Coronavirus, lo studio su Science: "Ecco perché la scuola può ripartire subito"

Lo studio sui Paesi dove le lezioni sono già riprese: "I benefici della frequenza scolastica sembrano superare i rischi"

Una scuola a Yangon, Myanmar. Foto EPA/LYNN BO BO

Quante probabilità hanno i bambini piccoli di ammalarsi e trasmettere il virus? E, soprattutto, le scuole dovrebbero riaprire? A queste e ad altre domande che riguardano i bambini e la riapertura delle scuole hanno cercato di rispondere gli esperti sulla rivista specializzata Science, in base a quanto emerso dagli studi condotti finora. Studiando le strategie di riapertura in Sudafrica, Finlandia e Israele, sarebbe emerso che i bambini più piccoli raramente si contagiano l’un l’altro o portano il virus a casa, infettando i familiari.

Secondo Otto Helve, uno specialista in malattie infettive pediatriche dell'Istituto finlandese per la salute e il benessere, che ha studiato a fondo il problema, i focolai nelle scuole sono inevitabili. “Ma ci sono buone notizie”, precisa l’esperto: finora, con alcune modifiche alla routine quotidiana delle scuole i benefici della frequenza scolastica sembrano superare i rischi, almeno dove i tassi di infezione della comunità sono bassi.

E quante probabilità hanno i bambini piccoli di ammalarsi e trasmettere il virus? Diversi studi hanno dimostrato che, in generale, le persone di età inferiore ai 18 anni avrebbero una probabilità compresa tra un terzo e la metà degli adulti di contrarre il coronavirus e il rischio sembra essere ancora più basso per i più piccoli. Dalle ricerche condotte dall’Istituto Pasteur in sei scuole elementari, è emerso che i bimbi si possono infettare ma non sembrano essere contagiosi. “Ma gli studenti delle scuole superiori devono stare molto attenti. Hanno una malattia lieve, ma sono contagiosi”, precisa Arnaud Fontanet, un epidemiologo dell'Istituto Pasteur.

Coronavirus, quando riapre la scuola? Lo studio su Science: "Si può ripartire subito"

Lo studio della rivista specializzata Science prende spunto da una lettera aperta firmata da più di 1.500 membri del "Royal College of Paediatrics and Child Health", secondo i quali "continuare a tenere chiuse le scuole lascerebbe segni indelebili a un’intera generazione". Il direttore dell'istituto Mario Negri di Bergamo, Giuseppe Remuzzi, sul Corriere della Sera ha analizzato, con l'aiuto dei risultati pubblicati da Science, alcuni aspetti fondamentali in vista della riapertura delle scuole. I bambini, ad esempio, si possono infettare ma non sembrano essere contagiosi, almeno secondo i dati raccolti dall'istituto Pasteur in sei scuole elementari. I ragazzi delle superiori, invece, tre volte su dieci hanno sviluppato gli anticorpi, cioè sono venuti in contatto col virus, mentre insegnanti e membri dello staff hanno anticorpi rispettivamente quattro e sei volte su dieci.

Discorso più complicato sull'uso della mascherina. Secondo Giuseppe Remuzzi il dispositivo di protezione è una delle poche cose davvero importanti per contenere l’epidemia, ma i ragazzi le trovano insopportabili. "Un compromesso accettabile potrebbe essere quello di chiedere loro di mettere la mascherina e di utilizzarla correttamente solo quando è impossibile mantenere le distanze, almeno per i più grandi e almeno da noi. In altre parti del mondo invece, Cina, Sud Corea, Giappone, Vietnam, la mascherina è un’abitudine, la si usava anche prima del Covid, ormai è come se facesse un po’ parte dell’abbigliamento", spiega Remuzzi. In questi Paesi, dove le mascherine sono già ampiamente accettate e indossate da molti durante la stagione influenzale, le scuole le richiedono per quasi tutti gli studenti e i loro insegnanti. In alcune scuole in Germania, gli studenti le indossano nei corridoi o nei bagni, ma possono rimuoverle quando sono seduti al proprio banco.

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Le infezioni che nascono a scuola possono diffondersi alla comunità? Poiché i bambini sviluppano raramente sintomi gravi, gli esperti ritengono che l’apertura delle scuole potrebbe comportare un rischio maggiore per gli insegnanti, i familiari e la comunità rispetto agli studenti stessi. I primi dati provenienti da Paesi europei suggeriscono che il rischio per la comunità in generale è ridotto. “Almeno quando i tassi di infezione locale sono bassi, l'apertura delle scuole con alcune precauzioni non sembra causare un salto significativo nelle infezioni altrove”, precisa Science. Sebbene non si abbiano certezze in merito, analizzando i risultati delle ricerche condotte finora in questo ambito, è emerso che i casi di malattie gravi tra gli insegnanti sono davvero pochi, con un’eccezione sola, quella della Svezia, che non ha mai chiuso le scuole. 

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