Mercoledì, 12 Maggio 2021

I test salivari a scuola per il coronavirus?

Il ministro della Pubblica Istruzione Patrizio Bianchi ci punta su suggerimento dell'ex Cts Miozzo. Ma ci sono limiti che riguardano l'attendibilità

Saranno i test salivari a far ripartire la scuola in presenza? Il presidente del Consiglio ha detto di voler riaprire le scuole anche nelle zone rosse a partire da dopo Pasqua. E il ministro della Pubblica Istruzione Patrizio Bianchi prova a buttare giù un piano con l'aiuto di Agostino Miozzo, ex coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico. 

I test salivari a scuola per il coronavirus?

Il piano prevede in teoria la possibilità di effettuare un test rapido una volta a settimana per accertare la positività, seguito da un tampone molecolare a tutta la classe. Ma già si sa che la disponibilità a sottoporsi al test non potrà essere vincolante per la frequentazione della scuola. Per i bambini più piccoli si pensa ai test salivari, che forniscono una risposta in pochi minuti ma hanno un'attendibilità simile ai tamponi nasali. Ma questo tipo di test non è ancora stato autorizzato in Italia. L'Istituto Superiore di Sanità sta valutando la conformità di quelli in commercio e una prima sperimentazione è stata effettuata allo Spallanzani di Roma. Il giudizio finale, spiega oggi La Stampa, è che i test salivari rapidi, fatti sul posto, "non sono sufficientemente performanti, poiché hanno una sensibilità inferiore al 20%".

Lo screening scolastico ha anche altri problemi all'orizzonte. Uno di questi è che ci vorrebbe uno sforzo mastodontico di personale per farlo funzionare, coinvolgendo sia la Protezione Civile che l'esercito. Il Commissario per l'Emergenza Covid, Francesco Figliuolo sta valutando l'ipotesi. La scuola è pronta a ripartire dopo Pasqua e i test rappresenterebbero un ulteriore passo per rendere più sicuro, e costantemente monitorato, l'esercito di alunni e docenti. La decisione verrà presa nei prossimi giorni. I test agli studenti non sarebbero vincolanti per la riapertura delle scuole dopo Pasqua, piuttosto sarebbero una misura per monitorare la situazione, un'operazione di screening ai fini della sicurezza di studenti, docenti e personale scolastico.

I tamponi dovrebbero eseguirli solo gli operatori sanitari, mentre con otto milioni di bambini e ragazzi negli istituti garantire il monitoraggio non è facile. Bisognerebbe contare anche i docenti e i maestri, anche se per la categoria va avanti il piano di immunizzazione. Attualmente in Italia si utilizzano tre tipi di test: 

  • tampone molecolare;
  • test antigenico;
  • test sierologico.

I limiti dei test antigenici rapidi, spiega oggi il Corriere della Sera, è che possono risultare negativi se la concentrazione degli antigeni è inferiore al limite di rilevamento dei test. Questo può accadere se il prelievo viene effettuato troppo presto rispetto alla data di infezione e alla circolazione del virus. Un risultato negativo del test non esclude la possibilità di infezione. 

Come funzionano i test salivari?

I test antigenici rapidi o tamponi salivari molecolari rilevano la presenza del virus non attraverso l'Rna (l'acido nucleico) ma analizzando gli antigeni. Il vantaggio è che forniscono un risultato in meno di mezz'ora. Ma la loro sensibilità varia tra il 70 e l'86% e la specificità tra il 95 e il 97%. Di solito quando il test rapido risulta positivo si effettua una seconda prova con il tampone molecolare. Essendo effettuati su un campione di saliva e non con il tampone faringeo, i test rapidi sono considerati facili da utilizzare per testare i bambini. 

Una prima sperimentazione sui test salivari in Italia è stata fatta all'Ospedale Spallanzani di Roma in ottobre. La raccolta avveniva a scuola di mattina e i campioni venivano mandati al laboratorio dell'Ospedale San Camillo che dava il risultato in serata. Solo nel caso di test positivo al coronavirus il campione veniva inviato allo Spallanzani per il successivo test molecolare. Per quanto riguarda i test salivari rapidi, i cosiddetti Poc fatti nel Point of care, lo Spallanzani sottolinea che "non sono sufficientemente performanti poichè hanno una sensibilità inferiore al 20%". "In sostanza - proseguono - i tamponi salivari fatti sul posto si sono rivelati poco affidabili e devono poi essere confermati in laboratorio con il test molecolare, annullando così l'effetto di una risposta immediata.

Altre valutazioni saranno condotte in funzione dell'età: perché se è certamente vero che la metodica si attaglia meglio ai ragazzi piu' grandi, è anche vero che la priorita' per le famiglie sono la scuola dell'infanzia e la primarie. C'è poi una valutazione da fare sui costi. Insomma, questioni non da poco che saranno affrontate nei prossimi giorni, ma che non possono far pensare si tratti di una misura già adottata.

Il decreto di Draghi sulle riaperture dal 7 aprile e le regioni in zona rossa e arancione da lunedì 29 marzo

Continua a leggere su Today.it

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I test salivari a scuola per il coronavirus?

Today è in caricamento