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Giovedì, 18 Aprile 2024
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Acqua razionata e rincari, la siccità è qui per restare: "Servirebbero 50 giorni di pioggia"

Il 2023 sarà peggiore dell'anno scorso: le coltivazioni di riso possono dirci molto di come stia soffrendo il territorio, con risvolti inattesi per la vita degli italiani. Today.it ha tracciato un quadro a partire dai contributi di Cnr, Coldiretti, Ente nazionale risi e Anbi

La siccità non è più un'emergenza, ma non perché sia finita. Ci sono territori che ormai convivono con una strutturale mancanza d'acqua: la siccità insiste infatti su alcune zone d'Italia dal 2021 per la coesistenza di tre fattori che la alimentano. Anche se i problemi sono localizzati in specifiche parti del Paese, le conseguenze riguardano tutti e incidono su diversi aspetti delle nostre vite, dal cibo che arriva a tavola alla bolletta, persino. In maniera inaspettata, il riso può farci capire cosa sta succedendo sul territorio e quali possono essere le premesse per i mesi a venire. Today.it. ha tracciato un quadro a partire dai contributi di Coldiretti, Ente nazionale risi e Cnr per capire a che punto siamo con la siccità in Italia. 

La siccità arriva in bolletta: dighe vuote, prezzi pazzi

"50 giorni di pioggia per recuperare"

L'estate sembra ancora lontana, eppure ci sono già problemi con l'acqua e minacce di razionamenti. Come riporta BresciaToday, in Valcamonica la portata della sorgente che alimenta l'acquedotto che poi scende dalla Val di Scalve è passata dagli storici 100 litri al secondo agli attuali 25: non era mai accaduto negli ultimi 50 anni.

Diverse case sono rimaste senz'acqua e il comune è dovuto intervenire con le autobotti. "Riteniamoci fortunati: se fosse accaduto in estate avremmo potuto solo sederci sul monte e pregare invocando la pioggia", ha detto Dario Colossi, sindaco di Darfo Boario Terme. In Veneto, PadovaOggi riferisce dell'ordinanza firmata dal presidente di Regione Luca Zaia per diminuire i consumi dei servizi idrici non essenziali e scongiurare, per ora, i razionamenti: "Se l’acqua non dovesse arrivare, in futuro avremo la necessità di razionare perché alle attività umane si vanno poi ad aggiungersi quelle dell'agricoltura", ha detto Zaia. 

Siccità in Italia nel 2023: anche se è inverno il fiume Tagliamento è in secca

Com'è possibile che si parli di siccità già in inverno? Non si tratta solo di mancanza d'acqua: i fattori che alimentano la siccità in Italia sono infatti almeno tre: caldo, neve e pioggia. "Il 2023 continua a dare segnali di aumento delle temperature medie - ha detto a Today.it Ramona Magno, responsabile dell'Osservatorio siccità del Cnr - Le zone più colpite sono al Nord e in parte il Centro: le piogge sono poche. L'altro parametro importante è la stagione nevosa: i dati di Cima dicono che siamo messi peggio dell'anno scorso. A oggi, il 2023 fa infatti peggio del 2022: il problema è amplificato da quello che è successso l'anno scorso. Le ultime nevicate sono state troppo localizzate e nel complesso tutto l'arco alpino è in sofferenza", ha detto Magno.

La siccità è più subdola di un'alluvione

Quest'inverno è stato tra i più caldi mai registrati. Alle temperature più alte e alla mancanza di neve si è aggiunta anche la poca pioggia: "Il deficit di di pioggia a 24 mesi è molto al di sotto delle medie - sottolinea Magno -. Possiamo far risalire l'inizio dell'emergenza a fine 2021 ma gli effetti si sono visti nel 2022: per questo motivo diciamo che la siccità è più subdola rispetto a un'alluvione. In più, l'attuale siccità è peggiore delle scorse crisi perché le ondate di calore sono state più intense".

