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Venerdì, 19 Aprile 2024

Lo spostamento della biblioteca nazionale di Napoli: 100 milioni di euro e tanti punti oscuri

Movimenti cittadini, lavoratori e personalità del mondo della cultura contro il progetto del ministro Franceschini e del sindaco Gaetano Manfredi di trasferire i libri antichi lontano dalla loro sede storica: "Sarebbe un disastro"

È la terza biblioteca d’Italia, la prima del Mezzogiorno, sicuramente una delle più importanti del mondo per l’entità dei documenti unici posseduti: 1.800.000 volumi a stampa, oltre 8.300 testate di periodici, 19mila manoscritti, 4.563 incunaboli e 1.792 papiri ercolanesi. Nel fondo della Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III di Napoli sono confluite, nel corso dei secoli e seguendo eventi storici di capitale importanza, raccolte provenienti da varie altre biblioteche, sia pubbliche che private, di istituti religiosi, di nobili decaduti e di casate regnanti. Attualmente, la Biblioteca Nazionale occupa i primi tre piani dell’ala nordest di Palazzo Reale. Attualmente perché tutto potrebbe cambiare: il palazzo Reale è destinato ad altro almeno nell'idea del ministro della Cultura Franceschini. Un progetto che ha un costo: 100 milioni di euro, solo per iniziare. Ma andiamo per gradi.

Lo spostamento della biblioteca nazionale di Napoli

Il peggio deve ancora venire. Lo hanno assicurato i movimenti e le associazioni che a Napoli si sono uniti contro il progetto del ministro della Cultura Dario Franceschini di trasferire la Biblioteca nazionale partenopea dalla storica sede di Palazzo Reale. L'idea del ministro dem, avallata dal sindaco Gaetano Manfredi, è quella di spostare gli antichi volumi in un nuovo spazio da realizzare all'interno del Real Albergo dei Poveri, un immenso edificio della metà del 1700 abbandonato da decenni. 

Contro al progetto si sono schierati i lavoratori della Biblioteca, parte della società civile e nomi importanti della cultura nazionale, non ultimi il regista Mario Martone e i discendenti di Benedetto Croce che quella biblioteca la volle fortemente. Le ragioni del 'no' sono diverse. In primis, l'aspetto storico che va dallo smantellamento di un luogo radicato nel tessuto sociale della città al timore per la conservazione di materiali tanto pregiati quanto fragili, come i rari papiri ercolanesi. Ma esiste anche un aspetto più generale, legato a quello che i movimenti descrivono come privatizzazione della cultura. 

Il progetto

Per Marina Minniti, portavoce dell'associazione Mi Riconosci, la strategia di Dario Franceschini per il Palazzo Reale di Napoli sarebbe partita nel 2019: "E' diventato un istituto autonomo, con maggiore capacità di trattenere gli introiti della bigliettazione e anche maggiore possibilità di affidare gli spazi ai privati per esposizione ed eventi. Di fatto, stiamo sottraendo un servizio bibliotecario gratuito, in una città senza biblioteche, per allargare lo spazio a pagamento".

"Non toccate la Biblioteca"

Luigi D'Amato è un ex bibliotecario in pensione che si è unito alla protesta: "Il 70 per cento del materiale presente nella Biblioteca è molto antico. Ci sono papiri ercolanesi unici al Mondo. Come si può pensare di trasferire un materiale così fragile. Sarebbe devastante". Sulla stessa lunghezza d'onda anche la segretaria della Cgil Funzione pubblica di Napoli Rosanna Ferreri: "I libri non sono scindibili dagli scaffali e dalle stanze del Palazzo. Siamo di fronte a un unicum impossibile da trasferire". Tra i critici c'è chi si chiede perché non utilizzare i soldi a disposizione per migliorare i servizi, oggi ridotti all'osso a causa della carenza di personale: "Sono rimasti solo sei bibliotecari" afferma D'Amato. "A oggi - aggiunge la Ferreri - sono rimasti circa 80 dipendenti e la metà andrà in pensione nei prossimi mesi. Per questo motivo, molte stanze e molti servizi sono preclusi".

La privatizzazione della Cultura

Per l'associazione Mi riconosci, a Napoli come nel resto d'Italia il piano è quello di privatizzare la cultura per massimizzare le entrate legate al turismo: "Anche Napoli - spiega Marina Minniti - si sta avviando verso il modello delle fondazioni. Quella a cui si ispira il sindaco Manfredi è quella di Venezia, dopo diversi musei minori sono stati chiusi e abbiamo assistito alla precarizzazione dei lavoratori del settore. Ciò che è peggio è che per esigenze turistiche ed economiche si continuano a ridurre le opportunità per i cittadini". 

A settembre è prevista una grande mobilitazione per contrastare questo progetto. L'autunno napoletano si preannuncia molto caldo. 

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