Giovedì, 13 Maggio 2021
Uno stop che si poteva evitare

Perché sospendere AstraZeneca è stato "un errore grossolano"

Secondo Massimo Galli, Direttore Malattie infettive dell’Ospedale Sacco di Milano, era meglio evitare lo stop: ''È più probabile che ci possano essere dei morti da covid, magari non vaccinati a tempo, piuttosto che dei morti legati a strani effetti successivi al vaccino''

La decisione di sospendere temporaneamente la somministrazione del vaccino anti-covid AstraZeneca dopo alcuni casi sospetti di trombosi ha reso necessaria una riunione straordinaria dell'Ema, l'Agenzia europea del farmaco, cha nella giornata di ieri ha dato un nuovo via libera al siero anglo-svedese.

Una battuta d'arresto alla campagna vaccinale che, seppur momentanea, si sarebbe potuta evitare secondo il Direttore Malattie infettive dell’Ospedale Sacco di Milano, Massimo Galli, che ha definito ''un grossolano errore'' la decisone di sospendere AstraZeneca.

''Chiudere tutto e poi si vedrà – ha spiegato a Sky Tg24 - sa un po' di medicina difensiva in cui quella che viene salvata è la responsabilità dei governi e degli operatori ma non viene salvata la tutela reale del cittadino perché in questo momento è molto più probabile che ci possano essere dei morti da covid, magari non vaccinati a tempo, piuttosto che dei morti legati a strani fenomeni trombotici legati al vaccino''.

Galli ha poi parlato del possibile collegamento tra i casi di trombosi e il vaccino anti-covid: ''Non c’è legame con i casi di trombosi. Se ne sarebbe dovuto piuttosto occupare in primo luogo e preventivamente l’Ema con una specifica inchiesta con i suoi contatti nei vari paesi. Piuttosto che arrivare ad una sospensione improvvisa che ha fatto certamente un danno di fiducia.  AstraZeneca è un vaccino sicuro, quanto lo era prima di tutto questo polverone. Quando si fanno iniziative sconsiderate come questa, recuperare la fiducia che perdi è abbastanza complicato. Non c’è nessuna evidenza che sia più pericoloso di J&J e Moderna. I dati britannici lo confermano''. Il vero problema sul tema dei vaccini, secondo Galli, è invece l'efficacia contro le diverse varianti: ''Questi vaccini sono stati tutti impostati con virus originario di Whuan, nel tempo quello che sta circolando ha cambiato pelle diverse volte''.

''La faccenda delle varianti è fastidiosa – ha ricordato Galli - perché è verosimile almeno per quella sudafricana e quella brasiliana ci sia una netta riduzione della capacità di risposta indotta dai vaccini attualmente a disposizione. Però se ci si vaccina, si ha una bassissima possibilità di ospedalizzazione e di progredire verso una polmonite pesante e altro. Da questo punto di vista il vaccino rimane un presidio salvavita e più lo si usa, più si mettono in sicurezza le persone a rischio. Più gente vacciniamo meno il virus circola, al di là delle scelte delle persone alla luce della sciagurata sospensione che non ci sarebbe voluta''.

Galli ha poi parlato della possibilità di infettare dei soggetti già vaccinati: ''Teoricamente anche se vaccinati si può essere infettati ma per poter infettare gli altri bisogna avere un’infezione produttiva con una buona carica virale, è quindi meno probabile. In realtà il vaccinato che si infetta è raramente un efficiente untore, fino a prova contraria la logica dice questo. 

''Mi aspetto – ha detto ancora - che sia efficace come lo sono gli altri contro le variante del Kent, anche se nello specifico è quello su cui abbiamo meno dati. Potrebbe avere qualche problema nella capacità di induzione di immunità non completamente efficiente, o non completamente protettiva, per le varianti brasiliana e sudafricana sul quale hanno avuto problemi anche quello della J&J e della Novavax''.

"La durata della copertura  - ha concluso - non è nota e non sappiamo se dovremo adeguare i vaccini che sono stati, tutti e quattro, impostati su ceppi virali che sono diversi da quelli che stanno circolando ora. Mi auguro che non si debba correre appresso al virus facendo vaccini diversi, ma non è assolutamente inverosimile che qualche aggiornamento non sia necessario fra un po’ di tempo. Per ora bisogna vaccinare con quello che c’è. Faccio un’unica eccezione: trovo un po’ bizzarro che si voglia vaccinare a tutti i costi quelli appena guariti dal covid, perché li si vaccinerebbe con un virus non dissimile da quello che hanno appena incontrato''.

AstraZeneca, i Paesi "scettici" dove resta sospeso

Mentre in Italia (e non solo) sono ripartite le vaccinazioni con AstraZeneca, alcuni Paesi sono rimasti scettici sul farmaco anti-covid, nonostante il parere dell'Ema. La Finlandia ha deciso di sospendere le somministrazioni del vaccino anti Covid-19 di AstraZeneca, per indagare due possibili casi di trombosi. Lo ha annunciato l'Istituto finlandese della Sanità (Thl). L'indagine, ha riferito l'istituto, durerà almeno una settimana. Secondo il Pharmaceutical Safety and Development Center Fimea, in Finlandia sono state segnalate due trombosi venose cerebrali, che si sono verificate 4-10 giorni dopo aver ricevuto il vaccino di AstraZeneca. Il Thl nel suo comunicato, afferma che entrambi gli individui affetti hanno fattori di rischio medico associati alla trombosi vascolare e gli studi sui pazienti sono ancora in corso.

Restano sospese le vaccinazioni con AstraZeneca anche in Danimarca. Soren Brostrom, a capo dell'Autorità sanitaria danese, in conferenza stampa ha affermato che le somministrazioni non riprenderanno almeno per un'altra settimana, perché ''serve più tempo'' per verificare se il vaccino sia connesso a gravi rischi di trombosi. ''Come parte del nostro monitoraggio - ha aggiunto - ovviamente analizzeremo anche gli altri due vaccini disponibili in Danimarca''.

Il Paese ha sospeso l'uso del vaccino AstraZeneca per 14 giorni l'11 marzo, in seguito alla morte di una donna di 60 anni a cui era stata somministrata la prima dose. Tanja Erichsen, dell'Agenzia danese del farmaco, ha affermato che sono stati segnalati casi di effetti collaterali sia negli uomini che nelle donne. In totale, sono più di 140 mila le persone in Danimarca che sono state vaccinate con AstraZeneca. Oltre a Finlandia e Danimarca, anche Norvegia e Svezia sembrano orientate a prolungare lo stop al siero anglo-svedese.

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