La scuola apre per richiudere?

Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità: "Qualche episodio di infezioni ci sarà, ma si arriverà fino alla fine dell'anno". Le tante criticità del momento: mancano banchi, supplenti e mascherine. E sui certificati medici i pediatri "non garantiscono"

Oggi riaprono le scuole dopo più di sei mesi di chiusura "causa pandemia". Una sfida complicata, ma Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità, guarda avanti. Le regole ci sono, la volontà di portare a casa il risultato anche. Staremo a vedere: "Non apriamo per richiudere" dice al Corriere della Sera Locatelli, intervistato da Margherita De Bac. C'è chi, come a Subbiano, deve già rimandare il ritorno a scuola per la positività di un docente. Ma "le lezioni in presenza devono ricominciare. Tutto il Paese e lo Stato hanno profuso il massimo dello sforzo per garantire la sicurezza sia in termini di dotazioni (banchi separati, mascherine) sia per arrivare a protocolli condivisi per gestire al meglio eventuali casi di contagio. Senza contare l’attenzione massima per i trasporti che dovranno sostenere un numero elevatissimo di passeggeri tra studenti e operatori".

Locatelli: "Qualche episodio di infezioni ci sarà"

"Un problema così complesso richiede la partecipazione di tutti. Famiglie, studenti, docenti. Non si può pensare che la responsabilità sia demandata solo a chi decide. Sono certo che con l’impegno di tutti non solo la scuola riapre, ma si arriverà fino alla fine dell’anno" continua. "Qualche episodio di infezioni ci sarà, va messo in conto, se negassi non sarei realista".

I contatti coi più anziani, come i nonni, saranno più a rischio dopo la riapertura della scuola?

«È poco sostenibile che i bambini non debbano avere contatti coninonni, sarebbe una deprivazione di affetto. Gli alunni saranno resi consapevoli che essere responsabili nei comportamenti significa proteggere i loro amati nonni».

Non bisognerà spaventarsi per un aumento dei positivi, conosciamo meglio il virus, non siamo affatto nelle condizioni del marzo scorso quando l'epidemia ci colse impreparati, e Locatelli lo mette in chiaro: il rischio di tornare indietro per ora non c'è. Punto. "No, non ci sono i presupposti per ripristinare chiusure. Siamo sempre il Paese con la più bassa incidenza di casi, 27 per 100.000 abitanti".

Perché la febbre va misurata a casa?

Il virus è sempre lo stesso, lo dimostrano le quasi 200 persone in terapia intensiva in tutta Italia. "È evidente che il virus ha la stessa capacità di indurre problemi gravi e fatali. Ma la scuola, ripeto, è nelle condizioni di non contribuire a peggiorare la situazione"

Perché la febbre va misurata al bambino prima di uscire di casa? «La misurazione direttamente a scuola si può fare in piccoli istituti, quando il numero degli alunni è alto si creano assembramenti. Inoltre il bambino che esce di casa con 38 di febbre è contagioso. C’è chi obietta, e se poi il genitore lo porta ugualmente a lezione anche con la febbre? Ho troppa stima dei genitori per sospettare che lo facciano». 


Oggi la prima campanella è solo per 5,6 milioni di studenti su 8,3. La maggior parte del Sud aspetta il 24 settembre prossimo. Ancora 10 giorni di tempo per prepararsi al meglio in molte zone. 

Sette regioni avevano già detto: non possiamo avviare l’anno. Da Nord (Friuli) a quasi tutto il Sud (Campania, Abruzzo, Puglia, Basilicata, Calabria e Sardegna). E ai posticipi ufficiali, ora si aggiungono: la città della Spezia e diversi centri del Ponente in Liguria, un terzo delle scuole del Lazio (tutta Viterbo), primarie e medie della Sicilia. Per ora in moltissime realtà mancano banchi, supllenti e mascherine.

Mancano banchi, supplenti e mascherine

Repubblica racconta le tante criticità del momento: per i banchi bisognerà aspettare almeno fino ottobre (se tutto va bene). Non il viatico auspicato.

Banchi e mascherine: anche Domenico Arcuri, in confidenza, dice che se con il bando “monobanco” si fosse partiti in tarda primavera — 2,4 milioni di pezzi da trova- re — invece che il 21 luglio, oggi non dovremmo attendere fine ottobre per vedere le scuole rifornite. Secondo la Cgil i banchi fin qui consegnati sono duecentomila, il 5 per cento del totale. La stessa questione — partenza in ritardo e senza programmazione — riguarda le mascherine chirurgiche per docenti e discenti. Dice Arcuri, adesso: «Abbiamo distribuito 94 milioni di mascherine». Ne aveva annunciati 118 milioni, in verità, ma fino all’ultima ora i presidi lamentano mancanze.

Supplenti in autunno: Con 250 mila cattedre di ruolo scoperte, stime accurate, il ministero ha provato a trasformare le Graduatorie d’istituto e a esaurimento nelle Graduatorie online per le supplenze. Con numeri ciclopici — 753.750 candidati per 1,9 milioni di domande — partire il 6 agosto è stato un azzardo. Ora si scoprono una valanga di errori e qualche falso (40 mila domande congelate solo dopo un giorno) e uffici scolastici provinciali che non riescono a chiudere il lavoro: a Torino, a Milano, a Brescia.

In classe con le finestre aperte

Alberto Villani, presidente della Società Italiana di Pediatria, ritiene che sia giusto riaprire. Al quotidiano La Stampa dice: "Andava fatto, era necessario. Anche se ci sono problemi, nel giro di qualche settimana si arriverà a una situazione di normalità e potranno rimanere aperte se tutti faranno la loro parte. E, quando dico tutti, intendo proprio tutti".

Oltre alle necessarie mascherine, in alcune scuole non ci sono ancora i banchi e si farà lezione con le finestre aperte. Quanto si potrà andare avanti così?

"Le finestre aperte permettono il ricambio d’aria, rappresentano un’alternativa alla mascherina. Il distanziamento e l’areazione consentono di far calare di molto il rischio di contrarre il virus".

Ma fra un mese in molte regioni farà troppo freddo per avere le finestre aperte tutto il giorno. E sui certificati loro non garantiscono:

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In quanto pediatri vi aspetta un lavoro enorme. Come pensate di gestirlo? «Stiamo cercando di lavorare su una tipologia di certificazione che permetta di certificare lo stato degli studenti ma deve essere chiaro che si tratterà di una fotografia che rappresenterà la situazione esistente, rilevando quindi che non ci sono segni di contagio in atto ma non potremo escludere che possa apparire in seguito».

Il primo giorno di scuola salta per un caso di Covid-19

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