Mercoledì, 16 Giugno 2021
Andrea Falla

Opinioni

Andrea Falla

Giornalista Today

Le sigarette a 10 euro non fermeranno i veri fumatori

Foto di repertorio Ansa

Chi non conosce le sigarette. Con il loro fascino sinuoso, il profumo inebriante e quell'aria misteriosa che sanno donare a chi decide di farne uso. Dall'altra parte della medaglia ci sono i problemi legati al sistema respiratorio e cardiocircolatorio, i danni alla pelle e ai denti, per non parlare di quell'odore sgradevole e difficile mandar via. Una sensuale quanto letale macchina di soldi e di morte, su cui da decenni pende il dibattito sui danni e i decessi che ogni anno vengono provocati dal tabagismo. Cosa fare per disincentivare le persone a fumare? Una domanda a cui è difficile rispondere e che, nel corso degli anni, ha visto fallire diversi tentativi, dai leggeri aumenti di prezzo fino alle foto shock sui pacchetti. L'ultima proposta arriva dalla Fondazione Umberto Veronesi di Milano che attraverso una petizione vuole presentare in Parlamento la proposta di aumentare le accise sul tabacco facendo sì che un pacchetto di sigarette costi almeno 10 euro.

L'idea arriva proprio per limitare la strage che ogni anno si compie tra una bionda e l'altra, con le sigarette che, per fare una citazione cinematografica, diventano dei chiodi di bara: "Si stimano 8 milioni di decessi dovuti al tabagismo ogni anno, di cui quasi 900mila provocati dal fumo passivo - si legge in una nota della Fondazione - In Italia si attribuiscono al fumo di tabacco oltre 93mila morti l’anno, circa 43mila per tumore. Più di un quarto dei decessi riguarda persone ancora giovani, fra i 35 ed i 65 anni di età. Il prezzo umano è altissimo e quello economico è stimato oltre i 26 miliardi di euro, se si considerano costi diretti sulla spesa sanitaria e costi indiretti legati alla perdita di produttività per malattia o decessi". La Fondazione definisce questa soluzione "costo- efficace", con l'obiettivo di destinare maggiori risorse alla ricerca scientifica, a programmi di prevenzione, di diagnosi precoce e a programmi di disassuefazione.

L’obiettivo della petizione è duplice: contribuire a sostenere un dibattito aperto e razionale e promuovere una maggiore consapevolezza nell’opinione pubblica. L’aumento del prezzo incide sui consumi, specie in una fascia cruciale come i giovani, e aiuta a mobilizzare risorse utili a curare chi a causa del tabacco si ammala, chi vuole smettere, chi vuole fare ricerca indipendente. L’esperienza di altri Paesi sta dimostrando l’utilità di questo tipo di provvedimento e che i margini di azione sono ampi. ''In Italia - mette in luce la Fondazione - i prezzi del tabacco restano fra i più bassi in Europa occidentale''. Tre le raccomandazioni centrali nella petizione presentata al Parlamento: un aumento consistente dell'accisa, tale da portare il prezzo del pacchetto di sigarette ad almeno 10  euro, che secondo le stime attuali potrebbe portare ad aumentare entrate fiscali di 5,4 miliardi di euro e di vendere 800 milioni di pacchetti in meno; che l’aumento del prezzo riguardi non solo le sigarette, ma anche il tabacco sfuso e il tabacco riscaldato; che il ricavato dall’aumento sia destinato ad attività utili a prevenire e curare le malattie provocate dal fumo, per le quali attualmente mancano risorse ed investimenti adeguati.

Ma veramente in Italia le sigarette costano così poco? E davvero si fuma meno nei Paesi in cui costano di più? Nella forbice europea dei prezzi delle sigarette, l'Italia si trova in realtà quasi a metà, tra i luoghi in cui un pacchetto costa anche più di 10 euro, come in Gran Bretagna, in Norvegia, e quelli in cui arriva anche ad costare soltanto un euro, come in Moldavia o Bielorussia. In mezzo abbiamo la Francia con 8 euro a pacchetto circa o  la Germania con 7: tutte differenze di prezzo dettate proprio dalle differenti imposizioni fiscali (c’è un’accisa specifica e una ad valorem) e dalle politiche antifumo dei vari governi. Quali sono gli effetti?

In Scandinavia o nel Regno Unito, dove il prezzo del tabacco è più alto, si fuma di meno: ovviamente, l'aumento è quasi direttamente proporzionale all'effetto disincentivante. Infatti, soltanto in caso di incrementi superiori ai due euro il consumo viene davvero scoraggiato. Ma portare in Italia il costo delle sigarette a 10 euro vorrebbe dire quasi raddoppiarlo, visto che attualmente il prezzo si aggira tra i 5 e i 6 euro a pacchetto. Un aumento drastico che, nonostante parta da con ottimi presupposti e sia spinto da un fine positivo come la salute personale e comune, rischia di innescare dinamiche non sempre positive. Infatti, va ricordato che i fumatori sono notoriamente molto affezionati al loro vizio, anche abbastanza da non farsi troppi problemi in caso di aumenti di prezzo. Non è semplice entrare nella testa di un fumatore, ma dissuaderlo da questa cattiva abitudine è complicato: sembra assurdo dirlo, ma chi fuma conosce bene gli effetti che ha sul proprio corpo, eppure continua lo stesso, imperterrito e senza battere ciglio. Se una persona non si fa problemi quando in ballo c'è la propria salute, perché dovrebbe farsi scrupoli per qualche euro?

Ovviamente ogni fumatore ha il suo numero di sigarette, la sua condizione personale e la sua vita, motivo per cui non si può generalizzare, ma l'aumento di prezzo delle sigarette potrebbe senza dubbio avere degli effetti. Su chi? Ovviamente su chi ha meno soldi. Non soltanto le persone senza reddito ma anche i giovani, che spesso si avvicinano al fumo per imitare gli amici o sentirsi più ''grandi'', ma che di solito non hanno una grande disponibilità economica. Su alcune fasce di consumatori l'aumento a 10 euro potrebbe avere effetti benevoli, ma non su tutti. Un'eventuale incremento del genere (se diventasse realtà) andrebbe a scoraggiare soprattutto i giovani, ma provocherebbe senza dubbio anche un'ondata di proteste in tutto il Paese. Inoltre, come succede anche con le droghe, un aumento dei prezzi di delle sigarette ''legali'' potrebbe anche stimolare il mercato delle bionde di contrabbando, andando così ad ingrassare non le casse dello Stato, ma quelle della malavita. Ben vengano gli aumenti quindi, che magari toglieranno le sigarette dalle mani di chi fuma per moda, ma per risolvere questo enorme problema, ci vorrà anche qualcos'altro. Il vero fumatore, quello incallito, troverà sempre il modo di far quadrare i conti, magari rinunciando a qualche altro sfizio, pur di non dover depennare le bionde dalla sua lista della spesa.

Ovviamente sono soltanto supposizioni da avvocato del diavolo che può fare un fumatore qualunque, uno che però sa bene qual è la cruda verità: quando arriva la voglia di fumare, non saranno i 10 euro a placarla. Smettere di fumare è più complicato di un mero discorso economico, è un percorso personale e interiore, spesso doloroso, che porta un essere umano a scavare dentro sé stesso, fino a scovare l'origine di quella dipendenza e un motivazione giusta per poterla troncare. Ogni fumatore sa, che prima o poi, presto o tardi, dovrà affrontare questo percorso. Come aiutare le persone a smettere di fumare? Forse il punto di partenza sta proprio lì, nella motivazione. 

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