Venerdì, 25 Giugno 2021
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Spostamenti tra Regioni dopo il 15 febbraio: cosa farà il governo Draghi su decreto e Dpcm e cosa succede con Conte

Il blocco alla libertà di circolazione tra i territori decadrà tra cinque giorni se un esecutivo non interviene per prolungarlo. Ma chi deve intervenire? Quello del premier dimissionario o quello non ancora in carica? Quattro possibili scenari e il problema dell'ordinanza di venerdì

 "Siamo sulla lama di un rasoio che potrebbe farci precipitare nel peggio, bisogna assolutamente prorogare il blocco degli spostamenti tra Regioni": ieri è stato il virologo Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario Irccs Istituto ortopedico Galeazzi di Milano, ha lanciare l'ennesimo grido d'allarme sul 15 febbraio, data in cui decade il divieto di spostamento tra regioni a meno che non venga rinnovato con un decreto legge sul quale però è in atto una discussione su chi deve assumersi la responsabilità di una decisione. Perché la questione, prima che epidemiologica, sta diventando politica. Vediamo perché. 

Spostamenti tra Regioni dopo il 15 febbraio: cosa farà il governo Draghi su decreto e Dpcm e cosa succede con Conte

Ieri infatti durante le consultazioni del presidente del Consiglio incaricato "con riserva" Mario Draghi ha risposto a Giorgia Meloni che gli ha chiesto "che il suo governo ponga fine alla stagione dei Dpcm. Mi auguro voglia dire basta al metodo di limitare la libertà delle persone a colpi di Dpcm...". La replica di Draghi a Meloni, secondo la leader di Fratelli d'Italia, è stata questa: "Il presidente non ci ha detto come intende comportarsi sui Dpcm in scadenza, noi abbiamo posto il problema di quelli in scadenza e il presidente ci ha tenuto a dire che quello è ancora materia del governo in carica, com'è corretto che sia: non ci piace, ma un governo in carica c'è". La risposta è piuttosto sibillina perché è vero che il decreto legge e il Dpcm che oggi tengono chiusi i confini tra tutte le regioni italiane, e quindi anche tra quelle gialle, è stato varato dal governo Conte, ma è anche vero che il tempo stringe. 

Perché tra domani e dopodomani verrà completato il report dell'Istituto Superiore di Sanità in base al quale la Cabina di Regia Benessere Italia decide sulle regioni in zona gialla, arancione e rossa e quindi potrebbe essere necessario varare nuove ordinanze (anche se per la "retrocessione" nelle aree con minori limitazioni finora il ministro in carica Roberto Speranza si è limitato a lasciar scadere le ordinanze bisettimanali). Ma questo dovrebbe farlo il ministro di un governo dimissionario, a meno che tra l'11 e il 12 febbraio Draghi non salga al Quirinale per sciogliere la riserva, si accordi sulla lista dei ministri con il presidente della Repubblica e il nuovo esecutivo giuri al Colle: in quel caso, anche senza il voto di fiducia del Parlamento, il nuovo esecutivo sarebbe pienamente legittimato a varare i provvedimenti necessari sia per le regioni in zona gialla, arancione e rossa, sia per prolungare il divieto di spostamento tra regioni. 

Quando arriva il governo Draghi

Ma se per qualche motivo questa tabella di marcia avesse un intoppo, allora ad agire dovrebbe essere il governo Conte. L'attuale ministro della Salute (che è in corsa per vedersi confermato al suo posto) avrebbe già varato la proroga (che però non spetta a lui, ma all'intero governo) visto che ci sono di nuovo segnali di sovraccarico negli ospedali e la circolazione delle varianti in alcune regioni potrebbe deflagrare da un momento all'altro portando tutta l'Italia di nuovo in zona rossa. Ma il governo uscente, secondo il parere di Conte, non ritiene che sia giusto varare un provvedimento che limita la libertà di circolazione dei cittadini da dimissionario. 