Quanto piove in meno in Italia rispetto a due anni fa: il deficit di pioggia è una delle cause della siccità che continua nel 2023

C'è da dire che le piogge, anche intense, dopo lunghi periodi di secca sono poco uniformi e a tratti poco utili: "Dobbiamo tenere conto che la distribuzione delle piogge sta cambiando durante l'anno e questo aggrava la situazione perché il terreno arido non riesce ad assorbirla - dice Magno del Cnr -. Il Nord Italia è più vulnerabile anche perché il territorio non è pronto a questo tipo di emergenza: ha sempre contato sulle Alpi e sui fiumi per sostenere l'agricoltura. Bisogna far passare il messaggio che non è sufficiente fare delle infrastrutture. Tutti gli interventi dovrebbero tendere verso il risparmio dell'acqua: bisogna recuperare l'acqua per risparmiarla", fa notare Magno.

Come si vede dalla mappa sottostante elaborata dall'osservatorio del Cnr sulla siccità, se si accoppiano temperature elevate e deficit idrico il Nord Italia appare ancora più in sofferenza. 

La siccità al Nord Italia continua anche nel 2023: poca pioggia e temperature elevate

Ma cosa dobbiamo aspettarci per il resto del 2023? "È difficile capire per quanto potrà andare avanti - dice Magno -. Le previsioni a medio termine dicono che la primavera sarà più calda con piogge nella media. Ma se dietro ci portiamo un deficit è chiaro che le mancanze non possono essere appianate: dovrebbe piovere in maniera costante e moderata per 50 giorni per riuscire a risanare il deficit del Nord Italia". 

Il riso "scotto" dalla siccità

Il riso è un buon esempio per avere idea degli effetti inattesi di clima e siccità. L'Italia è il primo produttore di riso dell'Ue e rappresenta il 50 per cento del mercato. 9 risaie su 10 sono concentrate fra Lombardia, Veneto e Piemonte: in queste zone è caduto il 40 per cento di pioggia in meno rispetto alla media storica. Nonostante il riso sia considerato tra le colture più resistenti, l'anno scorso la siccità ha intaccato la produzione nazionale che ha reso tra il 15 e il 30 per cento in meno in base alla zona coinvolta.

L'impatto della siccità sull'agricoltura: il riso è tra le colture più colpite

"L'impatto produttivo è stato del 15 per cento, fin ora - ha detto a Today.it l'Ente nazionale risi -. Dobbiamo recuperare parte dell'acqua che manca dall'anno scorso. Le semine devono ancora partire: il momento clou è il periodo giugno-luglioquando anche le altre colture avranno più bisogno d'acqua.

Si rimane in attesa della pioggia con gli occhi rivolti verso l'alto.

Siamo nel momento delle semine, ma la preparazione del terreno è fondamentale: "Le semine iniziano tra marzo e maggio e si rimane in attesa con gli occhi rivolti verso l'alto. La prima incognita riguarda la preparazione del terreno: si può coltivare allagando le risaie o senza allagamento. In caso di mancanza di acqua, anche se si coltiva senza allagamento c'è bisogno di proteggere la pianta".

La produzione di riso in Italia: è leader in Europa ma la siccità nel 2023 riduce la resa delle colture

Quando l'acqua scarseggia, la differenza la fa la capacità di assorbimento da parte del terreno che dipende dalla sua composizione. E se si anticipa la raccolta il clima può rovinare tutto: "I terreni argillosi sono più diffusi in Piemonte e riescono a mantenere l'acqua, mentre i terreni sabbiosi della Lombardia faticano di più a trattenere la poca acqua che cade". Di norma, il caldo farebbe anche del bene al riso perché "il calore accelera il processo di crescita, ma chi ha anticipato il raccolto a causa degli squilibri ha segnalato che il chicco non si è formato correttamente". E ora alcuni scelgono di non puntare sul riso virando su altre colture: di conseguenza, i prezzi per il consumatore finale non possono che aumentare.

I dilemmi degli agricoltori fanno aumentare i prezzi

A inizio 2023, l'Ente nazionale risi ha proposto un sondaggio ai risicoltori italiani chiedendo conto delle intenzioni sulle semine future. Il risultato è che nel 2023 la superficie dedicata al riso diminuirà di almeno il 4 per cento: parliamo tra i 7mila e gli 8mila ettari di terreno in meno, secondo Coldiretti al minimo da 30 anni. E il comparto è preoccupato: "Il problema è di prospettiva - ha detto Today.it Lorenzo Bazzana di Coldiretti -. La neve è meno di quella dell'anno scorso, i bacini e gli invasi sono già bassi. Il riso verrà seminato nelle prossime settimane e c'è chi pensa se convertire ad altre colture. Si dovranno fare delle scelte".

