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Martedì, 23 Aprile 2024
La mappa dei disagi

Emergenza siccità, verso il razionamento dell'acqua anche di giorno

Il capo del Dipartimento della Protezione Civile, Fabrizio Curcio: "In alcune zone del Paese non possiamo escludere la chiusura della distribuzione durante le ore diurne". In attesa della dichiarazione di emergenza, Regioni e Comuni si muovono in ordine sparso con ordinanze e provvedimenti ad hoc

Razionamento dell'acqua. Sta in queste parole la difficile situazione dell'Italia. Migliaia di cittadini potrebbero ritrovarsi con i rubinetti a secco in alcune fasce orarie. A prefigurare questo scenario è il capo del Dipartimento della Protezione Civile Fabrizio Curcio. "In alcune zone del Paese non possiamo escludere un razionamento dell'acqua e quindi la chiusura della distribuzione durante le ore diurne", annuncia a SkyTg24.

Il razionamento dell'acqua è la soluzione estrema, alla quale si arriva per una crisi iniziata da mesi e che ha investito sostanzialmente tutto il Paese. La situazione appare critica al Nord già da settimane. "La fotografia in Italia - spiega Curcio - è un 40-50% di acqua piovuta in meno quest'anno rispetto alle medie degli ultimi anni. Abbiamo avuto fino al 70% di neve in meno. Abbiamo fiumi come il Po che ha portate fino all'80% in meno. La situazione generale è di carenza di risorsa idrica, di pioggia. In alcune aree diventa impattante in maniera assolutamente importante sulla produzione agricola, ittica, e dell'energia elettrica. La situazione è generalmente complessa su tutto il Paese poi abbiamo delle aree particolarmente colpite come il bacino del Po, le Alpi orientali, e alcune zone del centro. Il problema è diffuso in ambito nazionale".  

La scelta di razionare l'acqua cammina di pari passo con la dichiarazione dello stato di emergenza. L'adozione del provvedimento sembra scontata, solo una questione di tempi e procedure. "Per dichiarare lo stato di emergenza è importante capire quali misure adottare per mitigare l'emergenza stessa - dice lo stesso Curcio -. I criteri li stiamo definendo con le Regioni e soprattutto le misure. Penso nelle prossime giornate, al massimo prossime due settimane avremo chiare le misure e potremo fare la dichiarazione dello stato di emergenza". 

In attesa di un provvedimento su scala nazionale però i singoli territori agiscono in autonomia per fare fronte all'emergenza acqua.

Il presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini è stato il primo governatore a firmare il decreto per la dichiarazione dello stato d'emergenza regionale, decisione che è stata condivisa dalla cabina di regia sulla crisi idrica cui hanno preso parte i gestori del servizio idrico integrato e l'Agenzia interregionale per il fiume Po. Tutti i Comuni dell'Emilia-Romagna sono stati invitati a emettere ordinanze per la riduzione degli utilizzi non indispensabili, per esempio lavare l'auto.  

Anche il presidente della Regione Lombardia ha già dichiarato lo stato di emergenza sul territorio regionale. Ai Comuni è stato raccomandato inoltre di limitare l'impiego dell'acqua potabile per attività per le quali non ne sia necessario l'uso. Il decreto del governatore Fontana stabilisce inoltre che la Regione metta a disposizione dei sindaci uno schema di ordinanza su risparmio idrico e limitazioni per l'uso dell'acqua potabile, raccomandandone l'adozione, inviandone copia all'ente per monitorarne l'adozione sul territorio. Il decreto prevede ancora che "i concessionari delle utenze irrigue diano priorità al servizio irriguo, tenendo conto delle culture e della loro fase fenologica", attivando anche delle campagne di sensibilizzazione nei confronti dei consorziati. 

Il sindaco di Milano, Beppe Sala, ha firmato un'ordinanza che prevede la chiusura di tutte le fontane (fatte salve quelle dove sia presente fauna e flora e i laghetti/rogge dei parchi cittadini), la sospensione dell’irrigazione a spruzzo dei prati e delle aree verdi (eccetto l’irrigazione a goccia che interessa i nuovi impianti di alberi che devono essere preservati), la raccomandazione di mantenere la temperatura di uffici, negozi, abitazioni a 26 gradi per ridurre i consumi di energia e quindi per abbassare il rischio di blackout. 
I negozi dovranno poi tenere le porte chiuse anche in presenza di lame d’aria e mantenere la temperatura non al di sotto dei 26 gradi.

