Giovedì, 13 Maggio 2021
Il dibattito

È sicuro riaprire le scuole prima di tutto il resto?

Fra una settimana più della metà degli studenti italiani tornerà sui banchi di scuola, anche in zona rossa, ma rimane il timore per una crescita dei contagi

Da mercoledì 7 aprile più di 5 milioni di studenti in tutta Italia torneranno sui banchi di scuola. Al rientro dalle vacanze pasquali, le scuole fino alla prima media infatti saranno aperte per le lezioni in presenza anche in zona rossa, mentre il nuovo decreto varato dal governo prevede scuola in presenza nelle zone arancioni fino alla terza media e con presenza dal 50 al 75% per le superiori nelle zone a rischio più elevato.

I timori per la riapertura delle scuole dopo il 7 aprile

Una decisione, quella di far tornare a scuola più della metà degli 8 milioni di studenti italiani, che il governo rivendica e difende, nonostante dubbi e preoccupazioni. "L'idea è che si ricomincia e si ricomincia dalla scuola, la scuola non è l'ultima, ma la prima a riaprire. Questo è il segnale che dovevamo dare ed è arrivato", ha ribadito il ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi. È una questione di scelte, come ha detto anche Silvio Brusaferro, portavoce del Comitato Tecnico Scientifico. Priorità quindi ai bisogni degli studenti (e delle loro famiglie), sicuramente sacrificati in questi mesi. La dad anche al suo meglio non può sostituire al cento per cento la scuola in presenza, che oltre a didattica è anche relazione e socializzazione, senza dimenticare gli allarmi che sempre più spesso vengono lanciati sui rischi dell'aumento della povertà educativa e delle diseguaglianze di un sistema scolastico che già prima della pandemia era profondamente frammentato.

Resta però alto il timore per una crescita dei contagi. Una delle ultime - in ordine di tempo - opinioni critiche, o quantomeno decisamente preoccupate, in merito ai rischi dell'apertura delle scuole in un quadro ancora molto complesso come quello attuale, è quella di Massimo Galli. "La variante inglese si trasmette con grande efficienza tra bambini e adolescenti e questo vuole dire che la scuola rimane un serbatoio importante. Abbiamo una guardia abbassata in questo momento", ha detto il direttore della clinica di Malattie infettive dell'ospedale Sacco di Milano, secondo cui "si tengono aperte delle falle e ritardiamo il processo di limitazione dell'infezione" ma "non si possono subire errori senza fare nulla". Per Galli è necessario "mettere in piedi dei programmi per lo screening in determinati contesti come la scuola, ad esempio provare a vedere se funzionano i test salivari".

Giorgio Gilestro, professore associato di neurobiologia all'Imperial College di Londra, ha confrontato la situazione nel Regno Unito, dove il governo ha riaperto le scuole lo scorso 8 marzo dopo 11 settimane di chiusura tenendo però chiuse le altre attività. "Aprendo solo le scuole e tenendo chiuso il resto, i modelli avevano previsto un aumento di R tra il 10% e il 50%. R Uk era allora intorno allo 0.6 quindi temevano una risalita sopra l'1 (cosa che forse sta succedendo in Scozia)" ma la scuola è stata riaperta con "test a tappeto" sia per gli studenti dagli 11 anni in su sia per tutto il personale scolastico e "in condizioni di contagio sotto controllo", con "circa 30-40 per 100k per settimana". Nel Regno Unito i casi a scuola sono risaliti, fa notare Gilestro, a fronte però di una campagna vaccinale che ha già portato oltre 30 milioni di adulti a ricevere la prima dose di vaccino e anche se nel Paese alcune restrizioni sono state allentate le regole antiCovid restano ancora in vigore e il governo non esclude un nuovo lockdown qualora la situazione peggiori.

Le scuole sono sicure?

Da giorni si discute molto di uno studio secondo cui non ci sarebbe correlazione tra la riapertura delle scuole e l'aumento dei contagi. Lo studio è stato realizzato da una squadra di studiosi di varie discipline, tra cui Sara Gandini dello Ieo di Milano, che al Corriere della Sera ha spiegato: "Il rischio zero non esiste ed è chiaro che siamo in tempi delicati dal punto di vista sanitario, screening e tracciamento restano fondamentali. Ma sulla base dei dati raccolti possiamo affermare che la scuola di ogni ordine e grado è uno dei luoghi più sicuri rispetto alle possibilità di contagio. Le evidenze mostrano che bambini e ragazzi hanno un ruolo marginale nella diffusione del Covid-19 e che movimenti sensibili degli indici di trasmissibilità, visti i protocolli di sicurezza seguiti, non possono essere imputati all'apertura o chiusura delle scuole. Il rischio per i ragazzi è molto maggiore quando si ritrovano in gruppo altrove, dopo le lezioni, a quel punto senza la supervisione degli adulti".

Comparso su Lancet Regional Health-Europe, lo studio di Gandini et al. è stato duramente criticato da molti studiosi. Tra gli aspetti finiti sotto la lente di ingrandimento ci sono ad esempio il periodo analizzato dallo studio, ossia dal 12 settembre all'8 novembre, quindi prima dell'impennata di nuovi contagi della seconda ondata e prima dell'impatto delle nuove varianti del coronavirus, anche per gli stessi bambini.

Alessandro Ferretti, ricercatore dell'università di Torino, è tra le voci più critiche sullo studio e in generale sulla riapertura delle scuole anche in zona rossa. Uno degli aspetti che Ferretti contesta con maggiore forza è quello relativo all'incidenza dei nuovi positivi tra i docenti e il resto della popolazione. Secondo Ferretti, "un calcolo fatto con i medesimi dati MIUR usati dagli autori mostra che l'incidenza è doppia tra i docenti del primo ciclo ed è nettamente superiore anche nel secondo ciclo. Inoltre (sorpresa?) nel secondo ciclo si vede un rallentamento dei contagi che potrebbe essere dovuto proprio al passaggio alla dad".

La Francia in lockdown costretta a chiudere le scuole

La riapertura o meno delle scuole è un tema centrale non sono in Italia. In Francia, dove da sabato 3 aprile tornerà in vigore un nuovo lockdown di quattro settimane, la variante inglese dilaga soprattutto tra i più giovani. Il presidente Emmanuel Macron ha rivendicato la scelta di aver tenuto aperte le scuole finora "perché l'educazione è la battaglia del secolo" e "la scuola non è negoziabile", ma ora gli istituti di tutto il paese chiuderanno per tre settimane, come invocato da più parti.

Appena una settimana fa i sindacati avevano minacciato un grande sciopero contro la le scuole aperte "a qualunque costo": pur riconoscendo le conseguenze "educative e psicologiche" sugli studenti, le associazioni di categoria denunciavano la massiva circolazione del virus nel paese e la situazione a rischio nelle scuole, con i dirigenti scolastici in lotta con "l'impossibilità di rispettare il protocollo sanitario" disposto dal governo e una "organizzazione sempre più caotica" della scuola, compresa la difficoltà di coprire le classi lasciate scoperte dagli insegnanti assenti perché malati o in quarantena.

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