La neve è la riserva strategica d'acqua sul territorio: in primavera si scioglie e va ad alimentare i campi a valle, proprio nel momento in cui finisce la stagione piovosa. Ma se  l'inverno è secco, con poca pioggia e neve, la situazione cambia: "Il terreno arido assorbe con più difficoltà la poca acqua che arriva - dice Bazzana -. Il piano di invasi sarebbe importante per mantenere l'acqua. L'anno scorso le aziende hanno dovuto fare delle scelte, scegliendo cosa irrigare e cosa no.

La siccità non è mai finita, si vede dalla neve

"Con i bacini possiamo trattenere l'acqua e scegliere come utilizzarla. Invece gli imprenditori sono costretti a scegliere cosa irrigare, diminuendo la produzione  - come successo col riso -, e di conseguenza i prezzi per i consumatori finali salgono".

La siccità al Nord Italia nel 2023 è dovuta anche alla mancanza di neve

All'agricoltura manca anche l'apporto di fiumi e laghi. L'Italia non ha più grandi fiumi e la situazione del più grande fiume italiano, il Po, - che rimane sotto i minimi storici -, è rappresentativa delle difficoltà in cui si trovano tutti gli altri corsi d'acqua del Nord, con i grandi laghi che hanno percentuali di riempimento "estive", come si legge nell'ultimo report dell'Osservatorio delle risorse idriche di Anbi. E ora anche l'Adige vede risalire il cuneo salino dal mare, con rischi enormi per colture e potabilità dell'acqua.

Secondo Coldiretti, con il Po a secco un terzo del Made in Italy che si produce nella pianura Padana e che arriva sulle tavole degli italiani è a rischio. Il riso è infatti solo una parte del problema: "La situazione – sottolinea Coldiretti in una nota - è peggiore di quella dello scorso anno quando si è registrato una perdita di almeno 6 miliardi di euro nei raccolti a causa della siccità. Dal grano duro per la pasta alla salsa di pomodoro, dai grandi formaggi come Parmigiano reggiano e il Grana Padano ai salumi più prestigiosi come il prosciutto di Parma o il Culatello di Zibello fino alla frutta e alla verdura la produzione della food valley – ricorda la Coldiretti – rappresenta la punta di diamante del Made in Italy alimentare in Italia e nel mondo".

Il "Piano laghetti è sprofondato"

Cosa fare quando si ha bisogno di acqua e dal cielo non ne arriva? L'Associazione nazionale consorzi di gestione e tutela del territorio e acque irrigue (Anbi) e Coldiretti propongono da tempo una rete di migliaia di piccoli e medi invasi diffusi sul territorio per raccogliere l'acqua piovana e renderla disponibile quando c'è più di bisogno: è il più volte citato "Piano Laghetti". La siccità straordinaria dell'anno scorso sembrava aver spinto la politica a prevenire le emergenze future, ma così non è stato. Ora il governo Meloni vuole istituire una struttura con un commissario dedicato all'emergenza idrica. 

In Italia, il senso dell'emergenza prevale su quello della previdenza

"Dall'anno scorso a oggi è stato fatto pochissimo - fa notare a Today.it Massimo Gargano, direttore generale di Anbi -. Vediamo come si tradurranno gli annunci del governo: guardiamo con favore e ansia al tavolo sulla crisi idrica. Non pensiamo, come al solito, di fermare tutto alle prime piogge: il rischio è questo. In questo paese il senso dell'emergenza prevale su quello della previdenza. I maggiori costi alla fine li mantengono sempre gli italiani", sottolinea Gargano.

Ma anche quest'anno l'apporto del "Piano laghetti" sarà limitato: "La rete che noi immaginiamo di piccoli invasi non possiamo finanziarlo con il Pnrr, e le risorse dobbiamo cercarle nei fondi strutturali di coesione europei - dice Gargano -. Abbiamo già un centinaio di progetti cantierabili che raccolgono l'acqua in eccesso e la rendono disponibile quando manca, con fotovoltaico galleggiante. Vogliamo sul territorio 10mila laghetti da qui fino al 2030: darebbero una mano alla competitività dell'agroalimentare italiano, fino a incidere sui prezzi dei prodotti per i consumatori finali, con un altissimo livello di sostenibilità ambientale".

In attesa del Piano, il Nord Italia guarda il cielo e aspetta. 

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