Martedì, 19 Ottobre 2021
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Quando si torna a scuola: il 9 dicembre o il 7 gennaio?

La ministra Azzolina chiede al ministero dell'Interno di impegnare i prefetti per i trasporti. E spinge per riaprire il prima possibile. Ma le Regioni, i Comuni e i presidi non ci stanno

"Tutti possono e devono partecipare a un piano straordinario che il Paese deve poter offrire alla scuola": nell'intervista rilasciata oggi al Corriere della Sera il componente del Comitato Tecnico Scientifico Fabio Ciciliano ha risposto così alla domanda sulla ripresa delle lezioni in presenza, sulla quale comincia a vedersi una luce. 

EDIT ore 18,30: "Per dare un segnale", i ragazzi delle superiori potrebbero tornare in Aula il prossimo 14 dicembre. È l'ipotesi su cui il premier Giuseppe Conte avrebbe sondato i capigruppo di maggioranza, nel corso della riunione sul prossimo dpcm. Il presidente del Consiglio avrebbe precisato che l'ipotesi deve essere ancora sottoposta al vaglio del Cts: si tratterebbe di porre fine alla didattica a distanza nelle aree gialle dalla metà del mese. Le reazioni sarebbero state contrastanti: Iv avrebbe confermato la sua posizione favorevole ma altri partiti si sarebbero espressi contro.

Quando si torna la scuola: il 9 dicembre o il 7 gennaio?

Ieri infatti è emerso che la ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina, dopo aver ascoltato i sindaci delle città metropolitane, ha scritto al ministero dell'Interno per chiedere di inserire nel prossimo Dpcm del 3 dicembre l'ingresso in campo dei prefetti per gestire i mezzi di trasporto e la sicurezza sui bus. Sottraendo così la questione dei mezzi pubblici allo scontro tra ministeri, regioni e scuole. La ministra dei Trasporti Paola De Micheli ha spiegato a Repubblica che le Regioni hanno quasi diecimila mezzi aggiuntivi da mettere in strada dalle 7 alle 9 di ogni mattina, ma non saranno sufficienti se non si allargherà lo scaglionamento scolastico nell’arco della giornata e della setttimana. Ha chiesto, quindi, un "decisore terzo". Per questo l'operazione prefetti sottintende l'intenzione, da parte del governo, di riaprire le scuole il 7 gennaio. Ma questa non è la volontà di Azzolina, che invece spinge per una data più prossima, ovvero il 7 o il 9 dicembre.

Intanto le regioni proseguono in ordine sparso. Ieri in Lombardia e in Calabria sono tornati alla didattica in presenza gli studenti di Lombardia e Calabria, ma non quelli del Piemonte perché il presidente Alberto Cirio ha chiesto prima di sistemare la questione dei trasporti e della capienza al 50% che rischia di non essere rispettata. Il presidente della Campania, Vincenzo De Luca, ha deciso di prolungare il blocco delle lezioni in presenza per le medie fino al 7 dicembre. In Puglia si lascia alle famiglie la libertà di scelta sulla Dad. Mentre la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa ha chiuso alle speranze di professori e studenti: "Non credo ci saranno aperture prima di Natale, la scuola aperta a spot serve solo a creare vampate di contagi". Wired intanto ha ottenuto con un accesso agli atti i dati di studenti e lavoratori della scuola positivi al Covid fino al 31 ottobre scorso: i casi nella popolazione scolastica sono stati 64.980, secondo i dati del ministero che nell’ultimo mese non stati resi pubblici. In 14 regioni su venti l’incidenza è superiore a quella della popolazione. Il 9 dicembre o il 7 gennaio sono le due alternative, ma con poche speranze sulla prima data.  "Il 7 gennaio è la data probabile del rientro a scuola. Ma è già importante che oggi siano rientrati gli studenti di quelle regioni passate da zone rosse ad arancioni", ha detto ieri Antonello Giannelli, presidente dell'Associazione nazionale presidi, intervenuto a Sky Tg 24, nella quale ha comunque sottolineato "l'importanza della Dad. Ma la scuola è in presenza, è anche crescita psicologia, che si può ottenere soltanto in presenza".

Sulla ministra Azzolina, che auspica un ritorno a scuola precedente alle festività natalizie, "questo deve essere accompagnato da condizioni di sicurezza - precisa Giannelli - il potenziamento del traffico locale e dei servizi Asl, con i monitoraggi, e la soluzione al problema della reperibilità dei supplementi". "Quest'ultimo problema c'è sempre stato - spiega il presidente dell'Anp -: 40mila insegnanti vanno in pensione ogni anno. Di conseguenza, ci vorrebbe un concorso all'anno, e poiché lo Stato non ce la fa, il precariato aumenta. La soluzione è l'assunzione di insegnanti da parte delle scuole per esaurire rapidamente la domanda, che non significa chiamata diretta da parte dei dirigenti. Dovremmo poter fare come avviene nel resto d'Europa, nei paesi dove la scuola funziona meglio". Italia Viva e il MoVimento 5 Stelle spalleggiano invece la ministra - "io sono sempre per tenerla aperta", ha detto ieri il viceministro alla Salute Sileri - ma è difficile che riescano nell'intento. C'è troppo poco tempo. 

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