Giovedì, 22 Aprile 2021

Spostamenti tra regioni dal 3 giugno: perché ci sono ancora dubbi sulla Lombardia

In Lombardia nonostante la ritirata del virus sia continua, evidente, importante, ci sono ancora potenzialmente 24 persone in grado di trasmettere il virus ogni 10mila abitanti. L'epidemiologo: "Numeri che non possono essere ignorati". Il ministro Boccia: "Se l'Italia sarà tutta a basso rischio il 3 giugno ci si rimette in cammino". Decisione tra 48 ore

Spostamenti liberi tra tutte le regioni dal 3 giugno? La decisione tra 48 ore

Liberi spostamenti tra tutte le regioni a partire dal 3 giugno, tra una settimana esatta? E' tutto ancora da decidere. Sotto la lente d'ingrandimento ci sono soprattutto Lombardia e Piemonte. Sembra in ogni caso di difficile attuazione il via libera agli spostamenti dal prossimo 3 giugno solo tra regioni con lo stesso livello di contagio: l'indice di contagio, infatti, è solo uno dei parametri che va analizzato. Ci sono anche altri dati da tenere a mente, e gli epidemiologi lo hanno ribadito più volte nelle scorse ore. Il numero di nuovi contagi settimanali e il numero di malati complessivi rispetto alla popolazione.

Facciamo qualche esempio concreto. In Lombardia nonostante la ritirata del virus sia continua, evidente, importante, ci sono ancora più di 24mila cittadini attualmente positivi. Ciò sta a significare che ci sono ancora potenzialmente 24 persone in grado di trasmettere il virus ogni 10mila abitanti (in Piemonte il dato è di 17 ogni 10mila abitanti), mentre la media italiana del 9,2. "Sono dati che non possono essere ignorati e consigliano prudenza - sottolinea al Corriere l’epidemiologo Vittorio Demicheli che fa parte della cabina di regia del ministero della Salute in rappresentanza delle Regioni - In percentuale sulla popolazione le persone potenzialmente contagiose hanno ancora numeri significativi". 

Non si può quindi a oggi escludere che si decida di ritardare l’apertura dei confini della Lombardia fino al massimo alla metà di giugno. Quella che arriverà probabilmente venerdì sarà una delle scelte più difficili del governo. Riaprire o no la Lombardia, la regione più colpita dall’epidemia?

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Dal governo trapela sempre cauta fiducia: "Prima del 3 giugno è prevista una valutazione dei dati del monitoraggio che farà il ministro Speranza: valuteremo tra giovedì e venerdì il sistema di monitoraggio, è un sistema condiviso da tutte le regioni. Se l'Italia sarà tutta a basso rischio il 3 giugno ci si rimette in cammino ma sempre grande cautela. Non possiamo vanificare i sacrifici fatti" ha detto il ministro per gli Affari Regionali, Francesco Boccia, a Di Martedì su La7.

Dalla Lombardia le spinta all'apertura sono forti. "Chiedo al Governo, ho sentito il ministro Boccia, due cose: la prima, semplice, è che se non si dovesse poter uscire dalla Lombardia dal 3 giugno, cosa che io non mi auguro, è che non ce lo dicano il giorno prima; la seconda è in base a quali parametri?" dice il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, al Tg3, a proposito del rischio che la Lombardia sia esclusa dalla libertà di circolazione tra regioni dal 3 giugno dopo le restrizioni per il Coronavirus. "Si rischia di farci piovere dall'alto una decisione che non si compende, i parametri saranno l'R con zero, il numero dei tamponi fatti, le terapie intensive, allora io non pretendo di avere ragione, ma sono sempre stato trasparente nei confronti dei cittadini, li coinvolgo, ed è sempre meglio. Che non ce lo facciano piovere dall'alto allora, ci spieghino perché sì e perché no" ha aggiunto Sala.

C'è chi chiede tamponi obbligatori per chi va o rientra dalle parti d'Italia dove si registrano ancora tanti casi positivi. Apertura immediata e senza restrizioni tra le regioni con lo stesso, basso, indice di contagi e tamponi obbligatori. E' il pensiero del sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, intervenuto a Tagadà su La7. Per l'ex pm il 3 giugno "prima o poi deve arrivare". "A me preoccupa un po' la rete di protezione sanitaria che non è ancora all'altezza di una sfida di questo tipo. Io prevederei tamponi obbligatori per chi va verso regioni ancora infettate in maniera significativa come la Lombardia e viceversa". Ragionevole l'idea di De Magistris, ma poco praticabile. In questi mesi il tampone non è stato fatto in molti casi nemmeno a persone con sintomi: difficile pensare che possa essere fatto il test molecolare a tappeto su chiunque voglia uscire o entrare in Lombardia, cuore pulsante dell'economia italiana.

Sulla possibilità che anche il Piemonte e la Lombardia, ancora con un numero alto di casi, possano riaprire agli spostamenti con altre Regioni "non ci sono allarmi particolari che arrivano dagli indicatori" secondo Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità (Css) e componente del Comitato tecnico scientifico della Protezione civile, in una intervista a 'Il Messaggero'. "Io mi auguro che Piemonte e Lombardia siano pronte", aggiunge. "Tanto è vero che la Lombardia tra prima e seconda valutazione, è dal scesa dal 'livello 3' al 'livello 2' - spiega Locatelli - Entreranno in gioco anche considerazioni differenti che verranno fatte dal Governo, presidente del Consiglio, ministeri degli Affari regionali e Salute con i presidenti delle Regioni. Penso che si possa arrivare ad avere un approccio allargato anche a Piemonte e Lombardia. E' un auspicio - conclude - le condizioni esistono, ma ovviamente aspettiamo i dati di questi giorni".

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