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Martedì, 28 Maggio 2024
Caldo senza fine

Siccità come d'estate: abbiamo perso un'intera stagione di pioggia

Resta grave la condizione del fiume Po la cui portata resta inferiore al 72% sulla media storica. La situazione addirittura si aggrava, scendendo in Centro Italia. E sulle montagne senza neve continua il dissanguamento dei ghiacciai

La pioggia caduta a nord ovest ha portato un po' di ristoro, ma il centro Italia e la Calabria sono ormai in uno stato di siccità severa. Come registrato dall'Anbi le maggiori precipitazioni si sono registrate nella fascia settentrionale della Lombardia tra le province di Varese, Como, Lecco, Sondrio, Bergamo, ma anche in Valle d’Aosta, lungo la linea di confine con la Francia, dove su alcune località sono caduti fino a 170 millimetri di pioggia, mentre sul resto della regione se ne sono registrati una sessantina; la portata della Dora Baltea cresce così di oltre 100 metri cubi al secondo. In Piemonte, le piogge si sono concentrate soprattutto sui monti: sul macrobacino del Ticino sono caduti circa 148 millimetri di pioggia e su quello della Dora Baltea mm 86,3. Ma a Torino, Asti ed Alessandria non si è raggiunto il millimetro. Ne consegue che crescono in maniera significativa la portate di Sesia, Stura di Lanzo, Pesio, mentre restano azzerate quelle di Ellero ed Orba, così come Bormida e Varaita superano di poco il metro cubo al secondo. Analogo discorso vale in Lombardia, dove a secco è rimasta la Pianura Padana: nei 15 giorni scorsi sono caduti 12 millimetri di pioggia a Milano, 5 millimetri a Pavia e non è mai piovuto a Brescia. Pur nella perdurante assenza di fenomeni meteorici di rilievo, i livelli dei corsi d’acqua del Veneto sono tornati a crescere di qualche centimetro come non accadeva da tempo e l’Adige è rientrato in media dopo mesi di record negativi .

Per quanto riguarda i grandi laghi, quello di Como è cresciuto di quasi un metro in una settimana, passando dal 9,4% di riempimento all’attuale 71,8% grazie a precipitazioni di oltre 200 millimetri in 4 giorni nelle zone attorno al bacino (oltre mm. 300 a Garzeno); a beneficiarne è anche il fiume Adda, che in una settimana ha visto quintuplicare la portata. Pur restando sotto media crescono anche i livelli del lago Maggiore (quasi mezzo metro in più, salendo dal 19,3% al 56% di riempimento) e del Sebino (27,9% di riempimento), mentre il Benaco resta invece sostanzialmente stabile al 22,9% della capacità.

Nonostante un quadro complessivamente migliorato al Nord, resta grave la condizione del fiume Po, le cui portate addirittura calano al rilevamento finale di Pontelagoscuro, restando al di sotto del minimo storico mensile con un deficit del 72% sulla media storica. Continuano ad essere in grave sofferenza idrica i corsi d’acqua dell’Emilia Romagna, le cui portate sono al di sotto delle medie e prossime ai minimi storici in un territorio, che per metà non ha visto alcuna pioggia ottobrina e per l’altra metà ha ricevuto solo precipitazioni minime in un mese generalmente deputato a rimpinguare le riserve idriche. La situazione addirittura si aggrava, scendendo in Centro Italia, dove il Sud della Toscana, l’Umbria, il Nord del Lazio (Tuscia e Reatino) così come la provincia di Frosinone ed il Sud delle Marche soffrono ancora per la carenza idrica, tanto che la competente Autorità di bacino distrettuale le definisce a "siccità severa". In Toscana tutti i fiumi sono in forte calo di portata; in Umbria è critica perfino la condizione delle sorgenti con anche il livello del lago Trasimeno abbondantemente sotto la soglia di criticità (-m. 1,20). Calano anche i livelli dei laghi di Bracciano e Nemi nel Lazio, così come la portata del fiume Aniene, mentre in Abruzzo è pressoché "a secco" il bacino di Penne. Situazione in controtendenza in Puglia dove si conservano nei bacini oltre 33 milioni di metri cubi in più rispetto all’anno scorso. In Calabria persiste uno scenario di severità idrica, classificato da moderato ad alto: fiumi e i laghi sono in grande sofferenza idrica soprattutto nella Sila, dove la pioggia latita ormai dalla scorsa estate.

