Martedì, 22 Giugno 2021
La situazione

Le sei regioni con i posti in terapia intensiva oltre la soglia critica

Scende il numero dei ricoverati gravi, ma la situazione resta difficile in alcuni territori secondo il monitoraggio di Agenas

Continua a scendere, a livello nazionale, il numero delle terapie intensive occupate da pazienti covid. Le percentuali si attestano infatti al 23%, ben sette punti sotto la soglia critica del 30% e in diminuzione di quattro punti rispetto ai dati di tre settimane fa. È quanto si osserva nel monitoraggio quotidiano dell'Agenas - l'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali - aggiornato al 17 febbraio.

Le sei regioni con i posti in terapia intensiva oltre la soglia critica

Sei regioni tuttavia sono in situazione ancora critica, ovvero Abruzzo (33%), Friuli-Venezia Giulia (34%), Marche (33%), Molise (31%), Bolzano (39%) e soprattutto Umbria, dove il 59% dei posti in terapia intensiva è occupato da pazienti covid e dove è stata rilevata la circolazione di varianti. Cosa sta succedendo? Nella nostra analisi del bollettino coronavirus di ieri, abbiamo spiegato che continua il calo dei pazienti in area non critica (-189 nelle ultime 24 ore) e delle terapie intensive (-31). La curva dei ricoverati con sintomi è in discesa da fine novembre: al momento gli ospedalizzati sono 18.274, il dato più basso dallo scorso 1° novembre, anche se va sottolineato che si tratta pur sempre di un numero piuttosto elevato e pari al 29% dei posti totali disponibili nei reparti ospedalieri della Penisola. Gli ingressi nei reparti di area critica sono stati in tutto 113: si tratta di uno dei dati più bassi dal 3 dicembre scorso (quando il ministero della Salute ha iniziato a comunicare questo parametro).

Tutto bene? No, perché il pericolo varianti resta serio. In Abruzzo, una delle regioni in cui è più diffusa la variante inglese, il tasso di occupazione dei posti letto di terapia intensiva è pari al 33,86% contro il 24% della media nazionale. Fortissima la pressione sull'ospedale di Pescara, dove tutta la catena di gestione dell'emergenza, dal 118 al pronto soccorso alle aree di degenza, è al collasso. L'ospedale covid è pieno da giorni con decine di pazienti trasferiti in altre strutture. E ci sono stati ricoveri anche di 30enni e 40enni con sintomi importanti.

Sono 17 le province e 12 le regioni in cui i contagi crescono di più, come segnalato dall'ultimo monitoraggio della Fondazione Gimbe. Sono sei le regioni italiane che rischiano la zona arancione, mentre l'Abruzzo rischia la zona rossa. E ci sono altre cinque regioni o province autonome in bilico con numeri preoccupanti. Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio, Piemonte, Friuli-Venezia Giulia e Marche potrebbero finire nell'area a restrizioni intermedie dopo il report aggiornato dell'Istituto superiore di sanità e del ministero della Salute e con l'ordinanza del ministro Roberto Speranza attesa per domani, venerdì 19 febbraio. A queste potrebbero aggiungersi Basilicata, Molise, Umbria, Liguria e provincia di Trento (queste ultime due sono già in zona arancione).
 

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Le sei regioni con i posti in terapia intensiva oltre la soglia critica

Today è in caricamento