Il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti ha proclamato lo stato di "calamità naturale' per l’intero territorio della Regione fino al 30 novembre "a causa della grave crisi idrica determinatasi per l’assenza di precipitazioni meteorologiche ed in conseguenza della generalizzata difficoltà di approvvigionamento idrico da parte dei Comuni".  A Roma il Comune allontava però l'ipotesi dei razionamenti.

La Regione Liguria ha inviato ai Comuni e agli enti di governo degli Ambiti per il servizio idrico integrato le linee guida alle quali attenersi. Tra le indicazioni figurano: il divieto di irrigazione e annaffiatura di giardini e prati, il divieto di lavaggio di cortili e piazzali, il divieto di lavaggio di autoveicoli con esclusione degli autolavaggi, il divieto di riempimento di piscine private, fontane ornamentali e vasche da giardino. 

Anche in Friuli Venezia Giulia è arrivata la dichiarazione di "sofferenza idrica". Il governatore Massimiliano Fedriga ha parlato di taglio dei rilasci di acqua obbligatori verso valle, per rispondere alle esigenze irrigue dell'agricoltura a cui si aggiunge una limitazione della risorsa idrica per uso domestico, il tutto accompagnato da una forte campagna di sensibilizzazione e informazione rivolta ai cittadini per eliminare ogni forma di spreco.  Il decreto stabilisce una deroga alla norma in vigore che prevede un deflusso minimo vitale di acqua all'interno dei fiumi, stabilendo che questa quantità possa giungere, in alcuni casi, anche ad un valore pari a zero. Sul fronte domestico, il provvedimento a firma del governatore obbliga un'amministrazione corretta del flusso proveniente dai pozzi artesiani, viene quindi consentito un prelievo d'acqua ai soli fini civili e limitato a 200 litri al giorno per abitante. Per tutto il periodo della siccità, l'amministrazione regionale effettuerà una campagna di informazione e sensibilizzazione rivolta ai cittadini. Inoltre nell'ambito dell'attività di vigilanza, il corpo forestale regionale dedicherà particolare attenzione allo stato dei corsi d'acqua, segnalando eventuali situazioni anomale; dal canto suo, l'Ente Tutela Patrimonio Ittico, in caso di necessità, interverrà per il recupero della fauna ittica, avvalendosi anche della collaborazione della Protezione civile regionale.  

In Trentino dieci Comuni della Vallagarina hanno disposto limitazioni nell'utilizzo dell'acqua. A Pomarolo l'uso dell'acqua potabile dagli acquedotti di Pomarolo, Savignano e Serbia è consentito solo di notte. A Brentonico è vietato il consumo di acqua per innaffiare orti e giardini, il lavaggio di veicoli e il riempimento di vasche, piscine e fontane ornamentali. A Nogaredo già da fine maggio l'uso di acqua per per necessità non domestiche è consentito solo in alcune fasce orarie. A Terragnolo è vietato usare l'acqua delle fontane pubbliche per usi non domestici e potabili. A Ronzo Chienis dal 21 giugno è sospesa la fornitura di acqua potabile di notte. A Vallarsa è stata disposta la chiusura delle fontane pubbliche e la limitazione dell'uso di acqua potabile agli usi domestici. A Isera sono vietati "prelievi anomali dagli acquedotti". I sindaci dei Comuni di Villa Lagarina ed Ala raccomandano di evitare gli sprechi, mentre a Trambileno sono attesi provvedimenti per fronteggiare la carenza d'acqua negli acquedotti.  

Se da un lato si punta a fronteggiare l'emergenza, dall'altro c'è la necessità di agire in modo strutturale per fare fronte a problemi che l'Italia si trascina da decenni. Uno su tutti le reti colabrodo. "Sono 20 anni che in questo Paese non si fa niente per tutelare la risorsa idrica", dice Stefano Patuanelli, ministro delle Politiche agricole a Radio24. Per Patuanelli "Bisogna aumentare la capacità di captazione dell'acqua, che oggi è dell'11%, attraverso un 'Piano Invasi' il più possibile aderente alle esigenze dei cittadini. Attraverso la creazione di impianti a più livelli possiamo avere più captazione, accumulo energetico e produzione energetica. Siamo in gravissimo ritardo anche per una frammentazione di competenze". 

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