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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Il documento

Smart working: le regole per i dipendenti pubblici

Sì al lavoro da remoto, ma con dei paletti precisi. Le linee guida del ministro Brunetta sulle attività a distanza

Sì allo smart working per i dipendenti pubblici, ma a patto di rispettare regole precise. Dal 15 ottobre agli statali è stato chiesto di tornare dietro alle scrivanie in presenza, ma il lavoro da remoto continuerà ad essere possibile rispettando determinati paletti definiti dal ministro della Pa Renato Brunetta che oggi illuestrerà le linee guida ai sindacati.

L'obiettivo indicato è quello di "delineare la modalità di svolgimento della prestazione lavorativa cosiddetta agile avendo riguardo al diritto alla disconnessione, al diritto alla formazione specifica, al diritto alla protezione dei dati personali, al regime dei permessi e delle assenze ed alla compatibilità con ogni altro istituto del rapporto di lavoro e previsione contrattuale". 

Smart working: le linee guida nella PA

Nel documento viene premesso che l'amministrazione pubblica che vuole fare smart working deve garantire "l'invarianza dei servizi resi all'utenza" ma anche "un'adeguata rotazione del personale autorizzato alla prestazione di lavoro agile, assicurando comunque la prevalenza per ciascun lavoratore del lavoro in presenza". Insomma, il lavoro agile viene concesso solo se non comporta una riduzione dei servizi per l'utente. 

Al lavoratore in smart working l'amministrazione deve fornire "idonea dotazione tecnologica", si legge ancora nel capitolo sulle condizioni per l'accesso alla prestazione lavorativa in forma agile. "Per accedere alle applicazioni del proprio ente può essere utilizzata esclusivamente la connessione Internet fornita dal datore di lavoro", indica il testo. "Se il dipendente ha un cellulare di servizio, è possibile inoltrare le chiamate dall'interno telefonico del proprio ufficio sul cellulare di lavoro".

"L'amministrazione - prosegue il testo - deve prevedere apposite modalità per consentire la raggiungibilità delle proprie applicazioni da remoto. Se le applicazioni dell'ente sono raggiungibili da remoto, ovvero sono in cloud, il dipendente può accedere tranquillamente da casa ai propri principali strumenti di lavoro".

In nessun caso però, si legge nel capitolo su privacy e sicurezza, può essere utilizzata una utenza personale o domestica del dipendente per le ordinarie attività di servizio.

Nel documento viene fatta presente anche la necessità di individuare "una fascia di inoperabilità (disconnessione) nella quale il lavoratore non può erogare alcuna prestazione lavorativa. Tale fascia coincide con il periodo di 11 ore di riposo consecutivo" previsto d'altra parte dagli stessi contratti collettivi. 

Ma chi potrà lavorare da remoto? "L'adesione al lavoro agile", si legge ancora nella bozza, "ha natura consensuale e volontaria ed è consentito a tutti i lavoratori, siano essi con rapporto di lavoro a tempo pieno o parziale e indipendentemente dal fatto che siano stati assunti con contratto a tempo indeterminato o determinato".

E ancora: "L'amministrazione individua le attività che possono essere effettuate in lavoro agile, fermo restando che sono esclusi i lavori in turno e quelli che richiedono l'utilizzo costante di strumentazioni non remotizzabili". Le linee guida sono nero su bianco. Ora si attende l'ok dei sindacati. 

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