Giovedì, 25 Febbraio 2021

Coronavirus: "Vi spiego perché oggi siamo messi peggio di marzo"

Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, elenca sei motivi principali: dallo stress del personale sanitario agli attriti tra governo e regioni che impediscono di prendere misure opportune

Nino Cartabellotta

A forza di dire che "la situazione non è come quella di marzo" i numeri dell’epidemia ci sono sfuggiti di mano. E la pressione sugli ospedali potrebbe diventare ben peggiore che all'inizio dell'epidemia. Il perché lo ha spiegato Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, in audizione alla Commissione Sanità del Senato, individuando sei ragioni per cui, a suo dire, "in questa seconda ondata siamo messi peggio di marzo". 

Cartabellotta (Gimbe): "Perché oggi siamo messi peggio di marzo"

La prima è che rispetto alla scorsa primavera, "c'è un coinvolgimento del Centro-Sud che ha servizi sanitari più fragili". La seconda è che "abbiamo di fronte 4-5 mesi di inverno", laddove la prima ondata era arrivata con la stagione fredda quasi agli sgoccioli. Il terzo motivo è che "i servizi sanitari non hanno ancora sperimentato il sovraccarico dell'epidemia influenzale stagionale". Lo stesso personale sanitario, argomenta ancora Cartabellotta, è oggi sotto pressione e meno motivato rispetto alla prima fase della pandemia. Inoltre, "ci sono spie rilevanti di disagio sociale" e infine, conclude il fondatore di Gimbe, "continuiamo ad assistere ad “attriti tra governo ed enti locali che impediscono di prendere le misure più opportune". 

"Siamo in ritardo con i Dpcm"

Secondo Cartabellotta il sistema è in ritardo nella risposta al virus. "Passano 15 giorni tra il contagio e la notifica dei casi, c'è inoltre un ritardo in molte regioni sulla notifica delle diagnosi. L'indice Rt non può essere utilizzato da solo per decidere le misure, perché è in ritardo e può essere sottostimato, deve essere valutato insieme ad altri parametri. Inoltre siamo in ritardo con i Dpcm, stiamo andando verso il lockdown totale perché non siamo in grado di valutare gli effetti delle misure introdotte con i vari decreti. Bisogna notare che anche un lockdown totale da solo permette di ottenere una riduzione del 50%dei casi al ventottesimo giorno". 

Cartabellotta ha poi invitato le istituzioni a comunicare i dati sull’epidemia con più trasparenza. "La legge assegna all'Iss la sorveglianza utilizzando una piattaforma che è ad accesso riservato, i ricercatori indipendenti non possono fare nessuna ricerca ulteriore. L'altro aspetto è il monitoraggio degli indicatori del 30 aprile 2020, il report non è pubblico, periodicamente emerge attraverso organi di stampa ma è riservato. Riteniamo che rispetto al report è opportuno che vengano resi pubblici i contagi per comune, mentre ora li abbiamo solo per provincia. Inoltre si dovrebbe rendere accessibile il database in formato open data, mentre per il monitoraggio della fase 2 si dovrebbero rendere pubblici i report e i database in formato open data, ed espliciti e riproducibili i criteri per l'attribuzione del livello di rischio".

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