958 si va avanti con la ormai famigerata didattica a distanza. Continuano infatti a seguire le lezioni da casa i  2.734.012 studenti degli istituti della secondaria di secondo grado, oltre a circa 507mila alunni del primo ciclo nelle zone rosse rimaste (Campania, Toscana e Abruzzo) e a 79.995 alunni di seconda e terza media del Piemonte.

Intanto è vivace il dibattito su come possa e in certi casi debba cambiare la scuola post-Covid (per ora la scuola di domenica rischia di essere l'unica nuova idea).

Scuola, chi torna in classe lunedì 30 novembre 2020

Restiamo all'oggi. In base  ai conteggi del sito di settore Tuttoscuola, i 719mila studenti lombardi e calabresi che potranno tornare a scuola in presenza lunedì 30 novembre 2020, frequentano quasi tuttile seconde e le terze della scuola secondaria (la scuola media). In Campania, invece, dal 25 novembre sono tornati a scuola solo i bambini della scuola dell'infanzia e della prima classe della scuola elementare; a Napoli e in tutte le province è stato prorogato fino al 7 dicembre il regime di didattica a distanza dalla seconda classe della scuola primaria.

Garantite le lezioni in presenza da domani per 164.140 alunni con disabilità, mentre altri 97.540, quasi tutti di scuola secondaria di II grado, dovranno seguire l'attività da casa, a meno che non vogliano frequentare anche da soli le lezioni preparate per loro a scuola. Con il rientro in classe degli alunni, non saranno più 362mila i docenti che dai primi di novembre erano stati costretti a seguire i loro alunni a distanza: saranno infatti 331.557 quelli che continueranno a farlo da casa. Saranno in classe anche 110.091 docenti di sostegno, mentre 60.288 loro colleghi seguiranno gli studenti loro affidati in altra forma.

Nuovo Dpcm: a scuola dal 14 dicembre o dal 7 gennaio?

È ancora aperta (anzi, spalancata) nel governo la partita sulla scuola, in vista del nuovo Dpcm che dovrà essere approvato entro il 3 dicembre. Fonti di maggioranza inizialmente fanno sapere che l’orientamento prevalente è quello di rimandare al 7 gennaio il rientro in classe degli studenti delle scuole superiori. Ma dopo poche ore trapela un’indicazione opposta, cioè che nelle aree a più basso contagio i ragazzi possano gradualmente tornare già nelle prossime settimane, magari dal 14 dicembre. Staremo a vedere.

Bonaccini: "La scuola deve riaprire il prima possibile"

Il presidente dei presidenti di Regione Stefano Bonaccini parla a La Stampa dice: "Rispetto le legittime posizioni del presidente del Piemonte Cirio e dei miei colleghi presidenti, ma resto convinto che la scuola debba riaprire il prima possibile. Tanti studenti e tanti genitori mi hanno scritto, sono preoccupati e hanno ragione. Meritano una risposta e chi fa politica è tenuto a dargliela".

"Sono stato chiaro fin dai mesi scorsi: la scuola deve essere al primo posto nell`agenda del Paese e la prima cosa da garantire devono essere le lezioni in presenza. Non perché la scuola sia in astratto più sicura, ma perché rappresenta un valore primario per la società. Noi rafforzeremo il piano del trasporto pubblico e siamo convinti che una maggiore flessibilità degli orari possa limitare ulteriormente il pericolo di contagio. La didattica a distanza è una risorsa importante, ma la scuola è soprattutto socialità, rapporto diretto con insegnanti e compagni, amicizia", dice il governatore dell'Emilia Romagna.

Tutti i dubbi degli esperti sul rientro a scuola

Se alle medie, invece, oltre a quelli che già fanno lezione in presenza, potranno tornare in aula a partire da lunedì i ragazzi che vivono in Lombardia e Calabria, non sarà così per i giovani piemontesi.

"Per la ripresa dell'attività didattica, si ritiene che possa essere ragionevole ipotizzare che il mantenimento delle didattica a distanza anche del secondo e terzo anno di frequenza della scuola secondaria di primo grado possa considerarsi una scelta prudenziale, secondo un principio di precauzione, in considerazione di un possibile maggiore rischio epidemiologico relativo alle prossime festività natalizie, considerato anche il contributo significativo che tale misura ha dato nell'inversione di tendenza del trend epidemico e alla luce dell'attuale base di rischio di infezione. Tali misure prudenziali e precauzionali, in particolari quelle relative alla scuola secondaria di primo grado, sono da considerarsi come necessarie al fine di salvaguardare il comune obiettivo di un ritorno in presenza a scuola a partire dal prossimo mese di gennaio".

Sono le parole della task force di epidemiologi ed esperti della Regione Piemonte (Giuseppe Costa, Paolo Vineis, Lorenzo Richiardi, Carlo Di Pietrantonj e Chiara Pasqualini, accanto a Ferruccio Fazio e Giovanni Di Perri), figure conosciute e stimate a livello nazionale e internazionale, a chiarire il perché della scelta del Piemonte di mantenere la didattica a distanza anche per le seconde e terze classi delle scuole secondarie di primo grado.

La decisione conferma una misura che nelle "zone arancioni" è già prevista dal Governo per le scuole superiori, estendendola anche alle ultime classi della scuola media.

"Ci sono circa 15 giorni di scuola effettivi da qui all'Epifania"

"È una scelta dolorosa, ma necessaria - sottolinea il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio -. Riaprire la scuola non è una priorità: è la priorità. Proprio per questo è fondamentale farlo in sicurezza, per non rischiare di dover richiudere fra un mese. Il Piemonte ha predisposto un piano sui trasporti e gli orari che credo sarebbe opportuno adottare a livello nazionale, se veramente si vuole garantire la scuola in presenza. Perché ripartire senza cambiare le condizioni dei trasporti scolastici e senza scaglionare gli orari di ingresso a scuola, in modo da consentire più turni dei mezzi pubblici che viaggiano al 50%, significa esporre al rischio molto concreto di un nuovo stop fra un mese, che sarebbe ancora più deleterio a ridosso degli esami di terza media e di maturità. Senza considerare l'impatto in prossimità delle feste: escludendo il ponte dell'Immacolata e le vacanze di Natale, ci sono circa 15 giorni di scuola effettivi da qui all'Epifania. Due settimane in cui i ragazzi rischiano concretamente di tornare a contagiarsi nel pre e post scuola, portando poi il virus in famiglia proprio nel momento in cui si trascorrono giornate di festa con i propri parenti, a cominciare dai nonni".

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