Cosa succede con gli spostamenti tra regioni dal 16 febbraio: quattro scenari

Ecco quindi che sulla situazione comincia ad aleggiare una situazione di possibile stallo, che potrebbe provocare anche quanto venivano paventato ieri, ovvero che per qualche giorni si verifichi un "liberi tutti" a causa del vuoto di giurisdiszione. Oggi Repubblica delinea quattro diversi scenari possibili, ovvero: 

  • il divieto di spostamento tra regioni scade il 15 febbraio decade perché il decreto che è necessario a mantenerlo non viene emanato: in questo caso dal 16 si potrà tornare a circolare liberamente in tutta Italia;
  • il nuovo governo si insedia e anche se non ha ancora ottenuto la fiducia del parlamento firma un decreto che lo prolunga fino al 5 marzo: si tratta di una decisione che deve essere presa (e votata) dal consiglio dei ministri;
  • un provvedimento ponte fino al 5 marzo, data di scadenza del Dpcm: in questo caso, spiega il quotidiano, "potrebbero essere consentiti solo gli spostamenti tra zone gialle, come era previsto dai precedenti Dpcm prima che, in occasione delle festività natalizie, il governo non decidesse di inasprire le norme per evitare spostamenti di massa di pendolari che rientravano a casa e famiglie che si riunivano";
  • infine, l'ultimo scenario prevede l'intervento del governo uscente: Conte cambia idea e su richiesta di Draghi e con l'ok della maggioranza che regge il nuovo governo - come aveva fatto sapere di volere - vara una proroga magari anche di pochi giorni per consentire al nuovo esecutivo di intervenire con maggiore comodità. 

E qui si inquadra proprio la risposta data da Draghi a Meloni: se la questione è ancora materia del governo precedente, forse secondo Draghi è Conte che dovrebbe intervenire per varare il provvedimento. Ma, come sappiamo, Conte attualmente non ha intenzione di intervenire se non su richiesta di Draghi. E allora il rischio è che questo rimpallo di responsabilità alla fine porti davvero al "liberi tutti". Anche se un "liberi tutti", secondo il Giornale, viene ritenuto inaccettabile sia da voci autorevoli del ministero della Salute sia all'interno del Cts che sarebbe favorevole ad una interpretazione più ampia di «affari correnti» visto che attualmente esiste un'emergenza sanitaria nazionale da non trascurare neppure per un periodo brevissimo. Anche perché intanto lo slittamento del voto degli iscritti al MoVimento 5 Stelle sulla piattaforma Rousseau potrebbe rallentare la marcia di Draghi, che a questo punto salirebbe al Colle non prima di sabato per sciogliere la riserva.

Il Corriere della Sera conferma oggi che fovrà essere il nuovo governo a decidere se prorogare il decreto che vieta gli spostamenti tra regioni, secondo quanto deciso da Conte nell'ultimo consiglio dei ministri. 

Ma se le Regioni chiederanno di intervenire non è escluso che arrivi un provvedimento ponte di una settimana, che dovrebbe avere però il via libera del Quirinale. Se non si interverrà entro il 15 febbraio, dal giorno successivo - il 16 febbraio -ci si potrà spostare in tutte le regioni gialle senza alcuna limitazione. 

Nella riunione con le Regioni l’esponente di Leu e il ministro dem Francesco Boccia hanno chiesto un parere alle Regioni, che domani diranno al governo come la pensano. Se i governatori saranno favorevoli, il Cdm potrebbe riunirsi già venerdì o sabato per rinnovare il blocco per una settimana. 

EDIT 11 febbraio 2021: Il Messaggero oggi scrive che ieri mattina il ministro della Salute, Roberto Speranza, sempre molto attento nel mantenere alto il livello di sicurezza sanitaria, ha confermato: se dovesse servire, per evitare un vuoto normativo, potremmo approvare un decreto ponte, che prolunga il divieto degli spostamenti.

