Lunedì, 21 Giugno 2021
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La seconda dose del vaccino e il ritardo di 42 giorni: cosa cambia nelle regioni

In ogni territorio si segue una propria linea: c'è chi ignora la raccomandazione del ministero e chi la prende alla lettera. E intanto c'è chi chiede di non seguire la raccomandazione per alcune categorie. Ecco quali

Gli ultimi dati del Report sulla vaccinazione elaborati dal ministero della Salute e dalla struttura del commissario straordinario per l'emergenza Covid-19 dicono che sono 7.336.412 le persone vaccinate alle quali sono state iniettate la prima e la seconda dose. La maggioranza però è ancora in attesa di completare l'immunizzazione. E la "raccomandazione" sulla seconda dose a 42 giorni partita dal Comitato Tecnico Scientifico e fatta sua dal ministero della Salute rischia di complicare le cose. Perché le Regioni si stanno muovendo in ordine sparso. 

La seconda dose del vaccino e il ritardo di 42 giorni: cosa cambia nelle regioni

Nel Lazio, fa sapere oggi Repubblica, per esempio si attenderanno 21 giorni per Pfizer e 28 per Moderna, mentre in Emilia-Romagna o in Puglia si viene convocati anche dopo 35. Quelli già prenotati affrontano un ulteriore dilemma, visto che non sanno oggi se gli appuntamenti verranno spostati o no. La modifica del tempo di richiamo non inficia l'efficacia della risposta immunitaria secondo il Comitato Tecnico Scientifico, che fa sapere anche che la prima dose protegge dalle forme gravi della malattia nell'80% dei casi. 

La decisione sull'allungamento della somministrazione della seconda dose era stata presa dopo le pressioni della struttura commissariale del generale Francesco Paolo Figliuolo. Serviva ad allargare la platea delle persone coperte dalla seconda dose, come è stato fatto nel Regno Unito anche se con tempi molto più congruenti. Come ha confermato tra gli altri Fabrizio Pregliasco, virologo dell'Università Statale di Milano: "La somministrazione della seconda dose del vaccino" anti-Covid a mRna, di Pfizer o di Moderna, "a 42 giorni è una mediazione necessaria per proteggere più persone". "Sappiamo - ha ricordato - che a 14 giorni si ha già un buon risultato di protezione. Ma credo che sia una strategia che va vista di volta in volta a seconda della disponibilità dei vaccini". Certo è che, se dovesse esserci un numero sufficiente di dosi per tutti, "meglio rispettare i normali tempi di richiamo indicati per ciascun vaccino". 

Eppure regioni come il Lazio hanno disatteso la possibilità di operare il cambiamento "raccomandabile" perché, come ha spiegato l'assessore alla Salute Alessio D'Amato, "Stiamo ancora vaccinando fasce di popolazione fragile. Alcune società scientifiche, come quelle degli oncologi e dei cardiologi, ci hanno chiesto di non ritardare i richiami. Così, per ora, resta tutto com’era". 

Cosa cambia nelle regioni con la seconda dose a 42 giorni

Altre regioni si stanno regolando diversamente. L'Emilia-Romagna ha scelto il richiamo a  35 giorni per chi fa la prima dose a partire da oggi. Chi aveva la prenotazione per il richiamo a 21 o a 27 giorni riceverà un nuovo appuntamento il giorno della prima somministrazione, così come la Toscana e il Piemonte. In Puglia si posticipa a 35-42 giorni per tutti coloro che hanno la prenotazione della seconda dose dal 17 maggio in poi (e si tratta di 346mila persone).Gli appuntamenti vengono modificati con recall automatici (sms e telefonate), o tramite sportelli Cup, farmacie e medici di famiglia.

Anche in Lombardia e in Veneto si sta decidendo sulle modalità ma il posticipo avverrà. A Napoli invece il richiamo avverrà a 42 giorni. La Sardegna vuole arrivare a 42 ma attende l'adeguamento del sito delle Poste, mentre la provincia di Trento aveva già allungato i tempi da un mese. Francesco Cognetti, direttore di Oncologia Medica al Regina Elena di Roma e Presidente FOCE (Federazione degli oncologi, cardiologi e ematologi), ha chiesto al Comitato Tecnico Scientifico e al Ministro della Salute, Roberto Speranza, che non venga applicata la circolare sull'estensione degli intervalli di immunizzazione anti Covid ai pazienti oncologici e anche a tutti coloro che sono considerati estremamente fragili.  

"Pur comprendendone gli obiettivi - ha spiegato Cognetti - siamo molto preoccupati per la decisione del Comitato Tecnico Scientifico di estendere l'intervallo fra la prima e la seconda dose dei due vaccini anti Covid a mRNA da 21 e 28 giorni a 42 anche ai pazienti fragili. I pazienti oncologici in trattamento attivo, in particolare, devono invece essere vaccinati con la seconda inoculazione entro 21 giorni. Le evidenze scientifiche infatti dimostrano che questi cittadini estremamente vulnerabili hanno meno probabilità rispetto alle persone sane di sviluppare una risposta anticorpale dopo la prima dose del vaccino prodotto da Pfizer (BNT162b2) e dovrebbero avere la priorità della seconda dose entro tre settimane".

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