Spostamenti tra regioni, le due ipotesi e la grande paura: "E' troppo presto"

Sono due le ipotesi su cui lavora il governo: saranno presentate ai governatori regionali nelle prossime ore. Quarantena breve per chi va in alcune aree? Per Walter Ricciardi, consulente del ministero della Salute, "un'apertura in queste condizioni esporrebbe a rischi"

Persone sul lungomare di Ancona nel primo giorno della Fase 2, 4 maggio 2020. Foto Ansa

Spostamenti liberi tra le regioni, quando e come? Il provvedimento del governo entrato in vigore il 18 maggio scorso prevede che da mercoledì 3 giugno non ci sia più alcuna limitazione per spostarsi in tutto il Paese. Ma una decisione ufficiale non è stata ancora presa. Nelle prossime ore arriveranno i nuovi dati del monitoraggio settimanale sull'andamento epidemiologico elaborati dal ministero della Salute e dall'Istituto superiore di Sanità (Iss): i risultati saranno decisivi per formalizzare la decisione sulla ripresa della mobilità interregionale. A pesare, nella valutazione del governo, non sarà un solo elemento ma ventuno indicatori "sorvegliati speciali" che permetteranno di definire se in un territorio le condizioni sono positive o di allerta. E le decisioni saranno conseguenti.

Durante l'audizione di oggi in Commissione Bilancio della Camera, il presidente dell'Iss Silvio Brusaferro ha detto che "abbiamo superato la curva di picco dell'infezione, siamo nella parte di discesa e in una fase di controllo della situazione, ma questa fase richiede un'attenzione particolare nell'identificare ed isolare precocemente i casi sospetti". Questo significa, ha ribadito Brusaferro, "sistemi di monitoraggio e capacità di risposta sanitaria ad eventuali focolai". E "con la prossima settimana ci avviamo a una sfida sarà ancora più importante perché sarà liberalizzata la mobilita tra regioni e anche quella internazionale", ha aggiunto Brusaferro in vista della ripresa degli spostamenti tra regioni e Stati dell'Ue prevista per il 3 giugno.

Spostamenti tra regioni: le due ipotesi del governo (e la quarantena breve)

Sarebbero due le ipotesi per gli spostamenti tra le regioni su cui sta lavorando il governo, ipotesi che saranno presentate ai governatori regionali in una videoconferenza in programma nelle prossime ore: spostamenti liberi e generalizzati tra regioni dal 3 giugno oppure rinvio della riapertura di una settimana per tutti. Insomma, le regole dovrebbero essere le stesse per tutti e non, come si pensava in un primo momento, una riapertura a macchia di leopardo. Il rinvio di una settimana sarà probabilmente preso in considerazione se i dati dei prossimi giorni sul contagio non dovessero essere positivi.

E secondo alcune indiscrezioni riportate dal Corriere della Sera, dopo la bocciatura del passaporto sanitario, resta ancora sul tavolo l'opzione di una sorta di quarantena breve per chi va in alcune aree. Di cosa parliamo? Il governo cerca una mediazione tra le regioni del Sud e le due sotto osservazione del Nord, ovvero la Lombardia e il Piemonte. Alcune regioni del Sud in questi giorni hanno più volte "minacciato" di far entrare sul proprio territorio solo chi si presenterà con un test sierologico effettuato nei giorni precedenti. Possibilità respinta con fermezza dal ministro per gli Affari regionali e le Autonomie Francesco Boccia. Ecco perché starebbe prendendo corpo l'ipotesi-compromesso di una quarantena breve a cui sottoporsi per spostarsi da una regione all'altra: quattro o cinque giorni che possano escludere il contagio.

"Lombardia, Liguria e Piemonte non possono riaprire"

"Lombardia, Liguria e Piemonte non possono riaprire", perché l'incidenza dei nuovi casi rispetto ai residenti in queste regioni "è nettamente superiore": è stato questo l'altolà arrivato ieri dalla Fondazione Gimbe, istituto indipendente che si occupa di ricerca in ambito sanitario presieduto da Nino Cartabellotta. Sulla base delle analisi post lockdown condotte della Fondazione, Gimbe ha definito rischiosa l’ipotesi di riaprire la mobilità su tutto il territorio nazionale, "accettando" l’eventuale decisione delle regioni del Sud di attivare la quarantena per chi arriva da aree a maggior contagio. E ha usato parole durissime nei confronti della regione Lombardia, accusata di fare "magheggi sui numeri, per la smania quasi ossessiva nel riaprire". Il Pirellone ha risposto con una querela.

Spostamenti tra regioni dal 3 giugno, Ricciardi: "Perché è troppo presto per riaprire"

Insomma, il 3 giugno riapriranno o no i confini tra le regioni d'Italia? Secondo Walter Ricciardi, consulente del ministero della Salute, "è troppo presto per prendere una decisione. Un'apertura in queste condizioni esporrebbe a rischi. Bisognerebbe riaprire quando si è certi che i dati" dei contagi da Covid-19 "siano validi". In un'intervista a 'La Repubblica' l'esperto frena, spiegando che "la politica può prendere decisioni se è certa dei dati. La scelta è giusta se si basa su indicatori giusti, ma in questo caso potrebbero non essere solidi". E "se i numeri non sono certi, si finisce per fare scelte che possono non essere corrette". Con le prime riaperture della fase 2 dell'emergenza coronavirus, quelle del 4 maggio, "finora è andata bene soprattutto grazie al comportamento degli italiani, che stanno evidentemente rispettando le buone regole per evitare i contagi - osserva Ricciardi -. E' importante però non abbassare la guardia proprio per non vanificare i sacrifici fatti. Quanto alle riaperture del 18 maggio, dobbiamo aspettare ancora qualche giorno", anche perché "in alcune regioni del Nord si vede un po' di movimento".

Ma allora perché il monitoraggio basato sui 21 indicatori anche questa settimana dà un rischio basso in tutte le grandi regioni? "Il sistema di indicatori è stato elaborato a livello centrale, giustamente - risponde il consulente del ministro Roberto Speranza - ma è alimentato da attività di diagnostica e dalle segnalazioni delle Regioni, quindi dipende dalle capacità di gestione dei sistemi regionali. Se sono efficaci ed efficienti, allora i dati sono attendibili. Se non lo sono, per una serie varia di ragioni, quei numeri non sono attendibili. E ci sono motivi seri per pensare che in alcune regioni questi dati adesso non lo siano", mette in guardia Ricciardi che aggiunge: "Dalla modifica costituzionale del 2001, raramente è successo che il sistema di indicatori abbia funzionato in modo efficiente e tempestivo. In questo caso poi il flusso dei dati non è solo amministrativo, ma riguarda anche l'attività di laboratorio, le diagnosi. Quindi è ancora più complesso".

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In Italia l'osservata speciale è soprattutto la Lombardia, la regione più colpita da Covid-19: "Hanno 20mila positivi a domicilio - fa notare Ricciardi - senza contare gli asintomatici che non sanno di essere contagiati. Questi dati invitano alla massima prudenza. Poi il decisore è politico. La Corea ha chiuso con 70 casi e la Cina 40". Una cosa è certa: il governo è chiamato a una decisione difficile. Quale sarà il responso? Le prossime ore saranno decisive.

Spostamenti tra regioni dal 3 giugno, il "dettaglio" che spinge verso la riapertura totale

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