Se ne parlerà domani, tutto dipenderà dalla tempistica della formazione del governo Draghi. Può essere sufficiente anche una copertura di 5-7 giorni, che eviti un periodo finestra che riempirebbe treni e autostrade, ma al contempo rispetti l’autonomia delle scelte strategiche che, sul fronte del contrasto dell’epidemia, vorrà compiere il nuovo esecutivo. Oggi si riunirà la Conferenza delle Regioni, che oltre a discutere di un documento sulla riapertura delle scuole e delle linee guida per gli impianti sciistici, cercherà una posizione condivisa sugli spostamenti e valuterà «l’attuale sistema di regole per la gestione e il contenimento della pandemia da coronavirus, in vista dell’adozione del prossimo Dpcm da parte del nuovo Governo».

Spostamenti tra regioni: ci vuole un decreto o un Dpcm?

Sulla questione giuridica è intervenuto anche il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri, che a 'Mattino 5' ha illustrato la sua visione e ha annunciato proprio un "prossimo Dpcm anti-Covid" che verrà emanato "la prossima settimana. Non sappiamo ancora se sarà un compito affidato al nuovo Governo o a quello uscente, ma ciò che conta - sottolinea - è che gli italiani non verranno lasciati senza un provvedimento che garantisca la loro protezione". "È mia opinione - ha riassunto Sileri su Facebook - che nelle Regioni gialle si debba dare la possibilità ai ristoratori di riaprire la sera, e a cinema e teatri di riprendere l'attività in modo progressivo, pensando anche alle palestre. Per almeno un paio di settimane, però, manterrei ancora il blocco degli spostamenti tra le Regioni per monitorare meglio la diffusione del virus, facendo un passo indietro nelle zone dove viene individuata la circolazione di una variante che potrebbe diffondersi in modo incontrollato nel Paese. La variante brasiliana, ad esempio, oltre alla contagiosità sembra avere una maggiore aggressività e ciò potrebbe comportare un importante sovraccarico dei nostri ospedali".

Intanto ieri sulla base dei dati del monitoraggio della Cabina di Regia riunitasi a seguito della rettifica dei dati da parte della Regione Puglia, il ministro della Salute ha annunciato che firmerà un'ordinanza in serata che porta in area gialla la Puglia a partire dall’11 febbraio. Il ministero della Salute ha accolto la richiesta di correzioni inviate dall'assessorato alla Sanità. La Regione chiedeva principalmente di rivedere al ribasso i dati sui nuovi casi e aggiornare i numeri sui posti letto di terapia intensiva liberi, inserendo 100 posti letto in più. “Si è trattato di una discussione molto tecnica – ha detto l'assessore alla Salute Pierluigi Lopalco – esiste un tecnicismo nella comunicazione dei posti letto della Protezione civile che sono definiti disponibili ma non attivati. Abbiamo fatto capire al ministero che quei posti erano attivabili in qualsiasi momento. Quanto al trend, il ministero registrava un aumento dei casi del 2 per cento. Noi abbiamo invece fatto notare che quell'aumento settimanale non incideva sul trend mensile che invece è in discesa”. La cabina di regia ha accettato le richieste della Regione che ora passa dalla zona di rischio “Alto” di diffusione del contagio a quella di rischio “Moderato” portando così la Puglia in zona gialla.

EDIT ORE 12,29:  "Conosco sufficientemente il presidente incaricato Draghi per sapere che non lascerà vuoti". Ad affermarlo, a margine del viaggio di collaudo del prolungamento della linea 1 della metropolitana di Torino, il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, a proposito della scadenza dell'attuale Dpcm, il 15 febbraio. "Il Governo - aggiunge - sicuramente troverà il modo di individuare il meccanismo migliore per questo passaggio, perché non possiamo e non dobbiamo abbassare la guardia di un millimetro" .

"Il Governo dovra' fare un nuovo dpcm. Noi domattina abbiamo una Conferenza delle Regioni e Province autonome e discuteremo di questo. Mi pare che in questo momento una delle questioni principali sia il tema dello spostamento tra Regioni. Domattina ne discutiamo, poi daremo il nostro parere e pensiero a chi dovra' formare il governo". Così il presidente della Conferenza delle Regioni e della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini all'uscita dalle consultazioni con il presidente del Consiglio incaricato Mario Draghi.

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