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"Essendo in autunno, periodo generalmente piovoso, c’è da preoccuparsi per la ricarica della falda e per la prossima stagione irrigua, condizione prima per l’incremento dell’autosufficienza alimentare" sostiene Francesco Vincenzi, Presidente di ANBI. "È sempre più evidente la necessità di interventi infrastrutturali, che fungano da calmieratore, trattenendo le acque di pioggia, quando arrivano per utilizzarle nei momenti di bisogno. In gioco non c’è solo il futuro dell’agricoltura e del made in Italy agroalimentare, ma a soffrire sono ormai anche le risorse idropotabili".

La siccità emerso come problema strutturale dopo la primavera e l'estate di quest'anno, seguita infatti in questo autunno avaro di piogge e contrassegnato da temperature costantemente sopra la media. Su novembre per ora i segnali non sono positivi e rischiamo che il prossimo anno inizi con tre stagioni di pioggia mancanti e con una crisi idrica gravissima non solo per il bacino del Po.

La Coldiretti ha segnalato che "con caldo record e assenza di pioggia sono a rischio le semine di grano nei terreni induriti" con una "produzione di grano duro in Italia stimata in 3,8 milioni di tonnellate in calo del 5 per cento. L'inverno è una stagione che climatologicamente non presenta tante precipitazioni e per dare sollievo alle nostre riserve idriche restano solo pochi giorni. Ma ancora siamo sotto l'Anticiclone africano. E se pioverà si rischia che la differenza di temperatura tra il suolo surriscaldato e i fronti freddi invernali possano innescare fenomeni temporaleschi estremi, temporali che alla fine potrebbero non aiutare a risanare le riserve d'acqua del Paese, dilavando un terreno troppo inaridito. Senza una pioggia lenta e costante la situazione idrica del bacino del Po e a livello nazionale sarà insostenibile.

Il campionato del mondo di sci rinviato perché fa troppo caldo e non c'è neve

E guardando alle vette delle montagne salta all'occhio la situazione dei ghiacciai. Questo è l'effetto dei tre mesi estivi sul Ghiacciaio Fellaria che da poco più di 2000 metri arriva fino a 3500.

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Come mostrano le ultime misurazioni però la suggestiva esperienza di raggiungerlo a piedi rischia di restare un privilegio del passato. A questi ritmi è destinato a scomparire come dimostra il video realizzato dal Servizio Glaciologico Lombardo che documenta la perdita di 26 metri di spessore di ghiaccio in soli 4 anni.

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Per assurdo, i 7.55 m di spessore di ghiaccio perso sulla lingua orientale del ghiacciaio di Fellaria a 2650 m, un valore che in assoluto è qualcosa di mai registrato in tutte le nostre serie storiche su nessun ghiacciaio lombardo, non è neppure troppo sorprendente o anomalo rispetto a quanto registrato a quote più elevate dove persino oltre i 3500 m di quota abbiamo perso ghiaccio o neve degli anni precedenti.

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Un grido di dolore quello degli ambientalisti che ora viene rimarcato anche dagli ultimi rapporti climatologici che dalla prossima settimana finiranno sulle scrivanie degli scienziati di tutto il mondo riuniti in Egitto per la Cop27, la conferenza mondiale sul clima. L'allerta è alta poiché tra pandemia e guerra i problemi ambientali sono finiti in secondo piano e i progressi sul piano della riduzione dei gas serra si sono sostanzialmente fermati. 

Che qualcosa è cambiato se ne stanno accorgendo italiani ed europei che in questi giorni di ottobre sono alle prese con un clima decisamente fuori stagione. Secondo le ultime previsioni domani 28 ottobre flussi di calore fuori stagione raggiungeranno anche la Groenlandia e il centro Europa, portando eccezionali anomalie termiche. La Groenlandia centro-meridionale, in particolare, osserverà temperature di 18-22 °C al di sopra della media. La stessa calotta polare, nelle sue propaggini più meridionali, è destinata a rientrare in fusione con queste temperature. 

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Fino a lunedì 31 ottobre 2022 sono attese anomalie termiche rispetto alle medie di riferimento tra i 7 e i 12 °C. E le temperature della seconda metà del mese non faranno che intensificare ed estendere la siccità.

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