Venerdì, 23 Aprile 2021

Rebus scuola, dalla data all'incubo contagi: le incognite sulla riapertura

"Potrà capitare che una scuola dovrà sospendere le lezioni perché ci sono dei positivi, ma dovremo vivere questi eventi con sangue freddo", spiega Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato tecnico scientifico

Un'aula dell'istituto tecnico agrario "Emilio Sereni" allestita con i vecchi banchi della scuola in attesa dell'arrivo dei banchi singoli, necessari per rispettare le direttive decise dal governo per combattere la diffusione del Covid-19 nelle scuole, Roma, 27 agosto 2020. ANSA/FABIO FRUSTACI

E' corsa contro il tempo per riaprire le scuole. Dopo la chiusura a marzo per l'emergenza coronavirus, lunedì 14 settembre è previsto il rientro in classe di milioni di alunni in tutta Italia, anche se ci sono già alcune regioni che hanno deciso o annunciato di voler anticipare o rimandare la ripartenza (qui trovate il calendario con le date, in aggiornamento). Sulla riapertura pesano molte incognite: dai docenti che mancano all'appello al problema dei trasporti, passando per la gestione delle lezioni da sospendere in caso di contagi tra i banchi. Mancano ancora certezze sulle mascherine e sui mezzi di trasporto pubblico, e c'è un allarme "cattedre vuote" in alcuni regioni: i presidi potrebbero trovarsi senza collaboratori scolastici e gli alunni senza docenti.

Non solo, infatti, è rimasta vuota una parte delle cattedre per le quali era prevista l'assunzione di 85mila insegnanti, ma ai presidi stanno arrivando le lettere di alcuni docenti che chiedono di poter essere esonerati dal servizio perché "lavoratori fragili". Il ministero dell'Istruzione, intanto, ha fatto scattare la cosiddetta "chiamata veloce" dei docenti, la nuova procedura prevista dal decreto sulla scuola approvato a dicembre in Parlamento che consente a chi è in graduatoria, ma non ha ottenuto il ruolo con la normale tornata di assunzioni, di poter presentare domanda in un'altra Regione dove ci sono posti disponibili per ottenere prima la cattedra a tempo indeterminato. Le domande potranno essere effettuate fino alle ore 23.59 del 2 settembre.

"Le scuole devono riaprire, gli stadi possono aspettare"

A pochi giorni dalla riapertura, dunque, si corre per sbrogliare i tanti nodi ancora da sciogliere. Secondo il coordinatore del Comitato tecnico scientifico Agostino Miozzo, in questo momento "la priorità è la scuola, ricominciare le lezioni. Il pubblico per gli eventi sportivi, mi spiace, non è una priorità, per ora". In un'intervista al "Messaggero" Miozzo spiega che le scuole riapriranno il 14 settembre se l'andamento dell'epidemia si manterrà come in questi giorni: "Dovesse esserci un incremento più accentuato dovremmo fare delle valutazioni".

Il punto della situazione sarà fatto attorno al 10 o all'11 settembre. Miozzo spiega che "magari potrà essere necessario essere prudenti nelle aree in cui dovesse esserci un'impennata di casi. Ma oggi la riapertura delle scuole è sostenibile". Il che non significa che non si potrebbero verificare casi di contagio, ma questi andranno affrontati con la necessaria calma. "Potrà capitare che una scuola, anche in Italia, dovrà sospendere le lezioni perché ci sono dei casi positivi - ammette Miozzo -. Ma bisognerà vivere questi eventi con sangue freddo, senza drammatizzare, come fanno negli altri Paesi".

"Avevamo detto chiaramente che le discoteche non andavano aperte"

In merito ai ragazzi contagiati nelle ultime settimane, Miozzo non risparmia critiche anche al governo. "Ciò che è successo in alcune situazioni è scandaloso - afferma -. Stiamo pagando la superficialità di questi mesi. Come Cts avevamo detto chiaramente che le discoteche non andavano aperte e che, comunque, andava rispettata la distanza dei due metri".

Il coordinatore del Comitato tecnico scientifico mette anche le mani avanti sulla gestione dell'affollamento sui mezzi pubblici. "Noi abbiamo indicato il 75% come percentuale massima di riempimento dei mezzi - spiega -. Se il governo vuole salire a 80 può farlo, è una scelta. Ma ogni volta che si alza l'asticella, ci si prende un rischio. Lo abbiamo visto con le discoteche".

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